La nuova frontiera della scienza promette il ringiovanimento

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Da sempre l’uomo è impegnato per superare i propri limiti e abbattere le barriere imposte dalla natura. Tra i principali paletti contro cui il genere umano ha ingaggiato una dura lotta, anzitutto il processo di invecchiamento. Nel corso dei secoli, in tanti hanno cercato l’elisir di lunga vita. In epoca recente, i nazisti, in preda ad un delirio esoterico, si sono lanciati alla ricerca del Santo Graal e negli ultimi anni la scienza, attraverso la chirurgia estetica o alcune creme miracolose, promette di fermare le lancette della vita o quantomeno di ritardare il decadimento fisico.

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Fonte: euroma.net

Oggi la scienza però ha alzato l’asticella delle ambizioni: il punto non è più rallentare l’orologio biologico, ma addirittura invertirne il senso di marcia. In una parola, il ringiovanimento. Utopia? Non proprio. Recentemente la rivista “Cell” ha pubblicato uno studio condotto dall’equipe guidata dal dottor Juan Carlos Izpisua Belmonte, dell’istituto Salk per gli Studi Biologici a La Jolla, in California. In pratica il suo team è riuscito a riprogrammare le cellule di alcuni topi anziani, allungandone la vita del 30%. La tecnica adoperata è una versione ridotta di quella elaborata dieci anni fa dal giapponese Shinya Hamanaka, che riuscì a far tornare “bambine” delle cellule usando un mix di quattro geni. All’interno di questo cocktail, le cellule vecchie vengono lasciate a decantare per un certo periodo, così da poter incredibilmente tornare giovani.

La procedura, però, non è esente da alcuni incidenti di percorso, tra cui ad esempio la frequente insorgenza di tumori. Per questo i ricercatori americani hanno approntato alcune modifiche alla ricetta originaria per evitare effetti collaterali. L’applicazione sui topi anziani ha dato dei segnali incoraggianti. Gli scienziati hanno riscontrato dei miglioramenti tangibili nel funzionamento del pancreas, dei muscoli e dell’intero sistema cardiovascolare. Insomma, un ringiovanimento senza pericolosi fronzoli.

La scienza è ovviamente in fermento per i risultati ottenuti e ora ci si domanda a quando la sperimentazione umana, ma il professor Belmonte ha raffreddato gli animi, spiegando che i tempi saranno ancora lunghi, essendo sostanziali le differenze tra i topi e l’uomo. Un primo punto, però, è stato fissato: il ringiovanimento è possibile perché l’invecchiamento non è un processo irreversibile. E scusate se è poco.

Alessandro Orofino

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