Scissioni-dimissioni in politica:Occidentali’s karma ?

occidentali's karma
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Il Pd e il Movimento 5 Stelle mettono in scena noiose sitcom

Vicende senza capo né coda che procedono per forza d’inerzia
Senza un progetto la politica diventa pura e semplice lotta di potere
Cioè Antipolitica : è questo il destino dell’Occidente ? Occidentali’s karma?

occidentali's karma
Occidentali’s karma (con un dipinto di Friedrich)

Il Partito Democratico sembra arrivato alla resa dei conti fra le sue correnti.
Anzi, alla resa… alla conta.
La minoranza “di sinistra” ha chiesto un dibattito articolato e prolungato, in merito alle sconfitte subite e al programma futuro. Altrimenti ha giurato di operare una scissione.
Invece il segretario Matteo Renzi intende procedere più speditamente.
Il congresso si svolgerà in due o tre mesi e si concluderà per l’appunto con una conta.
Cioè le elezioni primarie per la leadership.

Non sarà una battaglia di idee a decidere cosa fare in futuro, ma una battaglia di slogan e immagini.

L’identità del Pd in conclusione si rivelerà quella di un apparato elettorale, una azienda che serve a vendere un prodotto sul mercato – nomi di candidati in cambio di voti.

E la politica si tramuterà nell’abilità di chi amministra momento per momento, adattandosi secondo le opportunità del momento.
Nessun ammiraglio, nessuna mappa: ci sarà solo un timoniere, sulla tolda, pronto a correggere la rotta di quel poco che basti di volta in volta, per non naufragare.
Ma non è proprio così che stanno avviandosi al naufragio: la politica, la democrazia, la sinistra ?

La richiesta di dibattito e la minaccia di scissione della minoranza bersaniana-dalemiana appare in realtà strumentale. Perché intende semplicemente allungare i tempi, tenere Renzi lontano dalla ribalta che gli è congeniale, quale uomo-spettacolo datosi alla politica, e logorarlo per poi sostituirlo in un momento più propizio .
Mero opportunismo, come si è detto.

Il genio dell’Occidente per la politica

Ma non conta questo: conta che sia la pura verità che il Pd, ed in generale la politica, abbiano bisogno di una cornice culturale, di un orizzonte, e in conclusione di un programma a lunga scadenza.

Altrimenti la vita politica si riduce a una battaglia navale priva di senso, senza relazioni con le cose del mondo.
Un gioco artificioso, sviluppato in un giardino chiuso, in attesa che i barbari facciano irruzione e rovescino il tavolo.

Com’è caduto l’impero d’Occidente, quasi per implosione, così ha ragione il titolo della canzone Occidentali’s karma : il destino dell’Occidente è nel suo nome, che significa terra del tramonto?

L’arte politica, qui è il punto, non è una continuazione della guerra con altri mezzi, simmetricamente al celebre motto di Clausewitz.

La politica al contrario si sostanzia nella capacità di unione di persone, gruppi, interessi e culture : è finalizzata a costruire.

Per farlo, ha bisogno di un pensiero, di darsi una direzione, di avere un progetto.
Altrimenti, ecco che diventa il suo opposto: la lotta per il potere, tutti contro tutti.
Un’oscena rissa (o-scena ma messa in scena perennemente su tutti i media, come uno dei tanti reality show) in cui ci sbrana per una poltrona – o per il proprio ego narcisistico.

La telenovela Berdini-Raggi

Guardate i 5 Stelle a Roma.

8 mesi di governo hanno prodotto sinora solo una carnevalesca mattanza di assessori, che ricorda i ritmi febbricitanti e intrinsecamente insulsi di storie come Beautiful .

La vicenda delle dimissioni date sospese ridate da parte di Paolo Berdini ricordano, purtroppo, la successioni di matrimoni compulsivi dei personaggi di Beautiful.

I 5 Stelle si trovano quasi costretti a fare cose che, probabilmente, non vorrebbero o in cui comunque non credono.

Ma è lecito dubitare che i 5 Stelle credano a qualche cosa di preciso.

Perché? Perchè i 5 Stelle, o quantomeno la Sindaca Raggi, che li rappresenta Roma, non hanno un progetto.

Nessuna cultura, nessun progetto, solo frammenti di culture e discorsi altrui, assemblati alla bell’e meglio.

Assemblare discorsi, nella nostra epoca postmoderna, è inevitabile.
Ma è come saper copiare un compito in classe : necessità di un’abilità quasi uguale a quella di saper elaborare un compito originale.

Utopia, profezia, progetto

Mommsen, il grande storico di Roma antica, quando l’Italia prese possesso di Roma nel 1870 si rivolse all’allora ministro Minghetti chiedendo “ Che progetti avete adesso? Non crederete mica di governare a Roma, senza avere una grande visione? Roma non si governa come fosse un paesino”.

Senza un pensiero, non c’è un progetto. E senza un progetto (e la capacità di comunicarlo, cioè di metterlo in comune con la cittadinanza) non c’è nessun governo-nessunissima capacità di amministrare.

I 5 Stelle se ne stanno accorgendo a proprie spese, e anche Renzi probabilmente, ma questa malattia – questa malinconia del pensiero– colpisce tutto l’Occidente.

Come spiegano Massimo Cacciari e Paolo Prodi, le due sorgenti dell’energia occidentale – la profezia e l’utopia – sono prosciugate.

Non abbiamo più capacità di porre problemi – cioè di qualificare ostacoli da superare, dal greco pro-bàllein, saltare in avanti, scavalcare un ostacolo.
Manca insomma lo spirito della profezia: contestare l’ostacolo, cioè quello che non va bene e deve essere messo in discussione e superato.

Senza la capacità di criticare un sistema alla radice, non può esserci utopia: cioè la speranza di un futuro migliore e la forza per progettarlo.
Di vedersi in un orizzonte più ampio, nel senso di una storia che mentre si sviluppa conferisce senso a ogni anche piccolo gesto, ogni scelta quotidiana.

La forza dell’occidente, l’autentico Occidentali’s karma per duemila anni, è stato invece proprio quella di guardare lontano nell’orizzonte, oltre il tramonto, immaginando di traguardare obiettivi lontani – come i moderni navigatori.

Senza tutto questo svanisce anche l’illusione di ridurre la politica a marketing o a mera amministrazione spicciola.

Perché i clienti di questo marketing si dimostrano straordinariamente volubili – come ha sperimentato Renzi.

E senza un progetto, anche l’amministrazione quotidiana precipita nel caos e nell’abuso.

L’antipolitica o la guerra tutti contro tutti

Scissioni e dimissioni infinite (guardata quella “preventiva” di Sinistra italiana!) sono state a suo tempo paragonate alla scissione dell’atomo.
Ma possono anche essere paragonate alla frenetica moltiplicazione cellulare, che sono i tumori.
L’irrefrenabile caotica nociva proliferazione di leaderini, partitini, slogan di giornata, tweet e post.

Il tumore è un organismo che fa la guerra a se stesso.

Insomma, la microconflittualità sociale e quotidiana si rispecchia nella lotta per le poltrone della politica istituzionale.

Insomma: la politica, tramite un processo patologico, si converte in antipolitica : guerra per la guerra.

Muore l’utopia, e tutt’al più ci teniamo la Retro-topia : non sapendo guardare avanti, pro-gettare, i popoli guardano all’indietro.

Quanto va bene, Tomorrowland, l’Occidente che crede nel domani e nel progresso, si tramuta nella terra della nostalgia e del guardarsi indietro, sentimento che in controluce esprime La La Land, il film del momento.

Le cose possono anche volgere al peggio: e aben vedere, la resurrezione dell’ideologia califfale di Al-Baghdadi, e l’America first di Trump, si assomigliano : sono spunti reazionari belli e buoni.

E non a caso, proposte politiche che in definitiva sfociano nella guerra.

Occidentali’s karma?

Alessio Esposito

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