Salvini, la Madonna e il rosario acchiappa-voti: il sovranismo si fa fetish

Dal comizio di Milano Salvini brandisce il rosario e invoca Maria

Il capo-popolo leghista ha affidato ai santi patroni d’Europa e al cuore immacolato di Maria la vittoria delle destre. Strumentalizzazione politica che fotografa brutalmente il livello culturale, e morale, in cui siamo sprofondati

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Quello tra Salvini e la Chiesa è un rapporto continuamente cercato, dal primo, ma al momento perennemente disatteso, da chi si “occupa” della seconda. Nonostante i ripetuti tentativi del vicepremier di ottenere un incontro con Papa Francesco, Bergoglio continua a rimbalzarlo.

I migranti non si toccano

Su Salvini passino le inchieste, passino le accuse di connivenza con un sistema marcio, passino le attitudini personali – ricordiamo che la Chiesa ha sempre appoggiato Berlusconi, nonostante tutto. Ma sui migranti no, non si può passare. I toni sono esasperati ed esasperanti, le politiche messe in atto profondamente discriminatorie e manipolatorie a fini elettorali. Provocano conseguenze enormi, devastanti. Disagio morale e materiale. Su più fronti.

Salvini chiama, il Papa lo rimbalza

Pare che alcuni giorni fa sia andata in scena l’ennesima richiesta esplicita di un incontro da parte del ministro dell’Interno. In occasione di un pranzo con il suo sottosegretario e fido braccio destro Giancarlo Giorgetti, considerato dalla Santa Sede un interlocutore affidabile, i cardinali Becciu e Bassetti assieme ad altri vescovi italiani avrebbero fatto da tramite al Santo Padre per portargli il nuovo messaggio di Matteo: «Io vorrei un confronto». Ma Francesco è irremovibile: «Finché non cambia linguaggio e politiche, io non posso e non voglio stringergli la mano».

Salvini e la Madonna acchiappa-voti

E allora Matteuccio nostro che fa? Dopo l’onnipresenza mediatica – è sempre ovunque ma mai dove dovrebbe stare, e cioè al ministero – adesso pensa a raccattare voti solleticando la pancia “buonista” del Paese, proprio lui che i buonisti non li sopporta. Andando a stuzzicare proprio quella fetta di persone che incarna perfettamente l’italianità medio-bassa, religiosa per comodità o per dovere, che prega i santi e le madonne per lenire il proprio dolore o chiedere un aiutino, ma poi «se quelli affogano avevano solo da restarsene a casa loro».

Le parole di Salvini

Durante il comizio di ieri a Milano il capo-popolo leghista ha affidato ai santi patroni d’Europa e al cuore immacolato di Maria la vittoria della destra populista e nazionalista in Italia e alle prossime elezioni europee. Salvini brandisce un rosario, lo bacia, con intenso pathos da quattro soldi alza leggermente gli occhi al cielo e invoca la Madonna. Dichiarando: «Ci affidiamo ai sei patroni di questa Europa, a San Benedetto da Norcia, a Santa Brigida di Svezia, a Santa Caterina da Siena, ai Santi Cirillo e Metodio, a Santa Teresa Benedetta della Croce. Affidiamo loro il destino, il futuro, la pace e la prosperità dei nostri popoli. Io personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita, al cuore immacolato di Maria, che son sicuro ci porterà alla vittoria».



Le reazioni del mondo cattolico

Sciatte strategie da bar, offensive persino nei confronti dei credenti e di chi la Chiesa la vive nel proprio quotidiano. Strumentalizzazione politica che fotografa brutalmente il livello culturale, e morale, in cui siamo sprofondati. Il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin da piazza San Giovanni a Roma, dove intanto si stava svolgendo la Festa dei Popoli, ha subito palesato il suo sconcerto: «Credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso».  Famiglia Cristiana nel suo editoriale ha bollato il gesto di Salvini come «sovranismo feticista». Civiltà Cattolica, per mano del suo direttore Antonio Spadaro, commenta: «Non nominare il nome di Dio invano. Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio».

La replica di Salvini

Come da copione Salvini l’aizza-social non poteva non replicare. E risponde così ai suoi “adepti” su Facebook, la cui crescita esponenziale sembrerebbe avere del miracoloso, se non attenesse invece agli umanissimi giochi dell’economia di potere:

«Io sono orgoglioso delle nostre radici, della nostra storia e di testimoniare quella che è una società accogliente e generosa. Ma un conto è essere generosi e una cosa è suicidarsi. Noi stiamo garantendo più sicurezza agli italiani e salvando vite. L’Europa che nega le proprie radici non ha futuro. Il confronto con le altre culture è possibile solo riscoprendo la nostra storia e riscoprendo i nostri valori, come peraltro detto negli ultimi decenni da tutti i Santi Padri. Sono orgoglioso di testimoniare, con azioni concrete e con gesti simbolici, la mia volontà di un’Italia più sicura e accogliente, ma nel rispetto di limiti e regole. Sono l’ultimo dei buoni cristiani: sono divorziato, sono peccatore, dico le parolacce, vado a messa tre volte l’anno. Ma difendo la nostra storia, l’esistenza delle scuole cattoliche. Non so se sono un buon cattolico ma sono un uomo felice e chiedo rispetto. Se credo in Dio e chiedo la protezione di Maria, dà fastidio a qualcuno?».

Rispondiamo volentieri al ministro con le parole usate dal parroco di Lampedusa don Carmelo La Magra:

«Caro Matteo, ormai siamo abituati a sentirti utilizzare tutto, ma non tutto è utilizzabile. Magari da domani ci sarà una schiera di devoti (anche qualche prete) che ti acclamerà come inviato della Madonna. Io ti invito ad aprirlo quel Vangelo: a leggere di Maria di Nazareth, della sua umiltà, del suo servizio, del suo silenzio».

Miriam Carraretto

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