Batteri “mangia-petrolio”: un DNA anti-inquinamento

Golfo del Messico, 2010 Deepwater Horizon
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Oleispira antarcticaAlcanivorax borkumnensis, i batteri supereroi che combattono contro l’inquinamento causato dal petrolio.

Questi batteri vengono definiti “mangia-petrolio” in quanto la loro azione degrada il greggio e ne sfrutta i componenti che vengono poi utilizzati per il funzionamento del loro metabolismo.
Finora, per contrastare l’effetto altamente inquinante del petrolio disperso in mare, si utilizzavano agenti chimici che riuscivano a spezzare l’emulsione acqua-petrolio in modo da rendere più solubile l’olio minerale.

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Deepwater Horizon

Queste sostanze chimiche hanno però suscitato varie critiche in quanto ritenute nocive per la salute dell’uomo e per l’ambiente stesso, molti scienziati si sono dunque applicati nella ricerca di soluzioni alternative a questo metodo poco naturale.
Questa tipologia di batteri è diffusa, anche se in quantità modeste, in tutti i mari del Mondo. Similarmente alle alghe, tali batteri “fioriscono” e aumentano il loro numero in modo esponenziale quando entrano in contatto con del petrolio grezzo.
Gli scienziati hanno condotto vari studi sulla fisiologia e la genetica di questi organismi unicellulari con lo scopo di comprenderne ogni caratteristica; l’obiettivo di questi studi è quello di riuscire a liofilizzare i batteri, in modo da poterli facilmente diffondere sul petrolio riversato in mare.
In passato questi organismi si sono già rivelati essenziali nell’eliminazione dell’effetto nocivo causato dall’inquinamento petrolifero: dopo l’incidente della della Deepwater Horizon, avvenuto nel 2010 nelle acque del Golfo messicano, in cui furono 700.000 le tonnellate di petrolio riversato in mare, vi è stata una vera e propria esplosione di batteri “mangia-petrolio”.
Dopo anni di lavoro, i ricercatori dell’Università del Texas sono finalmente riusciti a svelare i misteri celati dietro il “magico” DNA. Secondo gli studi condotti ad Austin (Texas) risulta che i batteri appartengano a decine di specie differenti, queste lavorano come operaie diligenti in una catena di montaggio, permettendo così di contrastare efficacemente l’inquinamento.
Una risorsa naturale come questa ha un potenziale non trascurabile nella lotta contro il degrado ambientale, essa infatti può rivelarsi utile anche nella bonificazione di falde acquifere e della terra stessa.
Ancora una volta la natura interviene con le sue doti naturali, capace di contrastare l’azione spesso contaminante dell’uomo.

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