Schiavitù moderna: nel mondo, 40 milioni di schiavi

La parola “schiavitù” rievoca immagini di navi transatlantiche saldamente relegate al passato… Tuttavia, oggi si stima che 40,3 milioni di persone, più del triplo rispetto al periodo della tratta transatlantica, vivano in una qualche forma di schiavitù moderna.

Schiavitù moderna: di cosa si tratta

Secondo l’organizzazione abolizionista Anti-slavery international, oggi una persona viene considerata in schiavitù se è costretta a lavorare contro la sua volontà, se appartiene o è controllata da uno sfruttatore o un “datore di lavoro”, se ha una limitata libertà di movimento o se è stata disumanizzata, trattata come merce o comprata e venduta come una proprietà.

Si tratta di situazioni di sfruttamento che una persona non può rifiutare o lasciare a causa di minacce, violenza, coercizione, inganno o abuso di potere.




Schiavitù moderna: i dati dell’ILO

Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), nel mondo ci sono circa 40,3 milioni di schiavi. Vittime della cosiddetta “schiavitù moderna”. Un concetto non definito dalla legge, ma che è usato per indicare pratiche come il lavoro forzato, i matrimoni obbligati e il traffico di esseri umani.

Tra gli oltre 40 milioni di persone vittime di questa forma di schiavitù, sono 24,9 milioni quelle sottoposte a lavoro forzato e 15,4 milioni quelle obbligate a matrimoni combinati ai quali non possono sottrarsi.

Le nuove stime mostrano che le donne e le ragazze sono maggiormente colpite. Esse sono quasi 29 milioni, il 71%del totale. Nello specifico, le donne rappresentano il 99% delle vittime del lavoro forzato nell’industria del sesso e l’84% delle persone che contraggono matrimonio attraverso l’uso della forza.

Ci sono nel mondo 5,4 vittime di schiavitù su ogni mille abitanti. Fra queste, una persona su quattro è un bambino.

L’ILO ha pubblicato una stima mondiale sul lavoro minorile: 152 milioni di bambini tra i 5 ei 17 anni sono coinvolti in forme di lavoro minorile. In particolare, il lavoro minorile rimane concentrato soprattutto nell’agricoltura. Poi, quasi un bambino su cinque lavora nel settore dei servizi.

Schiavitù moderna: la tratta di esseri umani

Gli schiavi “moderni” spesso sono vittime di tratta, che implica il reclutamento, il trasferimento o l’acquisizione di un individuo – uomo, donna, bambino – per mezzo della coercizione, del rapimento, della frode o della forza con l’obiettivo di sfruttarlo per numerosi scopi. Tra questi, la schiavitù sessuale è la forma più comunemente segnalata.

Nello specifico, denuncia l’Unicef, molti Paesi

“hanno riportato negli ultimi anni un aumento delle vittime sia a causa di un miglioramento delle procedure di individuazione delle persone sfruttate e dei trafficanti, sia per un possibile aumento dell’incidenza”.

Inoltre, lo stato di costrizione delle vittime, per l’agenzia delle Nazioni Unite, non si esaurisce nei paesi d’origine (che si trovano soprattutto in Asia e Africa centrale), ma spesso viene perpetrato anche durante il viaggio e nei paesi d’arrivo.

Le donne e le ragazze vittime di tratta sono sottoposte a “violenze e abusi che includono anche la privazione della libertà personale, violenze economiche, fisiche e sessuali che portano a conseguenze gravi e talvolta pericolose per la vita stessa”.

Dove accade?

Da un punto di vista statistico, la schiavitù moderna è più diffusa in Africa, e a seguire in Asia e nella regione del Pacifico. È quanto emerge dal Global slavery index, che classifica ciascun paese in base ai dati sulla schiavitù moderna e sulle risposte del governo al problema. 




…In Italia

La schiavitù è illegale in tutti i paesi del mondo, e nonostante ciò è dilagante. Non esiste un solo paese immune alla schiavitù: 1,5 milioni di vittime di schiavitù vivono nei paesi sviluppati.

In Italia, la tratta di esseri umani resta un fenomeno diffuso e sommerso. Secondo l’ultimo rapporto di Save The Children: “Piccoli schiavi invisibili 2020“, i piccoli schiavi sono migliaia.

Secondo i dati ufficiali del Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza dei Ministri, nel 2019 risultano in carico al sistema anti-tratta 2.033 vittime. Di cui 1.762 donne e ragazze (86,7%), 247 uomini e ragazzi (12,1%) e 24 transessuali (1,2%).

I minorenni sono ben 161. Per il 95% si tratta di ragazze (153), mentre per il 5% sono ragazzi (8).

Il 95% ha un’età compresa tra i 15 e i 17 anni. Ma alcuni sono poco più che bambini/e: il 5% ha un’età compresa tra i 13 e i 14 anni.

Di questi, l’84,5% risulta vittima di sfruttamento sessuale. Seguono le vittime di sfruttamento lavorativo, quelle coinvolte nelle economie illegali, o coinvolte in attività di accattonaggio.

Indubbiamente, la pandemia COVID-19 ha avuto ricadute significative: le reti criminali non hanno subito battute di arresto e il controllo sulle ragazze, forzate a restare in luoghi chiusi, è aumentato.

Tale condizione ha ostacolato le possibilità di contatto con chi è in grado di aiutarle, come gli enti anti-tratta, affaticando, talvolta, il già lento percorso verso la fuoriuscita.

Schiavitù moderna: perché esiste ancora

In alcune regioni, i conflitti in corso, l’instabilità politica e lo sfollamento forzato sono fattori chiave della schiavitù moderna. Le trasformazioni nel mondo del lavoro, i cambiamenti climatici e la migrazione aumentano la vulnerabilità di molte persone allo sfruttamento di altri.

Ma soprattutto… la schiavitù è un grande affare. Genera globalmente 150 miliardi di dollari all’anno di profitti, più di un terzo dei quali (46,9 miliardi) nei paesi sviluppati, compresi quelli dell’Unione europea.

Oggi uno schiavo ha un costo singolo di circa 450 dollari. Ma un lavoratore forzato produce per il suo sfruttatore circa ottomila dollari di profitti annui, mentre i trafficanti nell’industria del sesso guadagnano in media 36mila dollari all’anno per ogni vittima.




Schiavitù moderna: un richiamo alla responsabilità per tutta la comunità internazionale

Le cifre rese note dalle Nazioni Unite sono un richiamo alla responsabilità per tutta la comunità internazionale.

Dalla povertà alla discriminazione di genere e alla disuguaglianza, affrontare i fattori di rischio è fondamentale per combattere e prevenire la schiavitù moderna. Le risposte efficaci alla schiavitù moderna devono tenere conto di questi fattori e rischi se vogliamo raggiungere l’obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite 8.7entro il 2030.

Andrew Forrest AO, Presidente e fondatore della Fondazione Walk Free, ha dichiarato:

«È sconcertante sapere che nel mondo ci sono ancora 40 milioni di persone vittime di schiavitù. Questi dati mostrano in maniera nitida il livello di discriminazione e disuguaglianze nel nostro mondo, come pure la tolleranza sconvolgente che permette che questo sfruttamento continui. Dobbiamo dire basta a queste ingiustizie. Tutti abbiamo un ruolo nel cambiare questa realtà: coloro che esercitano attività d’impresa, i governi, la società civile e ognuno di noi».

La schiavitù moderna ha un impatto su tutti noi. Le schiave e gli schiavi puliscono le case e gli appartamenti; producono i vestiti che indossiamo; raccolgono la frutta e la verdura che mangiamo; dragano i mari per pescare i gamberi che finiscono nei nostri piatti al ristorante; scavano per estrarre i minerali usati per realizzare i nostri telefoni, i prodotti per il make-up e le auto elettriche; e lavorano nel settore edilizio per costruire le infrastrutture necessarie ai Mondiali di calcio che si giocheranno nel 2022 in Qatar.

È responsabilità di tutti noi.

Giulia Chiapperini

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