Scioglimento dei ghiacciai: emerse cinque isole nell’Antartide

Immagine da: Wikimedia Commons
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Arcipelago Novaya Zemlya, nord della Russia.
La marina militare russa, durante la spedizione tra agosto e settembre, ha localizzato cinque nuove isole, attualmente senza un nome; le dimensioni stimate oscillano tra i 900 e 54.000 metri quadrati.

Secondo il capo della suddetta flotta, Alexander Moiseiev, «lo scioglimento del ghiaccio, il suo crollo e i cambiamenti di temperatura hanno portato alla scoperta di queste isole». Lo scioglimento attuale è il più grande mai registrato, tra il 2015 e il 2019; la maggiore viabilità commerciale delle imbarcazioni russe non è che, al tempo stesso, un rilevante campanello d’allarme – l’ennesimo.





La Russia non è nuova a “strane” e improvvise scoperte; la locazione geografica di alcuni territori è stata più volte testimonianza degli ultimi accadimenti ambientali. Ricordiamo il caso degli orsi polari, che interessò, tra l’altro, la medesima zona. Inoltre, l’attuale influenza russa nel bacino artico (concernente la costruzione di basi e sistemi di difesa) incide, indirettamente, su un controllo maggiore delle zone scelte.
Denis Krets, comandante delle spedizioni russe nell’estremo nord, conferma inoltre l’esistenza di un’isola considerata in precedenza penisola, collegata all’arcipelago Francois-Joseph (ovest di New Zait).
La Russia procederà presto al nominare formalmente le isole, integrandole ai propri possedimenti. Il “battesimo” è ormai prossimo.

Ora cambiamo registro: siamo di fronte all’ennesimo allarme. Non voglio trattare la questione da un punto di vista meramente ambientale, ma di percezione; considerando soprattutto argomenti come surriscaldamento e inquinamento come già perfettamente snocciolati. Il punto però è il medesimo: la percezione delle cose. Tralasciando il discorso comunitario per cui, nella quotidianità, ognuno svilisce la gravità della situazione attraverso la routine – “l’ho sempre fatto, continuo a farlo” -, il contesto trattato è ancora più emblematico; teniamo conto del fatto che tali accadimenti vengono monitorati continuamente, anche in modo casuale. Un esempio è proprio quello della flotta russa, impegnato in tragitti di ricognizione slegati dal tema ambientale.

Eppure, nonostante ciò, non si riesce ad identificare un livello “simbolico” di pericolo, tale da sdoganare ogni qualunquismo e pregiudizio sul ragionamento. È giunta la regolare fase dell’accettazione? Oppure si tratta di un’accettazione modellata, basata su una retorica basica che individua il problema, ma ci sputa sopra? Resta emblematico l’avere così tanti esempi, prove e riferimenti di fronte agli occhi, ma riuscire solo a ponderare su come nominare cinque pezzi di terra galleggianti.

Eugenio Bianco

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