Sanzioni USA contro l’Iran. La replica di Rohani: ‘Guerra psicologica’

Trump ripristina le sanzioni precedenti all’accordo sul nucleare del 2015. Rohani accusa gli USA di voler fare una guerra psicologica. Perplessità dell’UE

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Sanzioni USA contro l’Iran. Dalle 6 di oggi (ora italiana) Trump ripristina le sanzioni contro l’Iran che erano state sospese nel 2015 in seguito all’accordo sul nucleare firmato da Barack Obama.

Il presidente statunitense vorrebbe così convincere l’Iran a rivedere l’accordo.

Le nuove sanzioni

Le sanzioni introdotte dagli USA introducono vari divieti per l’Iran: usare il dollaro americano per le transazioni; il commercio con gli USA di prodotti come oro, metalli preziosi, alluminio, grafite acciaio, carbone e di macchine prodotte in Iran; l’acquisto di aerei americani ed europei; inoltre, viene ritirato il permesso di esportare tappeti e cibo iraniano. Tuttavia, sottolinea il governo statunitense, a queste nuove sanzioni, ne sono previste altre il 5 novembre, ben più problematiche per l’Iran, poiché colpiranno i settori economici strategici per l’Iran, come quello petrolifero e bancario.

Secondo la Casa Bianca, il ripristino delle sanzioni sono dovute alla condotta dell’Iran che continua a “sfruttare il sistema finanziario globale per finanziare il terrorismo, promuovere regimi spietati, destabilizzare la regione e abusare dei diritti umani del suo stesso popolo. Di conseguenza – aggiunge il governo di Washington – “continua a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti e i loro alleati”.

Da parte sua, Trump sembra adottare il metodo “del bastone e della carota”. Se da una parte ripristina le sanzioni, dall’altra dichiara di essere disponibile ad incontrare il presidente iraniano Hassan Rohani in qualsiasi momento.




La replica di Rohani

Un’apertura al dialogo che lo stesso leader dell’Iran considera una proposta “senza senso”. Rohani, infatti, ha replicato:

Trump vuole una guerra psicologica. Non ha senso combinare sanzioni e negoziati.

Il presidente iraniano incalza, sostenendo che “gli USA dovrebbe risarcire l’Iran e scusarsi per la lunga storia di interferenze nel Paese, a partire dal colpo di Stato contro il premier Mossadeq nel 1953”. Tuttavia, a proposito di quest’ultimo episodio, il governo americano si era già scusato nel 2000, per voce dell’allora segretario di Stato Albright.

La risposta dell’Unione Europea

L’Europa continua a non condividere la decisione del presidente Trump a proposito del ripristino delle sanzioni.

Siamo profondamente rammaricati” per il ritorno delle sanzioni, ha affermato l’alto rappresentante per la politica estera della Ue Federica Mogherini in una nota congiunta con i ministri degli esteri di Germania, Francia e Regno Unito, gli altri Paesi firmatari dell’accordo sul nucleare del 2015 insieme a Usa, Russia e Cina. Queste perplessità dell’Europa rischia di aggravare la frattura tra USA e UE in politica estera.

Inoltre, Trump ha più volte minacciato di sanzionare anche tutti i Paesi che continuano a fare affari con l’Iran, ponendo così a rischio la storica alleanza tra Stati Uniti e Unione Europea, dato che quest’ultima non vuole indietreggiare circa l’accordo sul nucleare con l’Iran.

Preservare l’accordo sul nucleare con l’Iran è una questione di rispetto degli accordi internazionali e di sicurezza

Così, si conclude la nota congiunta dei ministri degli esteri UE.

Il ripristino delle sanzioni di Trump avrà ripercussioni negative sulle aziende europee che, dopo la firma dell’accordo, avevano iniziato a investire nel paese, tra cui l’Italia, che ora è uno dei Paesi UE che rischia di più.

Domenico Di Maura

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