Sanità privata subordinata al pubblico: risposta spagnola al Covid-19

L’allarmante aumento di casi nel Paese iberico ha convinto il governo Sanchez a rendere la sanità privata subordinata a quella pubblica. Una manovra inedità per la Spagna, come sottolineato da Oriol Güell su El Pais.

Il dibattito globale sul contenimento del Covid-19 ha assunto un ulteriore spunto di riflessione. Oltre alle già discusse e analizzate impostazioni cinese, italiana e britannica, con l’annuncio di questa notte anche la Spagna ha delineato un sistema per contenere il virus. Il decreto studiato dal ministro della sanità spagnolo, Salvador Illa, rappresenta qualcosa di mai visto prima in Spagna.

Punti salienti del decreto

Con “sanità privata subordinata al pubblico“, il governo Sanchez intende implementare quanti più mezzi possibili al proprio sistema nazionale, impegnato nel placare la rapida diffusione del virus. Il privato è quindi chiamato a mettere a servizio delle comunità autonome tutto il necessario per contrastare l’epidemia nelle singole regioni. Il decreto non si limita a questa “rivoluzionaria” disposizione.

Da oggi sarà inoltre possibile per il Ministero della Sanità, in sinergia con le comunità, avvalersi tanto di spazi pubblici quanto di privati per creare nuove strutture e zone di assistenza. In quest’ottica, sarà quindi possibile, se ritenuto utile e necessario, convertire edifici come hotel in reparti di terapia per ovviare alle carenze del pubblico.

Il rafforzamento della rete assistenziale e sanitaria non si limita alla conversione di nuovi spazi.

È stata infatti stabilita la proroga dei contratti degli studenti al quarto anno di specializzazione. Un tentativo di implementare personale sanitario in un sistema limitato da casi di contagio e quarantene che limitano le risorse. È stata inoltre autorizzata la possibilità di reclutare aspiranti medici che non hanno ancora passato gli esami di specializzazione.

Per materiali e strumenti, il governo Sanchez ha stabilito una deadline di 48 ore entro le quali le aziende di fornitura hanno il dovere, pena sanzione, di comunicare la propria disponibilità di tutti gli strumenti sanitari utili al lavoro del personale. Ciò per ovviare a qualsiasi carenza si presenti all’interno del sistema nazionale. Per concludere, il decreto pone limitazioni alla comunicazione dei dati sull’emergenza. Anche la Spagna infatti ha vissuto momenti di confusione provocata dalla mancanza di coordinazione tra ministero e “regioni”. Illa ha quindi disposto la pubblicazione dei dati appannaggio solo del Ministero.

Al decreto, si aggiungono, inoltre, misure annunciate dagli altri tre ministeri competenti (Mobilità e Trasporti, Difesa e Interni) durante l’emergenza. Tra queste il depotenziamento dei trasporti, che richiama in parte i provvedimenti presi dal governo italiano.

Può la Spagna aver tracciato la rotta?

Ciò che salta agli occhi del decreto spagnolo, rispetto alle misure adottate in altri Paesi è la subordinazione della sanità privata al sistema pubblico. Il decreto apre un nuovo capitolo del dibattito nazionale ed estero sul rapporto tra le due parti. Le mancanze nella programmazione, prodotto di anni di tagli alla sanità pubblica hanno comportato per il nostro Paese l’emanazione dei decreti che hanno sottoposto tutta la Penisola a quarantena. Limitare la libera circolazione delle persone per rallentare la propagazione del virus, è, probabilmente, la miglior risposta non solo per la sicurezza delle persone ma anche per un sistema sanitario limitato dai tagli di risorse.

L’esempio spagnolo pone la necessità, accantonata da buona parte della politica occidentale, per il pubblico di tracciare la rotta in situazioni di crisi come questa, avvalendosi non di un rivale ma di un supporto come ospedali e ambulatori privati. Nella decantazione del “tutto chiuso italiano” o del “tutto aperto britannico”, la manovra spagnola rischia però di passare in secondo piano. Quella che possiamo intendere come integrazione al sistema di contenimento studiato nel nostro Paese, possiede elementi sui quali sarà necessario ragionare per il futuro delle sanità nazionali.

Sanità privata quale stampella del pubblico

L’affermazione del privato ha veicolato negli ultimi decenni un messaggio lesivo del valore del servizio pubblico, dimostratosi quanto mai fondamentale in questa pandemia. I tempi delle liste di attesa per interventi vitali sono solo un esempio delle mancanze provocate nel pubblico dai tagli alla sanità in sede di programmazione. I minori tempi di attesa nel privato hanno certamente salvato vite ma a costi molto alti.

Considerare l’accesso ai trattamenti sanitari, di qualsiasi livello, sulla base della disponibilità economica mette a rischio la stabilità di un sistema democratico. La scelta spagnola per una sanità privata subordinata al pubblico, non ha solo offerto in tempo di crisi un esempio per far fronte alla situazione. Essa ha altresì dato nuova linfa all’idea di centralità del pubblico quale fondamento di equità e sicurezza dell’individuo.

Fabio Cantoni

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