Schengen versus frontiere e muri

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Gli italiani, gli austriaci, gli ungheresi, tutti hanno paura. Ecco perché il trattato di Schengen è sempre più a rischio.

La crisi migratoria sta sottoponendo l’Europa e la sua stessa esistenza ad una prova difficile che potrebbe portarla allo sfascio. Da una parte si innalzano muri e dall’altra si attuano referendum contro i frontalieri. Si contesta il Trattato di Schengen e si rivogliono i controlli alle frontiere. Il tutto contro quell’Unione, non solo politica ma anche sociale e culturale, che da anni si cerca di costruire nell’interesse degli stessi cittadini.

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Secondo un sondaggio riportato da “La Repubblica” oltre l’80% degli intervistati vorrebbe più controlli di confine. Di questi un abbondante 40% sembra desiderare l’abolizione definitiva di Schengen. Dati subito ripresi dal leader leghista Matteo Salvini e attribuiti alla volontà dell’intera popolazione.

Il Trattato di Schengen, che è stato un passo decisivo verso una reale e concreta unione tra popoli e nazioni, oggi sembra rappresentare una forte minaccia. Questo perché secondo le sue disposizioni, non solo i cittadini europei (appartenenti a Stati parte dell’accordo) godono della libera circolazione, ma anche coloro che appartengono a Paesi terzi.
Per poter garantire la libera e sicura circolazione, i confini esterni all’Europa necessitano di maggiori protezioni e controlli. Di conseguenza gli Stati confinanti hanno la responsabilità di controllare chi e perché entra all’interno dell’area Schengen.

Con l’aumento del flusso migratorio, controllare questi confini si è rivelato via via più complesso e problematico. Ecco perché oggi, molti stati vogliono ripristinare i controlli di frontiera. Germania, Austria, Ungheria, Paesi Bassi e altri ancora li hanno già reintrodotti.
Questa tendenza si fa sempre più dilagante: si costruiscono muri e recinzioni, si esce dall’Unione Europea o si vuole impedire l’accesso di lavoratori stranieri nel proprio territorio.
Si sta passando da una Comunità Europea legata da valori e principi comuni a una in cui l’inglese considera straniero il polacco. lo svizzero l’italiano, l’italiano il rumeno, il rumeno l’ungherese, e così via.

Oggi non si guarda più ad una crescita comune, non si vuole più dividere il bene e il male con i propri vicini di casa. Si desidera sempre più l’isolamento nell’assurda illusione di stare meglio, più al sicuro. Il vecchio detto “l’unione fa la forza” non vale più.
I principi cardini dell’Unione Europea, libertà e uguaglianza, si stanno offuscando. Tutti i valori che da decenni propiniamo sempre e in ogni luogo, sembrano non appartenerci più.
Vogliamo essere liberi, ma liberi di fare cosa? Di farsi giustizia da sé se un ladro ci entra in casa, di chiudersi a chiave affinché il vicino oltre la strada non osi più chiedere in prestito un po’ di farina. Liberi di vendere i propri pomodori a qualcuno che non li vuole perché ha già i suoi. Liberi di recintare con il filo spinato il giardino di casa affinché nessun mendicante osi più avvicinarsi. Liberi di auto-intrappolarsi in una vita piena di dubbi, paure e insicurezza.

Quello di cui l’Europa e i cittadini hanno bisogno non sono certo muri e libertà ristrette. Ma di coraggio, forza e lungimiranza. I diritti devono essere tutelati, sempre e comunque.

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