Parole vietate dalla pagina facebook di Salvini, ancora ci stupiamo?

Quando i 49 milioni spariscono dalle tasche pubbliche.. e da Facebook.

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Voi che ancora pensate di poter criticare il vicepremier avete i giorni contati. Aumenta sempre di più il numero di cittadini o giornalisti che negli anni hanno denunciato di essere stati bloccati solo per avere espresso un’opinione differente o una critica.

Invece per voi che lo considerate il “capitano” potete dormire sonni tranquilli: arriverà il giorno in cui sarete liberi di osannarlo senza alcun disturbo sui social network. Infatti la strategia per limitare l’influenza dei commenti negativi e di opposizione sulle pagine social del capo del Carroccio non si ferma qui. Durante una diretta riguardante la Sea Watch, gli utenti hanno scoperto delle parole vietate dalla pagina di Salvini.

I pregi di Salvini sono infiniti, ma anche lui ha un piccolissimo difetto: la paranoia. Sarà per questo che sul suo profilo Facebook -che vanta 4 milioni di fan, sostanziose spese di promozione dei post, contest imperdibili, eccetera – ha proibito una serie di termini considerati sensibili per il social guru Morisi e il leader della Lega. Tra le parole proibite da Salvini non poteva mancare i “49 milioni di euro“, ossia l’ammontare di denaro pubblico indebitamente incassato (inizialmente dal 2008 al 2014) sotto forma di rimborsi elettorali dal partito, che potrà restituire in comode rate duranti i prossimi 80 anni.




Non solo i 49 milioni

A seguito dell’amara scoperta di un utente, il qualche ha provato a commentare una diretta salviniana usando “49 milioni” -(risultato? Your comment contains a blacklisted word”), la notizia è diventata a tal punto virale da scoprire che si tratta di una blacklist adottata solo per le dirette di Salvini, che usa frequentemente per commentare i fatti del giorno. Ma lista di parole proibite non finiscono qui: è vietato anche l’uso di “Siri“o “Armando Siri“, il sottosegretario leghista invischiato in accuse di corruzione. C’è addirittura “Legnano“, la città in Lombardia il cui sindaco della Lega si trova agli arresti domiciliari per una questioni di corruzione e turbativa d’asta. E a seguire Berlusconi,” “Trota,” “fatti processare,” “Belsito” – ex tesoriere della Lega Nord – o “CasaPound.”

Ora, normalmente i filtri in dotazione alle pagine Facebook si utilizzano per limitare l’attività di bot e spam oppure per mantenere un linguaggio minimamente civile e rispettoso tra gli utenti. Nel caso di specie, tuttavia, la logica che sta dietro allo staff di comunicazione del vicepremier non è quella di limitare gli insulti razzisti e sessisti dei sostenitori. Perché limitarsi a censurare il linguaggio inappropriato, quando si possono mettere a tacere i rosiconi e i professoroni che tirano in mezzo vecchie storie solo per metterlo in imbarazzo?

La soluzione alle parole vietate nella pagina Facebook di Salvini è già stata trovata: basta essere creativi per arrivare alla somma che non deve essere nominata, anzi che non può esserlo. Equazioni, moltiplicazioni, addizioni, scrivere il numero a parole. Consigliato anche ai propri figli come ripasso durante le vacanze estive.

In Italia, ricordo, l’articolo 21 della Costituzione prevede uno dei pilastri fondamentali di una democrazia sana: la libertà di manifestazione del pensiero, infatti, è il diritto di poter esprimere liberamente le proprie opinioni e, in tal modo, esercitare non solo la sovranità popolare, ma anche il controllo sull’operato dei funzionari pubblici, compreso i ministri e il presidente del Consiglio.

Nessuno deve essere escluso.

Serena Fenni

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