Usa, scoperto il killer: tre innocenti in carcere per 36 anni

"È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente." Voltaire

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Trentasei anni dietro le sbarre senza mai smettere di gridare al mondo la propria innocenza, la scoperta del vero killer ha messo fine al vero incubo: ma chi gli restituirà gli anni persi?

Baltimora 1983, Alfred, Andrew e Ransom hanno 16 e frequentano il liceo quando la loro adolescenza viene spazzata via: i tre sono accusati dell’omicidio del 14enne DeWitt Duckett e vengono condannati all’ergastolo.

Tre innocenti in carcere

18 Novembre 2019 per molti inizia la settimana del Black Friday, per tre uomini è il primo giorno di libertà dopo trentasei anni di reclusione per un omicidio mai commesso.



Nel 1983 la vita di quattro persone è stata spezzata per sempre, perché con l’omicidio di DeWitt Duckett sono stati quattro i destini stroncati. Il giovane di Baltimora era stato ferito mortalmente con lo scopo di rubargli il giaccone. Per il suo omicidio furono condannati all’ergastolo Alfred Chestnut, Andrew Stewart e Ransom Watkins, tre ragazzi afroamericani la cui colpa principale era proprio il colore della pelle.

Un’inchiesta frettolosa, conclusasi in fretta, commettendo errori su errori e il primo, il più grande di tutti, fu quello di non cercare altre piste. Un errore questo costato a tre uomini innocenti trentasei anni di carcere.

Trovato il vero Killer

Alfred, Andrew e Ransom hanno passato più anni dietro le sbarre che in libertà eppure, negli ultimi 36 anni, mai una volta hanno tentennato nel dichiararsi innocenti. Anche quando sul piatto gli inquirenti misero loro la possibilità di uno sconto di pena i tre si ostinarono a professarsi innocenti.

Pensare che nel corso delle indagini un testimone accusò una quarta persona, rivelatasi oggi, nel 2019, il vero colpevole. Una verità arrivata troppo tardi sotto diversi punti di vista, non solo perché tre innocenti hanno pagato ingiustamente per un omicidio mai commesso ma anche, e soprattutto, perché il vero colpevole non sconterà neanche un giorno di reclusione.

Michael Willis, la mano armata che strappò la vita di DeWitt, è morto nel 2002 nel corso di una sparatoria e non pagherà mai per l’omicidio commesso.

Pena di morte: aumentano i dubbi

La Procuratrice di Baltimora, Marilyn Masby, oltre a sottolineare i numerosi errori commessi dagli inquirenti e dalla procura è perentoria quando dice “Oggi non è una vittoria ma una tragedia: questi tre uomini si sono visti strappare 36 anni della loro vita.”

Le scuse e i risarcimenti non saranno mai abbastanza per ripagare Alfred, Andrew e Ransom degli anni rubati.

In America intanto si riapre il dibattito sulla pena di morte, stando a un recente sondaggio Gallup i sostenitori della pena capitale sono in diminuzioni.

Tuttavia, davanti alla scelta tra carcere a vita e pena capitale sono ancora sei americani su dieci a preferire la seconda via, una vita per una vita.

Emanuela Ceccarelli

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