Scuola libertaria: anarchia o vera democrazia?

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La Scuola libertaria è una tipologia di approccio educativo che si sta diffondono sempre di più nel nostro Paese, concentrata nel Settentrione ma presente pure al Sud Italia. Ecco di cosa si tratta e come sono organizzati questi istituti.

Dopo il focus sull’ente dove bambini e anziani giocano e studiano insieme, ora si punta l’attenzione sulle cosiddette scuole democratiche o libertarie, nate in Inghilterra ma ormai diffuse in tutto il mondo. Il metodo educativo libertario si ispira al pensiero di Janusz Korczack: ogni decisione viene presa con la partecipazione di tutti, mediante il costante accordo tra docenti e allievi.

“In qualsiasi contesto educativo i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, hanno il diritto di decidere individualmente, come, quando, che cosa, dove e con chi imparare e hanno il diritto di condividere, in modo paritario, le scelte che riguardano i loro ambiti organizzativi, in modo particolare le scuole, stabilendo, se ritenuto necessario, regole e sanzioni”.

Questa la definizione di scuola libertaria stabilita nel 2005 dall’IDEC ((International Democratic Education Conference)

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Ecco quindi che la tipica impostazione della scuola cui siamo abituati si sovverte: nelle scuole democratiche non esiste obbligo di frequenza né un programma curriculare predefinito, perché sono gli studenti e gli insegnanti che, di volta in volta, decidono quali temi affrontare e quali argomenti approfondire. Nulla viene lasciato al caso: le decisioni si svolgono mediante un’assemblea durante la quale tramite votazione si decide quale percorso intraprendere. Democratico e attivo anche il contributo dei genitori, che mettono a disposizione della comunità educativa le loro conoscenze ed esperienze.

Lo scenario così descritto sembra essere la trasposizione del miglior modello educativo che si possa immaginare, dove vengono valorizzati gli incontri e le differenze, considerando il bambino vero protagonista del suo percorso di formazione-educazione.

Ma ci potrebbero essere dei rischi per un approccio simile? Per esempio il pericolo di sfociare nella mancanza di regole, di perdere lo spirito di competizione con i compagni, stimolo importante quando si apprende e si vuole fare meglio degli altri. In una scuola dove non esistono voti, non si è costretti a frequentare e dove l’obiettivo ultimo del bambino è la felicità, non si rischia di formare dei giovani incapaci di affrontare la vita fuori dal clima ovattato e collaborativo della scuola?

 

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