Salvini e le divise: l’empatia fallita che non attecchisce

Non siamo pompieri, non siamo vigili, non siamo poliziotti: siamo cittadini, tutti, e questo Salvini non l'ha capito

Fonte: https://www.vvox.it/
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Tutti avremo notato – simpatizzanti e non – le originali e quanto mai inappropriate, scelte di Salvini nel vestiario. No, non parliamo del vestiario di tutti i giorni ma di quello che il Ministro dell’Interno sceglie, in piena autocoscienza, quando si presenta in pubblico, quando gli è destinato qualche comizio pubblico e quando finisce su qualche giornale.

Prima vestito da pompiere, poi da poliziotto e infine da carabiniere; non si fa mancare neanche la spilla delle guardie forestali. Salvini, in realtà, non è nulla di tutto ciò. L’abusivismo nell’uso delle divise rientra, tuttavia, in un modus operandi che è manifesto. Indossare la divisa non solo comporta un richiamo simbolico alla giustizia in sé poiché – oltre a essere forte il legame tra società e città nel sigillo della divisa – essa rappresenta una qualche vistosa forma di propaganda.

Vestirsi da pompiere fa credere che il Ministro sia vicino ai pompieri; vestirsi da Poliziotto fa credere che sia vicino alla Polizia di stato. Diremmo, in gergo: “Uno di noi!”. Ed è a questo che punta il Ministro: far credere che egli sia uno del popolo, uno di noi, un comune cittadino che ogni giorno, vestendo la divisa, affronta la vita di caserma e la vita fuori dalla caserma, con tutto quello che comporta.

Tuttavia, Salvini calibra male le sue mosse. La sfida che lancia a tutti noi è una sfida al nostro stesso raziocinio. Invece che connotare una forza empatica, ha la meglio una sensazione di forte disagio e disapprovazione. Il nervosismo è stato denunciato anche dagli stessi vigili del fuoco che, citando l’articolo  498, sull’Usurpazione di titoli o di onori, denunciano:

Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 497-ter, abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929.

Difatti, quello che forse sfugge a Salvini, è che dovrebbe rappresentare, in quanto Ministro dell’Interno, non le sole forze dell’ordine, ma il popolo tutto. Il concetto di popolo, forse, è proprio ciò che viene a mancare. Non siamo pompieri, non siamo poliziotti, non siamo calciatori; non siamo insegnanti, non siamo studenti e non siamo bidelli; non siamo calciatori, attori o impiegati. Noi tutti siamo il popolo, e ognuno è lo specchio dell’altro. Quello che siamo è essere cittadini, concittadini, indipendentemente dalla nostra classe sociale, dal nostro salario o dal nostro nucleo familiare.

Non siamo divise, non siamo ciò che indossiamo; non siamo neppure il lavoro che facciamo, ma spesso ce ne dimentichiamo. Difatti, alle critiche mosse da Saviano riguardo all’uso delle divise, Salvini ha risposto in un tweet,  prontamente, di essere orgoglioso nell’indossare  le divise, in segno di apprezzamento al lavoro delle forze dell’ordine. E questo, ancora una volta, è un calibrare le proprie parole in virtù di una propaganda politica che punta a porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona, ma con nessuna, se non scarsa, partecipazione emotiva.

Il tentativo di accumulare i voti passa anche per queste vie, passa anche da Salvini e le divise. Intanto, tutti noi, possiamo reagire e prendere posizioni diverse, interrogandoci sul senso più profondo delle azioni che i nostri politici destinano alle attenzioni mediatiche, come chi decise di fare le corna durante una foto di gruppo.

Flavia Innocenzi

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