Scontro sulle Province, Di Maio e Salvini in disaccordo

Il governo gialloverde arriva allo scontro sulle Province, secondo la riforma degli enti locali ancora in definizione si potrebbe votare di nuovo per quelli provinciali e per tutti i suoi amministratori (circa 2500).

Stando alle ultime dichiarazioni rilasciate, i due vicepresidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono in forte disaccordo sulla questione. Per il ministro dello Sviluppo economico infatti le Province sono “un poltronificio da tagliare” mentre, per il ministro dell’Interno, gli enti provinciali rappresentano la possibilità di “dare ai cittadini quei servizi che i comuni non riescono a offrire”. Di Maio ha ribattuto ancora: “Non è riesumando un vecchio carrozzone che si danno più servizi ai cittadini”.




A continuare la polemica con il M5s è stato il leghista Borghi, il quale ha evidenziato gli scarsi risultati ottenuti dalla precedente abolizione delle Province: “Faccio notare che quando vennero abolite le Province sembrava che le casse dello Stato si sarebbero risanate, ma non è stato così”. Di fronte al susseguirsi delle dichiarazioni, è intervenuta la viceministro M5s dell’Economia Laura Castelli, la quale ha lavorato alla riforma insieme al sottosegretario leghista agli Interni, Stefano Candiani. Castelli specifica che: “Nessuna decisione è stata presa. È solo un confronto nel quale sono coinvolte anche le associazioni”.

Il testo della riforma dunque non è definitivo e la viceministro Castelli invita il leader del Movimento a trovare un punto d’incontro con Salvini, ammettendo che il settore degli enti provinciali costituisce un settore in cui bisogna fare ordine, senza escludere così il loro ripristino. Tuttavia Di Maio ha mostrato di non voler recedere dalla sua posizione: “Gli sprechi si tagliano e con tutta la burocrazia che abbiamo, le Province vanno abolite. Punto”. Sull’abolizione anche il Mef ha detto la sua: “Le Province sono ancora previste dalla Costituzione. Se vogliono eliminarle, approvino una riforma della Carta costituzionale. Se non lo fanno, in un modo o nell’altro dovremo metterci mano”.

 

Francesca Luziatelli

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