Nuove sanzioni contro Cuba e la “troika della tirannia”

Nel giorno dell'anniversario della Baia dei Porci, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro Cuba, contro il Venezuela e contro il Nicaragua.

La ‘dottrina Monroe’ non è stata sepolta dalla storia.

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Di mercoledì scorso l’annuncio degli Stati Uniti di scagliare nuove misure punitive contro Cuba, aventi lo scopo di assottigliare ulteriormente il commercio tra i due paesi.

Una pratica, quella sanzionaria contro Cuba, ormai consuetudinaria. Tali sanzioni, rese note dal consigliere per la sicurezza nazionale del governo statunitense, John Bolton, sono volte ad aumentare la pressione sui due governi socialisti dell’America Latina sopravvissuti al ‘900, quello venezuelano e quello cubano, al fine di esacerbare la crisi politica del Venezuela di Maduro e indebolire il sostegno offerto da Cuba.

Le nuove sanzioni coinvolgeranno anche l’UE e il Canada

Le sanzioni contro Cuba riflettono un vecchio copione: verranno limitati i viaggi sull’isola (ad eccezione di quelli per motivi familiari), verrà ridotta la quantità di denaro che i cubano-statunitensi potranno inviare al loro parenti rimasti in patria e verrà concessa agli esuli l’opportunità di muovere causa contro il governo cubano riguardo i loro diritti sulle proprietà sequestrate dopo la loro fuga dall’isola.

Quest’ultima misura coinvolgerà anche l’Unione Europea e il Canada, dati gli ampi interessi commerciali che legano questi due paesi a Cuba. Le imprese europee e canadesi potranno d’ora in poi vedersi implicate in contese legali con privati cittadini americani che le accuseranno di essersi insediate in terreni espropriati. Federica Mogherini, l’Alto rappresentante europeo per gli Affari Esteri, ha già paventato un reclamo di fronte all’Organizzazione Mondiale del Commercio.




L’annuncio nel giorno dell’anniversario della Baia dei Porci

Cuba, Primero de MayoL’annuncio di John Bolton, pronunciato a Miami, dove vive un’importante comunità di esuli cubani, giunge in un giorno simbolo della storia rivoluzionaria cubana, il giorno dell’anniversario dell’invasione della baia dei Porci, quando gli Stati Uniti tentarono di rovesciare il neonato governo socialista capitanato da Fidel Castro. Era il 17 aprile 1961, in piena guerra fredda.

Un gruppo di esuli cubani e di mercenari, addestrati dalla CIA, sbarcarono a Playa Giron,  neanche tre mesi dopo l’insediamento alla Casa Bianca di John Fitzgerald Kennedy, ma furono fermati prontamente dalle forze cubane e respinti nel giro di poche ore. Il piano preparato dal 5412 Committee della CIA, il 16 marzo 1960, fu denominato “Programma per un’azione segreta contro il regime di Castro” (A Program of Covert Action against the Castro Regime),  in seguito chiamato “operazione Zapata“, dal nome geografico della zona da conquistare (Ciénaga de Zapata) o dalla società finanziaria Zapata di proprietà di George H. W. Bush.

L’operazione fallì e ebbe l’effetto di screditare la nuova dottrina Kennedy, detta della Nuova Frontiera, che gli era valsa la Presidenza degli Stati Uniti. Ma la rivincita di Kennedy, quantomeno sul piano politico, si ebbe da lì a pochi mesi, con la crisi missilistica cubana.

La strategia di massima tensione e il dominio dei mercati

Le sanzioni vanno inquadrate nella strategia di massima tensione messa in atto da Donald Trump contro il Venezuela e tutti i suoi alleati. Cuba si è subito pronunciata a favore di Nicolás Maduro e Washington ha reagito emettendo delle sanzioni commerciali volte a interrompere gli scambi di petrolio tra i due paesi.

John Bolton ha parlato di “troika della tirannia” comprendendo, oltre a Cuba e al Venezuela, anche il Nicaragua di Daniel Ortega, che sarà ugualmente bersaglio di sanzioni commerciali. Il neocolonialismo non ricorre più alle armi da fuoco quali misura di assoggettamento, ma le forze per dominare il nemico sono quelle commerciali: dominare i mercati è al contempo strumento e fine delle nuove forme di colonialismo.

La “dottrina Monroe”, una costante della politica statunitense

La “dottrina Monroe” non è stata sepolta dalla storia, trova soltanto nuove forme di applicazione. Le misure contro il Banco Centrale del Venezuela, come ha riferito Bolton, sono un monito per “tutti gli attori esterni, Russia compresa, a non dispiegare risorse militari nella regione”. Tali parole ricordano gli slogan degli inizi del XIX secolo: «L’America per gli americani».

Nicolás Maduro ha intanto dichiarato che queste azioni rinforzano l’unità del popolo di fronte alle aggressioni dei veri nemici della libertà. Il cancelliere venezuelano Jorge Arreaza, da Twitter, ha definito le misure dell’impero come un crimine di lesa umanità contro la maggioranza del popolo del suo paese ed ha annunciato che si prenderanno misure legali per perseguire questa trappola economica che ha obiettivi politici estranei all’agenda democratica e al Diritto Internazionale.

Giulia Galdelli

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