Salvini rema contro la Von der Leyen e non vuole un commissario europeo importante

La neopresidente Von der Leyen incontra Conte a Roma per discutere il ruolo dell'Italia nella Commissione Europea

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Nella giornata di ieri è arrivata a Roma Ursula Von Der Leyen, neoeletta come presidente della Commissione Europea. La tedesca sta viaggiando tra i vari paesi membri per individuare i nuovi componenti dell’organo esecutivo più importante dell’Unione, il premier Conte l’ha incontrata a Palazzo Chigi.

Come funziona la Commissione Europea?

La Commissione Europea è l’organo fondamentale dell’UE perché è l’unico in grado di presentare al Parlamento o al Consiglio nuove leggi. Si occupa della gestione dei finanziamenti, controlla l’uso dei fondi nei vari Stati e prepara i bilanci annuali. Si compone di 21 commissari, ognuno con un ambito di competenza, il presidente e 6 vicepresidenti, tra cui l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Nella Commissione ad ogni paese è assegnato un membro e fino ad oggi l’Italia ha avuto Federica Mogherini nel ruolo di Alto rappresentante.

Data la vittoria della Lega alle scorse elezioni europee, Salvini si deve occupare di proporre alla nuova presidente un candidato che lo rappresenti. Sarà una trattativa importante, non solo per quanto riguarda il nome ma soprattutto per il peso politico che il nuovo commissario italiano potrebbe avere o meno.

Salvini avrebbe telefonato a Conte poche ore prima dell’arrivo di Von der Leyen, riferendogli una rosa di nomi. Sembrerebbe che il Ministro abbia proposto leghisti fedeli, mentre la neopresidente si aspettava di ricevere un unico candidato con competenza tecnica ed esperienza negli organi UE.

Alla base del contrasto c’è l‘idea sovranista secondo cui il commissario è chiamato a fare gli interessi del suo paese e non di tutti i cittadini europei. Questo ovviamente complica le trattative e il ritardo nella decisione rischia di far perdere all’Italia la possibilità di avere un ruolo di rilievo.

Conte, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi con Von der Leyen, ha ribadito però il bisogno di un rappresentante italiano importante per introdurre nuove norme su immigrazione e finanziamenti. La presidente ha subito chiarito di essere a favore di una riforma del Trattato di Dublino per un nuovo sistema di gestione dei flussi migratori, schierandosi al fianco del governo. Tuttavia nessuno dei due si è esposto sui nomi proposti dal leader leghista e questo ha fatto pensare che l’accordo sia ancora lontano.




 

D’altra parte la Lega fa una campagna elettorale antieuropeista da quando si chiamava ancora “Lega Nord” attaccando proprio i componenti della Commissione. L’immagine dell’Italia maltrattata dagli “euroburocrati” non ha mai abbandonato i comizi di Salvini.

La propaganda politica leghista si è  fornita di una serie di capri espiatori che la giustificano dei mancati successi davanti ai suoi elettori. Tra di questi non ci sono solo negri  zingaracci , usati come strumento di distrazione di massa, ma anche il M5s e l’UE. La guerriglia con l’alleato di governo e l’atteggiamento di sfiducia verso i rappresentanti europei servono a creare l’immagine di una forza ostacolata perché temuta. L’idea che Salvini vuole trasmettere ai suoi elettori è quella di essere una minoranza, nonostante i successi politici, per dipingere la Lega come una forza anti-sistema. Se il nome dei sovranisti venisse bocciato dalla Von Der Leyen l’Italia sarebbe ancora una volta la vittima dell’élite politica europea.

Avere un commissario di rilievo, magari con responsabilità economiche, significherebbe non poter più incolpare la Commissione Europea di essere causa dei mali finanziari italiani. Nel caso in cui un ruolo chiave finisse nelle mani di un leghista, questo dovrebbe accettare delle conseguenti responsabilità di fronte ai suoi elettori. Il partito diventerebbe complice delle regole severe che ha fino ad oggi criticato, o comunque responsabile di una nuova legislazione che potrebbe rivelarsi fallimentare.

Il leader leghista ha quindi scelto la strategia della marginalizzazione in Europa. Questo piano giustificherebbe anche la sua assenza ai vertici sul tema dell’immigrazione e la riconferma giornaliera di un governo ormai in crisi perenne. Tutto ciò permette a Salvini di dipingersi  quasi impotente di fronte ai suoi elettori. In questo modo può indirizzare eventuali dissensi, nei confronti del mancato raggiungimento di alcune promesse elettorali (autonomia,pensioni,accise sul carburante), sul M5s e sull’UE. Sarebbe difficile in realtà sostenere che ci sia qualcuno politicamente in grado di frenare le azioni leghiste considerando la popolarità del partito. Matteo Salvini ha trovato però il modo per detenere il potere senza averne responsabilità. 

 

Marika Moreschi

 

 

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