Sanders e Omar scrivono ai vertici finanziari in difesa dei paesi più deboli

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Due esponenti della politica americana, il senatore Bernie Sanders,  e il membro della Camera dei Rappresentanti, Ilahn Omar, si sono fatti promotori della richiesta di tutela dei paesi più poveri e più esposti alla conseguenze economiche e alle difficoltà sanitarie legate all’emergenza Covid-19.

I due esponenti democratici sono i primi firmatari di una lettera sottoscritta da oltre 300 parlamentari e membri degli organi istituzionali di tutto il mondo. 

A dare il proprio sostegno alla causa, tra gli altri, la rappresentante al Congresso americano, Alexandria Ocasio-Cortez, il deputato laburista inglese Jeremy Corbyn e il leader della maggioranza del senato messicano Ricardo Monreal.

La missiva è indirizzata al Presidente della Banca mondiale, David Malpass, e all’Amministratore delegato del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva.

I due istituti finanziari avevano annunciato di voler procedere alla sospensione del debito per i paesi più poveri. Il Fondo monetario internazionale, inoltre, ha in progetto l’erogazione di finanziamenti per la riduzione del debito di 25 stati membri. Queste iniziative, seppur incoraggianti, nell’opinione dei firmatari della lettera non sono sufficienti a fronteggiare la crisi senza precedenti che i paesi di tutto il mondo si trovano a dover gestire.

Alcune tra le nazioni più povere, anche in piena emergenza, impegnano più denaro per il pagamento del debito che per rafforzare i servizi sanitari indirizzati alla popolazione. Situazioni come queste, secondo gli esponenti della politica mondiale che hanno firmato il documento, sono ingiuste e possono avere conseguenze dannose per tutti.

Le richieste da loro avanzate al fine di arginare almeno in parte il rischio di aumento della povertà, sono due: la cancellazione degli obblighi di debito per i paesi membri dell’Agenzia internazionale per lo Sviluppo e l’emissione di Diritti speciali di Prelievo come sostegno finanziario destinato ai paesi più in difficoltà dal punto di vista economico. 

 




 

Queste le motivazioni indicate nella missiva:

Le previsioni dicono che la crisi economica scatenata dalla pandemia sarà molto più devastante della crisi finanziaria globale del 2009, quando i Diritti speciali di Prestito furono utilizzati l’ultima volta. (..) L’emissione di Diritti speciali nell’ordine di miliardi di dollari sarà necessaria per evitare un aumento ulteriore di povertà, fame e malattie.

Alla base di questa richiesta vi è l’idea, divenuta quanto mai manifesta durante il periodo difficile ed inedito che stiamo attraversando, che viviamo in contesti connessi gli uni agli altri, in un mondo in cui le barriere, reali o fittizie, che ci adoperiamo a costruire hanno poco senso e poca efficacia. Da qui la necessità di adottare misure comuni in favore dei paesi più deboli.

Per ragioni di convenienza economica e sanitaria, sicuramente.

Come evidenziato dagli autori della lettera, infatti, dal punto di vista sanitario, potremo dire di esserci lasciati alle spalle la pandemia solo quando il pericolo legato al diffondersi del Virus sarà fugato per tutti. Per quanto riguarda la sfera economica, poi, un intervento come quello caldeggiato da Sanders e Omar servirebbe a proteggere la stabilità finanziaria globale.

Gli autori della lettera, però, vogliono affermare anche la necessità di provvedere all’adempimento di un dovere di tipo umanitario.

Questa volontà è resa manifesta dalle dichiarazioni che hanno accompagnato la pubblicazione del documento.

Sanders e Omar, infatti, dichiarano il bisogno di agire come “una comunità internazionale collaborativa”. Questo significa, nella loro opinione, “proteggere quelli, tra noi, che sono più vulnerabili”.

Questo principio corre il rischio di apparirci banale a causa dell’abuso che ne è stato fatto negli anni.

Potremmo essere portati a pensare che sia inutile continuare a ribadire la necessità di adottare misure specifiche in difesa dei più deboli, ma non è così.

Alla base dell’affermazione dei doveri di solidarietà verso i più fragili, infatti, vi sono il concetto di fraternità di matrice illuministica e quello di uguaglianza sostanziale esplicitato nella riflessione filosofica marxiana. Se l’uso fatto di questi principi è stato spesso improprio, astratto e poco efficace, la responsabilità non si può certo attribuire alle idee che, pregne di significato concreto, ancora necessitano di essere proclamate e messe in atto.

La volontà degli autori della lettera è, quindi, quella di esortare i leader mondiali a collocare gli uomini al centro dell’agenda politica. Si ha, oggi, l’opportunità di provare a dare un’interpretazione del significato di “mondo globalizzato” che non prenda in considerazione solo le ragioni dei mercati finanziari, ma anche quelle imposte dal legame di responsabilità reciproca che lega i popoli.

Responsabilità che impone di procedere alla cura di chi è più debole, di chi fa più fatica. Perché conviene, certo, ma anche e soprattutto, perché è giusto.

Silvia Andreozzi

 

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