Scontri a Cuba, perché la protesta è iniziata e dove potrebbe portare?

Migliaia di persone scendono in piazza per partecipare a proteste antigovernative senza precedenti per Cuba. La pandemia di coronavirus e la crisi economica stanno provocando frustrazione e tra i manifestanti è possibile sentire “abbasso la dittatura” e “vogliamo la libertà”. Come sono iniziati gli scontri a cuba? Quali le possibili conseguenze?

Domenica 11 luglio a San Antonio de los Banos, una città di circa 50.000 persone a sud-ovest dell’Avana, iniziano gli scontri a Cuba. Secondo i video pubblicati online, diversi giovani si sono riversati nelle strade ed hanno gridato insulti contro il presidente Miguel Diaz-Canel.

Migliaia di persone si sono radunate anche nel centro di L’Avana, Palma Soriano e Santiago de Cuba. Il giornalista dell’Avana Ed Augustin ha detto che c’era una forte presenza della polizia nella capitale.

Le proteste si sono diffuse così velocemente che il governo è stato colto alla sprovvista. Il presidente Miguel Diaz-Canel ha dovuto interrompere tutte le programmazioni, inclusa la finale di calcio Euro 2020, per chiedere alle persone di riversarsi in strada per “difendere la rivoluzione”.

Il presidente, circondato da una forte sicurezza, è poi apparso per le strade di Sant’Antonio de los Baños, dove ha chiamato i manifestanti “provocatori”. Ha suggerito che i manifestanti fossero stati ingannati da forze controrivoluzionarie appoggiate da potenze straniere (Stati Uniti).

“Chiediamo a tutti i rivoluzionari del paese, a tutti i comunisti, di scendere in piazza”, ha affermato Diaz-Canel in televisione.




La reazione del governo agli scontri a Cuba

Alle 9 di lunedì mattina, con le strade tornate tranquille, la televisione di Stato ha iniziato a trasmettere una riunione del consiglio dei ministri. I giornalisti locali hanno posto domande al presidente, al ministro della salute e ai ministri incaricati dell’elettricità e dell’approvvigionamento alimentare. Diaz-Canel ha attribuito le proteste all'”asfissia economica” degli Stati Uniti.

Il presidente ha anche espresso un giudizio severo sui manifestanti. “Hanno lanciato pietre contro i negozi di valuta estera, hanno rubato oggetti”, ha detto, prima di definire il loro comportamento “volgare, indecente e delinquente”.

Martedì la società di monitoraggio globale di Internet NetBlocks ha affermato che il governo cubano ha limitato l’accesso ai social media e alle piattaforme di messaggistica, tra cui Facebook e WhatsApp.

“Il modello di restrizioni osservato a Cuba indica un giro di vite in corso sulle piattaforme di messaggistica utilizzate per organizzare e condividere notizie di proteste in tempo reale”, ha affermato il direttore del gruppo, Alp Toker. “Allo stesso tempo, una parte della connettività resta attiva per mantenere una parvenza di normalità”.

Erika Guevara-Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International, ha affermato che si ritiene che almeno 140 cubani siano stati detenuti o siano scomparsi. Amnesty International ha, inoltre, affermato di aver ricevuto segnalazioni di “blackout di Internet, arresti arbitrari, uso eccessivo della forza, compreso il fuoco della polizia sui manifestanti”.



Come sono nate le proteste?

Il presidente sembra sicuro che dietro le proteste ci sia l’intervento degli USA:

“in modo molto codardo, molto perverso, nelle situazioni più complicate che abbiamo nelle province, cominciano ad apparire personaggi dell’impero yankee, propugnando dottrine di intervento per rafforzare il concetto che il governo non è in grado di uscire da queste difficoltà”

 

La realtà (o almeno parte di essa) è che i problemi di Cuba sono cresciuti lentamente per molti anni a causa della mancanza di investimenti e l’aumento dell’obsolescenza tecnologica.

L’anno scorso, con la pandemia, il turismo è crollato a zero e l’economia si è contratta dell’11 per cento, una cifra che si ritiene sia ormai molto peggiore.

Molti cubani o lavoravano direttamente nel turismo oppure facevano affidamento su denaro inviato dall’estero. Tutte queste fonti di denaro si sono prosciugate.

Di recente, il governo ha unificato le due del paese: il pesos convertibile ancorato al dollaro USA (quello che usiamo noi turisti) e il pesos cubano. Questa era stata vista come una ristrutturazione necessaria – il sistema proteggeva l’industria cubana antiquata e inefficiente – ma è arrivata nel momento sbagliato.

Il governo, per avere una maggiore quantità di valute forti (di cui ha bisogno per pagare le merci importate), ha quindi spostato molti beni essenziali nei cosiddetti negozi “MLC”. In questi negozi puoi acquistare il cibo solo con valute forti, cioè estere.

Questi scambi favoriscono coloro che hanno accesso alla valuta estera. Per quelli dall’altra parte, invece, che devono convertire i loro pesos in valuta estera, i prezzi di cibo e medicine sono quadruplicati. Molti manifestanti hanno detto ai giornalisti di essere scesi in strada perché la gente ha fame e non ha niente da mangiare.



Gli scontri a Cuba e le potenze straniere

“Gli USA sostengono la libertà di espressione e di riunione in tutta Cuba e condannerebbero fermamente qualsiasi violenza o presa di mira nei confronti di manifestanti pacifici che esercitano i loro diritti universali”, ha dichiarato su Twitter il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan.

Bruno Rodríguez, ministro degli esteri cubano, ha risposto affermando con forza che Sullivan “non ha autorità politica e morale per parlare di Cuba, il suo governo ha stanziato centinaia di milioni di dollari per promuovere la sovversione nel nostro paese e attua un blocco genocida, che è la causa principale delle scarsità economiche.”

La Russia ha affermato che non tollererà influenze straniere nelle vicende di Cuba in guardia contro qualsiasi interferenza esterna a Cuba. «Consideriamo inaccettabile che ci sia un’interferenza esterna negli affari interni di uno Stato sovrano o qualsiasi azione distruttiva che incoraggi la destabilizzazione della situazione sull’isola” ha affermato Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri russo, parlando con la stampa.

 

La libertà di stampa

All’inizio di questo mese il gruppo Reporters sans frontières ha nominato il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, come uno dei “predatori della libertà di stampa” del 2021, insieme al leader autoritario del Nicaragua, Daniel Ortega, e al presidente di estrema destra del Brasile, Jair Bolsonaro, e ha chiamato Cuba “Il peggior violatore della libertà dei media in America Latina”.

A confermare questo pericolo per la libertà di stampa, nelle prime ore di lunedì mattina la polizia cubana ha arrestato la giornalista dell’ABC Acosta. La giornalista sarà perseguita per “crimini contro la sicurezza dello stato”.

Martedì il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha chiesto l’immediato rilascio di Camila Acosta,  la quale scrive anche per un quotidiano spagnolo. “La Spagna difende il diritto di manifestare liberamente e pacificamente e chiede alle autorità cubane di rispettarlo. Difendiamo incondizionatamente i diritti umani”, ha detto Albares su Twitter.

Fonti cubane riportano che oltre ad Acosta le forze dell’ordine avrebbero arrestato altri 20 giornalisti.

 

Gli scontri a Cuba, il dilemma di Biden

Joe Biden, appena gli avvenimenti sono divenuti noti, ha subtio rilasciato una dichiarazione: “Siamo con il popolo cubano e il suo strenuo appello alla libertà e al sollievo dalla tragica morsa della pandemia e da decenni di repressione e sofferenza economica a cui sono stati sottoposti dal regime autoritario di Cuba”.

Allo stesso modo, Diaz-Canel risponde al presidente  chiedendo la revoca dell’embargo per dimostrare l’autenticità delle preoccupazioni per i cubani. “Dietro a tutto questo c’è il sogno di porre fine alla rivoluzione cubana. Non permetteremo a nessuno di manipolare la nostra situazione. Né ammetteremo che mercenari venduti agli USA provochino una destabilizzazione a Cuba”

A dire il vero, gli sforzi degli USA per rovesciare il regime cubano hanno avuto la loro giusta dose di fallimenti nel corso degli anni: l’invasione della Baia dei Porci del 1961, i tentativi di assassinio sostenuti dalla CIA del leader cubano Fidel Castro e le sanzioni che hanno inflitto dolore ma non hanno mai raggiunto l’obiettivo di porre fine al regime comunista.

Su Cuba, la destra statunitense accusa Biden di non essere di supporto ai dissidenti cubani. Come ha dichiarato durante le elezioni presidenziali, Biden intende tornare alle politiche dell’era Obama che hanno allentato decenni di restrizioni sull’embargo all’Avana.

I democratici, dall’altro lato, sono scontenti del fatto che Biden debba ancora invertire l’approccio intransigente di Trump con il governo comunista dell’isola.

Come andrà a finire con gli scontri a Cuba? L’isola ha resistito a tante crisi e situazioni difficili ma adesso la situazione potrebbe essere diversa. Probabilmente è vero che non ci sia nessuna forza straniera in grado di rovesciare il governo cubano ma il suo popolo, affamato e stanco, potrebbe riuscirci.

 

Francesco Maria Trinchese

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *