Salvare il clima o il voto in pagella?

Il dilemma dei ragazzi veronesi, che non sanno scegliere tra futuro a lungo termine e futuro immediato

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Salvare il clima è l’obbiettivo imprescindibile di Fridays For Future, il movimento giovanile nato nel 2018 grazie a Greta Thunberg.

La sua personale azione di protesta, ossia scioperare da scuola davanti al Parlamento svedese, si è propagata a macchia d’olio, coinvolgendo milioni di ragazzi in tutto il mondo.
Anche in Italia le adesioni sono state numerosissime, seppur con risultati diversi, soprattutto a livello di partecipazione. Com’è ovvio, la realtà retrostante, il substrato culturale di fondo, agiscono in questi casi come fattori scatenanti o deterrenti.

Prendiamo il caso di Verona

Verona ha un’amministrazione che ha dimostrato in più frangenti di non prendere abbastanza seriamente il problema dell’emergenza climatica. Prova ne è il recente convegno negazionista sul tema (novembre 2019), organizzato proprio da un consigliere comunale.
In un contesto simile, risulta difficile far attecchire il concetto che di pianeti ne abbiamo a disposizione uno soltanto. O che l’impegno per salvare il clima dovrebbe essere al primo posto dell’agenda politica.

Fridays For Future nella città scaligera

A Verona il movimento è nato circa un anno fa. E subito si prospettava uno sciopero a livello internazionale, previsto per il 15 marzo. Essendo solo tre gli attivisti iniziali (una ero io), tutto è stato puntato sui social, ma senza troppa convinzione.
Invece, quel 15 marzo 2019, il corteo per le strade di Verona annoverava circa 10.000 partecipanti.
Sembrava un fiume inarrestabile, impossibile da domare. Ma al successivo sciopero, il 24 maggio, per le strade c’erano a stento 800 persone.
Al successivo, del 27 settembre, un’impennata di 14.000 partecipanti. Per poi ridimensionarsi in circa 2.000 al quarto sciopero del 29 novembre.

Perché questo altalenarsi?

Il caso di Verona è emblematico di una serie di difficoltà che probabilmente si riscontrano anche in altre città italiane. Analizzando le varie occasioni di sciopero, vien da dire che per tutte c’era una ragione di maggiore o minore partecipazione.
Vediamo quali.

15 marzo 2019

Per la prima volta i ragazzi sentono parlare di emergenza climatica nella loro stessa lingua: è una ragazzina a farlo, una ragazzina che non corrisponde alle solite icone prefabbricate, perché Greta ha dei problemi (sindrome di Asperger) e soprattutto non si atteggia in alcun modo a star.
Solo alcuni si rendono davvero conto del perché, ma escono ugualmente da scuola. Non tutti, ma in tanti.
Gli organizzatori di Fridays For Future Verona cercano di coinvolgerli, di far capire che c’è altro, oltre gli scioperi, che deve essere fatto, ma solo pochi recepiscono.

24 maggio 2019

Nonostante lo sciopero venga organizzato meglio del precedente, da scuola escono solo manciate di studenti. Il perché, come in seguito è stato spiegato dai ragazzi, ma anche dai loro insegnanti, è lapidario: verso fine anno scolastico ci sono verifiche, interrogazioni di recupero, e pochi presidi erano disposti a giustificare l’assenza per la partecipazione alla manifestazione. Della serie: viene prima il voto in pagella che la lotta per salvare il clima.

27 settembre 2019

Da maggio a inizio settembre, Fridays For Future Verona intesse dialoghi con gli insegnanti, con gli studenti, con altre associazioni ambientaliste. I docenti, alcuni assai coinvolti e partecipi in questa battaglia, comunque dicono che per scioperare, scendere in piazza con i ragazzi, hanno bisogno dell’appoggio del loro sindacato (SISA).
Ma prima ancora della SISA ci mette una pezza l’allora ministro della pubblica istruzione Fioramonti, con una lettera ai presidi e al corpo insegnanti che invita allo sciopero e a giustificare le assenze.
Con queste premesse, la partecipazione raggiunge le 14.000 persone. Non sono tutti studenti, ci sono anche professori, ambientalisti, ma per Verona è una cifra record.

Come mai il 29 novembre scendono in piazza solo circa 2.000 studenti?

Probabilmente, a spegnere gli entusiasmi è il fatto che, nonostante tre scioperi, nulla è cambiato. Fridays For Future Verona ha proposto al Comune, ancora nella primavera del 2019, ben tre mozioni per salvare il clima.
Tutte cose fattibili:
1. dichiarare l’emergenza climatica;
2. adottare lampadine led per tutti gli edifici della Pubblica amministrazione (scuole comprese);
3. ridurre i costi di biglietti e abbonamenti ai pubblici trasporti per disincentivare l’utilizzo di auto e altri mezzi di trasporto privati.

Ma solo questo è stato un deterrente alla partecipazione?

Noi di Fridays For Future Verona temiamo che il problema si annidi altrove: innanzitutto nell’inevitabile calo di entusiasmo, tipico e ricorrente anche in altri movimenti ambientalisti giovanili. In secondo luogo, nella mancanza di una vera consapevolezza del problema da parte delle nuove generazioni. Salvare il clima resta una delle tante cose che si dovrebbero fare, non una priorità.

Ma è bene sottolineare altri due fattori:

• nuovamente, a novembre, in alcune scuole la pressione esercitata dai presidi e insegnanti è stata forte, con minacce di ripercussioni sul voto in condotta, o anche di interrogazioni a tradimento, per chi avesse partecipato allo sciopero;
• nelle scuole dove la visione globale era lungimirante, e quindi la partecipazione allo sciopero ammessa e giustificata, gran parte dei ragazzi ne hanno approfittato per saltare le lezioni.

L’emergenza climatica è una bomba scoppiata prima che ce ne accorgessimo

Chiedersi il perché dei black-out nei ragionamenti delle giovani (ma anche vecchie) generazioni ha poco senso. Forse, come già detto, il solo problema sta a monte, ossia in una mancanza di consapevolezza. Per una tendenza prettamente umana, si tendono a sottovalutare minacce, disastri incombenti, specie se tutto intorno dice che non è davvero così grave la situazione. E questo anche se la scienza avverte del contrario. Anzi, dice addirittura che il punto di non ritorno è già stato superato.

Quali prospettive per il futuro?

Difficile dire se riusciremo o meno a contrastare le conseguenze del cambiamento climatico. Però un paio di cose importanti in questa direzione le possiamo fare tutti.
La prima riguarda i comportamenti privati. In ordine di importanza: passare a energie alternative, come i pannelli fotovoltaici, adottare una dieta eco-sostenibile (eliminando carne di manzo, latte e latticini), scegliere mezzi di trasporto diversi dall’auto, l’aero e il motorino, ridurre l’utilizzo di plastica.
Queste, e tante altre accortezze, possono di fatto contribuire parecchio.

Ma l’azione privata, da sola, non basta

C’è bisogno che la classe politica (veronese, italiana, mondiale) si renda conto, sempre di più, che la battaglia iniziata da Greta Thunberg non è una moda, un fenomeno passeggero. Così come, in negativo, una maggioranza disinformata può eleggere rappresentanti inefficienti rispetto all’emergenza climatica, in positivo lo scendere per le strade a protestare, specie se sono i giovani a farlo, ha un peso enorme, addirittura determinante.
I giovani sono gli elettori del futuro. E la politica non può non tenerne conto.

L’appello ai giovani di Fridays For Future Verona

C’è molto ancora da fare, e non dobbiamo arrenderci di fronte a un’amministrazione comunale sorda alle nostre richieste. In pochi, stiamo sostenendo e portando avanti con convinzione molte iniziative. Ci piacerebbe che i ragazzi veronesi ci contattassero, per unirsi a noi in una battaglia che riguarda tutti, soprattutto i giovani, visto che a rischio è il loro futuro.

Claudia Maschio

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