Scaricare sui media ogni responsabilità per la propria confusione è da vigliacchi

Scaricare sui media ogni responsabilità per la propria confusione, ignoranza, difficoltà di comprensione è da irresponsabili e vigliacchi. Nessuno ci spinge a forza il cucchiaio mediatico in bocca.


Amici e amiche,
è giustissimo lamentarsi della confusione mediatica riguardo alla pandemia, alla presenza di milioni di miliardi di esperti che dicono cose diverse ogni momento e minuto causando confusione nelle menti fragili (casualmente sempre quelle altrui, mica la propria).
È giustissimo?
Mica tanto.
Non ci ordina nessuno di stare attaccati alla TV/telefono/tablet/PC per ingurgitare parole, discorsi, notizie o pseudotali sul Covid dalla mattina alla sera.
Nessuno ci sta spingendo a forza il cucchiaio mediatico in bocca. È una scelta informarsi, è una responsabilità informarsi e utilizzare criteri adeguati per farlo in base alle proprie conoscenze, esigenze, stati d’animo eccetera.

L’ecosistema mediatico, in qualsiasi comunicazione, lo costruiscono insieme mittente e destinatario. Non ci piace quel programma? Spegniamo, e non solo spegniamo: ignoriamo quella voce. Abbiamo bisogno di più credibilità? Inutile lamentarsi che tizio non ce l’ha. Cerchiamoci caio.

Scaricare sui media ogni responsabilità per la propria confusione, ignoranza, difficoltà di comprensione è un atteggiamento non solo irresponsabile ma anche vigliacco. Non tiene conto delle umane difficoltà del giornalismo stesso a orientarsi per orientare in una situazione di incertezza generale, e soprattutto non tiene conto che le difficoltà strutturali dell’informazione dipendono sì dalla tendenziale cattiva qualità della stessa ma anche dal fatto che la qualità non viene premiata dal pubblico, il quale troppo spesso non si aspetta la ricerca della verità, dal giornalismo, ma la conferma delle proprie credenze e della bontà della propria cornice di riferimento.

Insomma: o ci facciamo tutti responsabili, o con lo scaricabarile non si va da nessuna parte. Abbiamo le armi, ce le abbiamo letteralmente in mano. Imparare a usarle è un dovere di cittadinanza fra gli altri e non proprio di quelli secondari.

Federica D’Alessio

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