Sbarchi uguale maggior criminalità? Facciamo chiarezza

Un po' di dati per capire se con l'aumento dei flussi migratori aumenta anche la criminalità in Italia.

Salvini sfrutta l’arma del decreto Sicurezza Bis contro la O.N.G. Sea Watche 3, attualmente accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per non aver fatto sbarcare i migranti sulle coste Libiche. La procura di Agrigento sta conducendo le indagini. Si tratta solo dell’ultimo braccio di ferro tra Salvini e le O.N.G. Ma la domanda che ci si pone è: se davvero maggiori sbarchi uguale maggior criminalità? Quanto la correlazione tanto cara alla Lega tra maggiori sbarchi ed aumento della criminalità, di fatto è vera?

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Salvini nega l’accesso nelle acque italiane alla O.N.G. Sea Watch3

Come mai l’atteggiamento di avversione verso i migranti, che Salvini mette spesso e volentieri sotto i riflettori, porta così tanti voti? Temiamo di essere invasi,  non digeriamo che i soldi pubblici  vengano spesi per realizzare l’accoglienza, oppure siamo preoccupati per la nostra sicurezza? Ma davvero maggiori sbarchi uguale maggior criminalità ?

Sea Watch 3 è una vera e propria nave pirata a cui qualcuno consente di violare ripetutamente la legge”.  Il Ministro degli Interni Matteo Salvini ha così commentato la decisione del capitano della O.N.G  Tedesca Sea Watch 3  di far sbarcare in Italia i 52 migranti soccorsi al largo della Libia, a circa 47 miglia da Zawiya, dopo essersi rifiutato di far sbarcare i profughi nel più vicino porto di Tripoli.

Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal Nuovo Decreto Sicurezza. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti” , coglie così l’occasione, il Vicepremier leghista, di sfruttare il Decreto Sicurezza Bis,  fresco dell’approvazione in consiglio dei ministri.  Ma secondo la Sea Watch 3 :

Tripoli non è un porto sicuro. Riportare coattivamente le persone soccorse in un Paese in guerra, farle imprigionare e torturare, è un crimine. È vergognoso che l’Italia promuova queste atrocità e che i governi Ue ne siano complici”.

I migranti non sono il principale problema che l’Italia deve affrontare

Questa è solamente l’ultima battaglia della guerra che il Ministro dell’Interno sta portando avanti contro quella che definisce una  “immigrazione irregolare”. Una guerra mediatica, condotta da Salvini sul fronte dei social e della stampa, mentre rimangono precarie le condizioni dei migranti che necessitano di sbarcare in un porto sicuro aspettando una decisione politica. Eppure il consenso popolare è dalla parte di Salvini, come il successo elettorale alle elezioni europee ha dimostrato.

In Italia sono molte le criticità che necessitano di essere affrontate: Sanità pubblica, lavoro, debito e la lista purtroppo non termina qui, ecco perché forse è il caso di riconoscere che gli sbarchi non sono il principale problema che l’Italia deve affrontare. Eppure sembra che i migranti siano diventati il capro espiatorio sul quale catalizzare l’attenzione di migliaia di elettori preoccupati per la propria sicurezza, indispettiti per il denaro pubblico speso per realizzare l’accoglienza.

Forse sarebbe più ricca, civile e giusta un’ Italia che si mostra aperta ad accogliere coloro che vogliono migliorarla e migliorare le proprie condizioni, ma invece a vincere è il pensiero comune che maggiori flussi migratori e maggiori sbarchi si traducano in aumento di criminalità e di spesa pubblica. Sarebbe utile che qualcuno dica a Salvini che i criminali non possiedono una specifica nazionalità, vengono da ogni parte del mondo. Sarebbe utile probabilmente dimostrare perché la correlazione maggiori sbarchi uguale maggior criminalità è sbagliata. E questo si cercherà infatti di fare, con questo articolo.  E’ un dato di fatto, la strumentalizzazione del concetto di profugo spesso accostato  al concetto di potenziale pericolo per la società, porta voti.

 

I migranti servono ai politici per prendere voti

Ma cosa ispira questa paura e rabbia, nei confronti dei migranti ?  Ormai largamente diffusa nelle nostre società. Oggi sono i vari Orbàn, Salvini, Le Pen, Wilders e il primo ministro Danese Mette Frederiksen  ad essersi presentati come difensori degli oppressi e ad aver strumentalizzato il sentimento di rabbia e paura generalizzato, sorto con la crisi economica esplosa nel 2007.

I risultati sono: pregiudizi verso gli extracomunitari, chiusura di porti e confini, che poco facilitano la collaborazione tra gli stati membri e la tanto millantata redistribuzione dei migranti tra le nazioni dell’UE.   Così Salvini minaccia di multare e confiscare la Seawatch 3 per aver commesso un vero e proprio “sequestro di persone per motivi politici”,  giocando la carta del Decreto sicurezza Bis.  La 41enne socialdemocratica alla guida della Danimarca Mette Frederiksen, invece sostiene che i migranti extra europei andrebbero rinviati in campi speciali in Nord Africa, in attesa che le richieste di asilo vengano valutate.

 

Anche noi italiani eravamo discriminati un tempo

L’attuale clima di tensione e odio, non è così diverso da quello della grave crisi del 1929. Quando l’America, non ancora messa alle corde dal crollo della borsa di Wall Street, cercò di difendere il benessere dei “ruggenti anni venti” con una legge risalente al 1924, che stabiliva l’ammissione negli USA di 3.800 italiani contro i 42.000 dell’anno precedente.

La xenofobia è connaturata alla nostra società

Grazie al filosofo tedesco Max Scheler autore de Il risentimento nella edificazione delle morali, del 1912, possiamo capire che la xenofobia è connaturata alla nostra società.  Secondo Scheler, la paura e il rancore in una società sorgono a causa della tensione tra aspirazione e senso di impotenza.   Le criticità raggiungono il culmine quando le disuguaglianze aumentano e le persone si rendono conto di non poter aver tutto. Emerge così un sentimento d’invidia verso il prossimo e quello che rappresenta. E come se l’inconscio dicesse

Tutto posso perdonarti, non però il fatto che ci sei e sei ciò che sei, non il fatto che io sono ciò che tu sei, anzi che io non sono te.

diceva Sheler  nel 1912.  Quindi, quando il benessere sociale ed economico comincia ad essere sempre meno garantito ai componenti di una comunità, si tende a vedere le minoranze esterne a questa comunità come un ulteriore pericolo al raggiungimento del benessere, i migranti sono dei concorrenti, affamati in competizione con altri affamati. La xenofobia infatti viene definita come la propensione a ritenere che gli usi ed i costumi della propria comunità, come la religione, la lingua, le tradizioni fino allo stile di vita stesso, siano superiori a quelli di tutte le altre.

Così in tempi di crisi sorge la paura che le minoranze con le loro esigenze, minino il preservarsi dell’integrità dell’economia, dei valori, della sicurezza e dell’identità della maggioranza.  Ed ecco come l’avversione di Salvini nei confronti di alcune minoranze viene accolto di buon grado, perché i suoi rivali non solo non sono italiani ma sono portatori di caratteristiche negative. Banalmente gli immigrati sono criminali e i rom sono ladri. Un capo di accusa perfetto su cui scaricare il risentimento e dal quale ricavare voti.

Un tempo anche i meridionali erano nel mirino del Vicepremier, quando la Lega si chiamava ancora Lega Nord, e quando Salvini non aveva ancora bisogno o non aveva capito l’importanza dei voti dei meridionali.

 

Un po’ di dati per fare chiarezza

I detenuti stranieri nelle carceri italiane secondo i dati del Ministero della Giustizia aggiornati al 31 maggio 2019 sono 20.277 su un totale di 60.476. Il 31 maggio del 2015 i detenuti stranieri, dopo il boom di sbarchi del 2014 erano 17.340 su un totale di 52.164. Spostando invece l’attenzione sugli sbarchi, dal 2014 al 2017 è stato rilevato il più alto numero di sbarchi, pari a 623.000 persone, fonte UNCHR.

Questi dati ci dicono non solo che il numero di stranieri presenti nelle carceri italiane dal 2017 al 2019 è rimasto nettamente inferiore rispetto a quello degli italiani, seppure è aumentato. Ma da questi dati si evince anche che nonostante un massiccio arrivo di migranti via mare negli ultimi anni, la maggioranza di questi non è finita in carcere. Inoltre dal 2009 al 2018 sono stati più di 1 milione i migranti provenienti dalla Siria e dall’Iraq, arrivati in Italia anche per mezzo dei canali umanitari però secondo i dati aggiornati al 31 maggio 2019 messi a disposizione dal ministero della giustizia i detenuti siriani sono 56 e quelli iracheni 52. Sono quindi una minoranza.

 

I Criminali che dovremmo temere non arrivano sui barconi

Mostrare questi dati ha un duplice scopo, quello di far passare la correlazione tra sbarchi e aumento della criminalità come una mera strumentalizzazione del fenomeno migratorio, per scopi politici, per prendere voti. In secondo luogo quello di ricordare che non è dimostrabile che una determinata etnia sia più propensa a compiere crimini.

Quindi “maggiori sbarchi uguale maggior criminalità“, non è che una trovata da campagna elottarale.  Le forti disuguaglianze economiche, i conflitti in corso in Medio Oriente ed in Africa, sono le cause che spingono le persone a immigrare per motivi economici o per non essere perseguitati in nazioni in cui i principali diritti umani non vengono rispettati. I criminali che davvero dovrebbero preoccuparci, acquistano regolarmente biglietti aereii e giungono in Italia per trattare con la mafia nostrana. Certo non si imbarcano mettendo a repentaglio la loro vita. Noi tutti dovremmo esserne consapevoli.

 

Antonio Elio Caroli

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