Sclerosi Multipla: nasce nuova speranza per i malati

Scoperte le molecole "maligne" della sclerosi multipla

Un team di ricercatori dell’Università di Verona ha scoperto un nuovo metodo di diagnosi per la sclerosi multipla, che consentirà al neurologo di scegliere fin dall’inizio la terapia più adeguata per ciascun paziente riservando quelle più energiche solo a chi ne ha veramente bisogno.

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Uno studio coordinato dall’Università di Verona e pubblicato sulla rivista dell’American Academy of Neurology, apre un nuovo scenario per rendere immediate e sicure la diagnosi, la prognosi e la terapia della Sclerosi Multipla.Tale scoperta ha permesso di individuare le molecole “maligne” che indicano lo stadio più grave della malattia.

Nel mondo si contano circa 3 milioni di persone con Sclerosi Multipla, di cui 600.000 in Europa e circa 114.000 in Italia. La Sclerosi Multipla è una malattia infiammatoria demielinizzante e neurodegenerativa del Sistema Nervoso Centrale (SNC) che colpisce prevalentemente i giovani tra i 20 e i 40 anni di età. Recenti studi hanno dimostrato che la malattia provoca non solo il coinvolgimento della sostanza bianca (la mielina) del SNC ma anche quello della sostanza grigia (neuroni).

Oggi per diagnosticare a un paziente la Sclerosi Multipla, viene prelevato un campione del liquido cefalo rachidiano che circonda e attraversa tutto il sistema nervoso centrale, detto “liquor”. Il gruppo di ricerca ha messo a punto una nuova metodica in grado di determinare in sole 24 ore il profilo liquorale delle forme “maligne” di malattia, quelle cioè con una maggiore componente neurodegenerativa. Quando il liquido cerebro-spinale viene prelevato per la diagnosi, esiste una combinazione specifica di molecole infiammatorie che quando presenti ad alta concentrazione, predicono una forma aggressiva di sclerosi multipla.

In questo modo al momento della diagnosi, quindi in una fase molto precoce, si può stabilire se il paziente andrà incontro a un elevato rischio di progressione della malattia e, di conseguenza, individuare la terapia migliore per intervenire efficacemente. Questo nuovo sistema consentirà al neurologo di scegliere terapie più adeguate, evitando inutili rischi per il paziente, ma anche un conseguente notevole risparmio per il sistema sanitario nazionale. Un nuovo studio, finanziato dal Ministero della Salute, permetterà di arrivare in tempi brevi all’applicazione di questa nuova tecnica diagnostica.

 

 Alessandra Serratore

 

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