Santa Messa senza Green Pass: una Repubblica fondata sulla preghiera

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Santa Messa senza Green Pass. E anche senza tampone. La stretta contro Omicron vale ovunque, tranne che nella casa di Dio.




Santa Messa senza Green Pass

Lo ha ricordato la Cei .Per presenziare alla Santa Messa vigono ancora gli accordi del maggio del 2020. Niente vaccino, niente tampone: bastano le mascherine, i guanti, avere una temperatura inferiore a 37,5, evitare il segno di pace (che prevede una stretta di mano a circa 2/3 della funzione, ndr) e stare distanti. L’ostia durante il rito della Comunione va consegnata nelle mani del fedele, rigorosamente seduto al suo posto: proibita quindi la processione in fila verso l’Altare. Insomma se ovunque i diritti e le libertà del cittadino vengono toccati, talvolta falcidiati, dal Green Pass ecco che in Chiesa questo non avviene.

Green Pass e Vaccino

Il vaccino e il Green Pass sono collegati tra loro, in quanto il secondo dà forza alla necessarietà del primo. Ad un anno dall’inizio del piano vaccinale e con l’80% circa di vaccinati possiamo dire che i dati confermano le aspettative. Il vaccino si è mostrato utile se non per arrestare la pandemia quanto meno nel trasformarla. Lo vediamo dai dati:  il numero di decessi e di terapie intensive, soprattutto per quanto riguarda i vaccinati, sono diminuite drasticamente. Sì, le persone vaccinate possono contagiarsi e contagiare, ecco perché non devono mai abbassare la guardia, ma hanno più possibilità di ammalarsi in forma meno grave e asintomatica: questo è utile per loro stessi ma riduce anche il contagio contribuendo a indebolire il virus. Sull’indebolimento del contagio ruota così l’intera faccenda del vaccino e quindi del Green Pass. E dovrebbe valere anche per la Santa Messa.

Green Pass e civiltà

Il Green Pass non è un premio e nemmeno un gaglierdetto intriso di snobismo. Ci si vaccina perché si crede nella scienza, per proteggere se stessi e per tentare di spezzare la malattia nella sua forma più grave. Il Green Pass è una forma di controllo, antipatica come lo sono tutte le tessere apparse nella storia dell’uomo. Serve però ad evitare contatti tra persone non vaccinate che quindi non possono essere sicure dell’intensità di contagio di cui possono farsi portatrici. E no, talvolta non basta nemmeno il tampone: per via dello scarto di ore che passano tra il bastoncino nelle narici e l’evento sociale a cui si vuole partecipare. Tipo per la Santa Messa, no? Soprattutto quando si è minacciati da una variante rapidamente contagiosa come è Omicron.

Green Pass e ambiguità

La necessità del Green Pass non annulla però alcune dissonanze fastidiose, forse anche insultanti. Il Green Pass limita i diritti e le libertà personali e del cittadino. Una limitazione costituzionalmente prevista ma non per questo facilmente digeribile. Nemmeno quando siamo seduti <dalla parte giusta>, cioè da vaccinati. Lo dovremo patire il Green Pass, dovremmo pretendere che sia applicato nel modo giusto e allo stesso tempo sperare che presto non servirà più. Sapere quindi che un tot di persone ogni giorno potrà frequentare le funzioni religiose senza vaccino e senza nemmeno dover esibire un tampone stona. Di più, fa male. Soprattutto se si pensa alla frattura sociale e costituzionale che per forza di cose il Green Pass sta producendo. Alcuni cittadini patiscono le conseguenze legittime delle loro scelte ma perché altri, invece, no? Se il Green Pass serve a  limitare il contagio e rendere sicuri i luoghi di aggregazione perché in una Chiesa non viene richiesto? Non ci si contagia in Chiesa?  Perché ovunque aumentano le regole mentre alla Santa Messa ci si può andare come se il Covid-19 non esistesse? Ciò che fa più male è appunto il lavoro. Il diritto fondamentale per antonomasia. Il Covid-19 ha intaccato anche questo: prima con il lockdown e ora con il Green Pass. Necessario, giusto, giustificato ma non per questo facile. La crisi economica e sociale che è nata da tutto questo la sconteremo. Si è dovuto toccare il lavoro, probabilmente ulteriori strette arriveranno nei prossimi giorni per i lavoratori, eppure il diritto alla fede ha camminato indenne e intonso sin dall’inizio. Al punto che forse ci toccherà cambiare la Costituzione. L’Italia non si regge più sui lavoratori ma su quelli che pregano. Speriamo che bastino contro il contagio.

Alice Porta

 

 

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