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Home Attualità

Scontri in Grecia nel secondo anniversario del disastro ferroviario di Tebi

by Lucrezia Agliani
01 Mar 2025
in Attualità
Reading Time: 5 mins read
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scontri in Grecia, Atene
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Due anni dopo la tragedia ferroviaria di Tebi, la Grecia è tornata a protestare con forza contro un sistema che molti ritengono inefficiente e responsabile della mancata giustizia per le vittime. In tutto il Paese si sono svolte manifestazioni di massa per chiedere risposte sulle cause dell’incidente e un reale miglioramento delle infrastrutture ferroviarie.

La tensione è esplosa ad Atene, dove gli scontri tra manifestanti e polizia hanno trasformato la protesta in un vero e proprio campo di battaglia. Mentre il governo è accusato di ostacolare le indagini, l’opinione pubblica continua a chiedere verità e giustizia. Gli scontri in Grecia hanno messo a ferro e fuoco l’intera capitale e i suoi dintorni: in particolare, la rabbia per la morte di quelle 57 persone si è scagliata in piazza Syntagma, ad Atene, dove i manifestanti hanno incendiato la piazza, simbolo delle istituzioni elleniche.

Un’ondata di manifestazioni in tutto il Paese

A due anni dal tragico incidente ferroviario avvenuto il 28 febbraio 2023 nei pressi di Tempes, in Grecia, il Paese è stato attraversato da una serie di proteste di massa. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza ad Atene e in molte altre città per chiedere giustizia per le vittime e denunciare l’inefficacia delle indagini e delle riforme sulla sicurezza ferroviaria. La manifestazione, le proteste e i principali scontri in Grecia si sono svolti nella capitale, dove una folla immensa ha occupato Piazza Syntagma, davanti al Parlamento, esibendo striscioni con slogan come “Non ho ossigeno”, una frase pronunciata da una delle vittime dell’incidente, e “Mai più Tebi”. Atene, nella giornata di ieri, ha bruciato.

L’anniversario del disastro ha coinciso con uno sciopero generale indetto dai sindacati dei lavoratori pubblici e privati. Hanno aderito al blocco dei trasporti treni, aerei e traghetti, mentre ristoranti, supermercati, teatri e molte altre attività commerciali sono rimasti chiusi. Anche i tassisti hanno partecipato, offrendo corse gratuite ai manifestanti per permettere loro di raggiungere i cortei. La protesta ha coinvolto un ampio spettro della società, dai lavoratori del settore pubblico e privato agli studenti, passando per avvocati, operatori sanitari e insegnanti.

Durante le proteste, ci sono state importanti tensioni contro le forze dell’ordine: ampie frange dei movimenti scesi in piazza ha agito anche fisicamente per esprimere la propria rabbia. Tante persone hanno lasciato bombe molotov e pietre contro le forze dell’ordine e queste ultime, per rispondere, hanno più volte mobilitato idranti, lanciando anche i lacrimogeni per allentare il corteo.

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Scontri in Grecia: il fulcro ad Atene 

Nonostante le proteste siano iniziate pacificamente, nel primo pomeriggio la tensione è esplosa quando un gruppo di manifestanti ha lanciato bombe incendiarie e tentato di sfondare le barricate davanti al Parlamento. La polizia ha risposto con un massiccio uso di lacrimogeni e cannoni ad acqua. Piazza Syntagma si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia, con scontri che si sono estesi fino alle vie limitrofe, come Ermou, Mitropoleos e Panepistimiou. Secondo fonti ufficiali, almeno 34 persone sono rimaste ferite dagli scontri in Grecia, mentre la polizia ha effettuato più di 169 arresti solo ad Atene.

Anche a Salonicco, la seconda città più grande della Grecia, si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, in particolare davanti alla sede di OSE, l’Organizzazione delle Ferrovie Elleniche. Scene di guerriglia urbana si sono registrate in altre città come Patrasso, Larissa ed Heraklion, con oltre 200 manifestazioni organizzate in tutto il Paese.

Un disastro ancora senza giustizia

L’incidente ferroviario del 2023, il più grave nella storia della Grecia, provocò la morte di 57 persone, la maggior parte delle quali studenti. Nella notte tra il 28 febbraio e il 1 marzo, un treno passeggeri con 352 persone a bordo si scontrò frontalmente con un treno merci, viaggiando erroneamente sullo stesso binario. L’impatto generò una violenta esplosione, le cui cause restano ancora poco chiare. Gli esperti ipotizzano che a bordo del treno merci fosse presente un carico infiammabile illegale, ma non è stato ancora identificato con certezza il materiale responsabile dello scoppio.

Le indagini su Tebi hanno evidenziato gravi falle nel sistema ferroviario greco, caratterizzato da infrastrutture obsolete, carenza di personale e scarsa manutenzione. Sebbene l’errore umano sia stato individuato come causa immediata dello scontro, molti sostengono che le condizioni disastrate delle ferrovie abbiano avuto un ruolo determinante nel tragico evento.

La rabbia che ha infuocato la Grecia deriva anche e sopratutto da tutte quelle responsabilità rimaste impunite o peggio, sconosciute. Nonostante la gravità del disastro, a due anni dall’incidente non è ancora stato avviato alcun processo penale. La lentezza delle indagini e il presunto ostruzionismo del governo hanno alimentato la rabbia della popolazione. Nel gennaio 2024, il Parlamento greco ha respinto la richiesta della Procura Europea di istituire una commissione d’inchiesta per valutare le responsabilità di due ex ministri dei Trasporti. Questa decisione ha rafforzato le accuse di insabbiamento rivolte all’attuale governo di centrodestra guidato da Kyriakos Mitsotakis.



In risposta alla mancanza di azioni concrete, i familiari delle vittime hanno fondato l’associazione “Non ho ossigeno”, che ha avviato indagini indipendenti con l’ausilio di esperti. L’obiettivo è far luce sulle responsabilità politiche e tecniche dietro l’incidente, inclusi gli errori nella gestione dei soccorsi. Secondo un rapporto pubblicato dall’Organizzazione Nazionale per le Indagini sugli Incidenti Aerei e Ferroviari, nelle ore successive allo scontro vi fu una grave disorganizzazione: il luogo dell’incidente non venne isolato adeguatamente e il coordinamento tra le diverse agenzie governative fu inefficace.

La rimozione dei rottami pochi giorni dopo la tragedia e la copertura dell’area con pietrisco hanno ulteriormente complicato la raccolta di prove fondamentali per ricostruire la dinamica dell’accaduto. La tragedia si sarebbe potuta limitare: secondo gli esperti che hanno studiato a lungo il territorio, nel luogo dell’incendio erano presenti materiali che, tecnicamente, non erano previsti, proprio per motivi di sicurezza e tutela dei passeggeri.

Un Paese in rivolta contro il governo

Il sentimento di sfiducia nei confronti del governo è ormai diffuso. Secondo un sondaggio pubblicato a fine gennaio, oltre l’80% dei greci ritiene che le autorità non abbiano fatto abbastanza per chiarire le cause del disastro. Inoltre, una percentuale simile della popolazione crede che non si arriverà mai a una sentenza giusta.

Il leader dell’opposizione, Nikos Androulakis del partito di centrosinistra PASOK, ha annunciato l’intenzione di presentare una mozione di sfiducia contro l’esecutivo. Tuttavia, con il partito di governo Nuova Democrazia in possesso della maggioranza assoluta, è improbabile che la mozione venga approvata.

Le proteste e lo sciopero generale dimostrano come la tragedia di Tebi sia ancora una ferita aperta per la Grecia. Gli scontri in Grecia di quest’oggi dimostrano che la popolazione continua ancora a chiedere risposte e giustizia per le vittime, in un clima di crescente tensione politica e sociale che potrebbe avere ripercussioni anche sulle future elezioni del Paese.

Lucrezia Agliani

 

Tags: ateneFerrovieGreciaKyriakos Mitsotakispiazza SyntagmaPrivatizzazioniStrage di statoTebi
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