San Domino: quella che per i fascisti fu “l’isola dei femminielli”

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San Domino, nelle Isole Tremiti, fu luogo di confino, durante il periodo fascista, per decine di omosessuali con la sola colpa di essere dichiaratamente tali.

 I luoghi nascondono, spesso, storie diverse da quelle che racconta il loro presente. San Domino, una volta conosciuta come “l’isola dei femminielli”, porta in sé una di queste storie. È una storia drammatica quanto assurda. Ed è una storia che abbiamo il dovere di ricordare.

L’isola fa parte dell’arcipelago delle Tremiti, situato nel Mar Adriatico e facente parte della Regione Puglia. È oggi nota per essere una ridente località turistica ma, se guardiamo al passato, dietro a questo piccolo paradiso, si nasconde una delle pagine più tristi della storia italiana contemporanea.

L’omosessualità sotto il regime fascista

Siamo negli anni ’30, quelli che vedono il fiorire del Fascismo e precedono lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. In Italia, nessuna legge prevede che l’omosessualità sia un reato e che venga punita come tale. Ma la morale cattolica incombe, da sempre, sulle dinamiche sociali del bel paese. In più, all’ascesa di Mussolini, che già da sola basterebbe a far danni, si aggiunge l’alleanza con la Germania che non porterà nulla di buono, soprattutto per le minoranze. Adolf Hitler ha già in mente il suo piano folle e criminale, ispirato dall’idea di purezza della razza. E Mussolini per andarci d’accordo decide che è il caso di assecondarne la megalomania. L’omosessualità non è fra le caratteristiche gradite ai due compari e non è consona all’idea di purezza da loro inseguita.

Bisogna inventarsi qualcosa per mandare, chi manifesta apertamente la propria identità e il proprio orientamento sessuale, lontano dagli occhi della gente considerata rispettabile e degna di far parte di una razza pura.




San Domino diventa prigione

Trecento persone sono, così, condannate e mandate al confino con l’accusa, totalmente infondata, di pederastia.

Decine di essi vengono spediti sull’Isola di San Domino, dove li attendono dei casermoni in cemento, senza neanche l’allacciamento alla rete fognaria. Lì vivranno in condizioni disumane, lontano dalla cosiddetta “società civile”.

Eppure, per quanto possa sembrare crudele fino a questo punto, il lato più amaro della storia si rivela alla fine. Nel Giugno del ’40, a Guerra appena scoppiata, il Duce e chi gli sta intorno si rendono conto che quell’isola, così ben nascosta, può servire ad altro. Il regime decide che gli omosessuali sono, probabilmente, un problema minore rispetto a tutti quelli che, durante un conflitto fra potenze mondiali, possono ancora sorgere. Ci può essere ben altro da nascondere. Ecco, allora, che le persone costrette a vivere come bestie, fino a quel momento, sono rimandate a casa. Vivranno controllati, in una sorta di arresto domiciliare, ma comunque a casa.

Il paradosso di voler restare a San Domino

Qui scatta il paradosso. Qualcuno testimonierà, in seguito, i sentimenti di sconforto, tristezza e disperazione e le scene di pianto scatenatesi al momento di salire sulla barca per tornare a casa. Quei sentimenti sono dettati dal fatto che a San Domino, seppur prigionieri e in condizioni non degne, i detenuti hanno vissuto da persone libere di essere se stesse. Tornare alla vita normale significa, invece, tornare a nascondersi e a fingere di essere altro. Vuol dire intrappolare, di nuovo, la propria anima nella prigione del silenzio e dell’ipocrisia.

Questa storia, come molte altre, è stata cancellata e dimenticata, quasi totalmente, dalla memoria collettiva. L’hanno rimossa con la stessa facilità con la quale, dove si consumò quella vergogna, è poi sorto un Hotel. L’ha riportata alla luce, di recente, Stefano Massini, scrittore e autore teatrale, prestato alla televisione, che si occupa spesso di storie dimenticate.

Salvaguardare la memoria è un dovere morale   

Proprio in televisione, Massini l’ha raccontata, facendo un accorato appello alla condivisione e al ricordo:

Mi ha colpito moltissimo che nell’isola davanti a San Domino, San Nicola, erano reclusi molti prigionieri politici, fra cui Sandro Pertini. E quelle zone, quelle case, quei casermoni, dove sono stati detenuti i prigionieri politici, fra cui Pertini, sono oggi oggetto di memoria storica. Attenzione, i casermoni, invece, di San Domino, dove tutti quegli omosessuali sono stati messi, non sono minimamente oggetto di memoria storica, anzi, ci hanno tranquillamente potuto costruire sopra un Hotel. Perché nessuno ricorda questa pagina. Ed è un simbolo della schifosa, indegna rimozione che c’è su questi temi. Chi mi sta seguendo, per favore, diffonda questa storia che vi sto raccontando, perché darà il suo contributo affinché si sappia questa pagina terribile che c’è stata nella storia italiana.

 

San Domino, isola della rimozione

 

(…) Si può discutere su tutto, su qualunque cosa, ma su una cosa non si può discutere ed è il fatto che tutta la violenza, da secoli, perpetrata nei confronti della comunità omosessuale sia una violenza che si è consumata con un’aggravante. Uso questo termine, non casuale, con l’aggravante del silenzio, con l’aggravante della rimozione, con l’aggravante dell’andare lontano perché non vogliamo vedere. Vi vogliamo rimuovere. San Domino era questo. Era l’isola dell’infamia ma era anche e soprattutto l’isola della rimozione.

Assunta Nero

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