Se non conosci Manuel Careddu è perché non è stato massacrato da uomini con la pelle nera?

Quelli che hanno drogato, stuprato e ammazzato Desiree andrebbero appesi per i piedi, scuoiati vivi e dati alle fiamme. Perché hanno drogato, stuprato e ammazzato un essere umano, una ragazza indifesa, piccola, fragile. Perché sono peggio che bestie. Perché da parte di simili bestie non potrà mai esserci sincero pentimento, perché l’animo di chi si macchia di crimini tanto aberranti non potrà mai nutrire sentimenti nobili come il pentimento.

Perché a causa loro muoiono dentro e piangono amici, famigliari, conoscenti, sconosciuti. E perché a causa loro milioni di innocenti saranno visti e trattati alla stregua di loro complici, odiati, cacciati, senza aver fatto niente di male, ma colpevoli di pelle in comune.

Non dovrebbero mai più uscire di galera gli assassini di Desiree. O gli assassini di Pamela Mastropietro. O gli assassini di Manuel Careddu.



Come chi è Manuel Careddu?

Ma sì Manuel, quel ragazzo sardo ucciso e fatto a pezzi poco più di un mese fa nei pressi di Nuoro. Ma sì quello che aveva la stessa età di Pamela, che il branco ha ucciso come Desiree, e come Pamela è stato fatto a pezzi. Con una motosega. E come i resti di Pamela anche i suoi sono stati occultati.

Beh sì, forse il suo nome non a tutti dice molto nonostante la sua tragedia sia tanto simile a quelle di Desiree e Pamela perché su di lui non ci sono state grandi prime pagine, aperture di tg, di trasmissioni, dirette Facebook, calate di politici, nessun popolare vicepremier ha sprecato lo straccio di un post tra un buongiornissimo e l’altro. Né si è recato nella sua città, in Sardegna, a deporre fiori. Eppure anche Manuel era fragile, era piccolo, meritava di vivere e non di morire in quel modo infame e bestiale. Non meritava di morire punto.

Però la politica e i media hanno ignorato Manuel, fatta eccezione per le pagine di cronaca nera. Forse perché Manuel non è stato massacrato da uomini con la pelle nera, ma bianca? Che non parlavano qualche idioma africano ma il suo stesso italiano? Il suo stesso dialetto? No, non voglio crederlo. Non voglio credere che ci siamo ridotti a essere tanto schifosi da piangere nostri adolescenti fragili fatti a pezzi dal branco, in funzione della lingua e del colore dei componenti del branco.

Non posso credere che ci siamo ridotti a fare distinzioni tra vittime e vittime, a modulare i nostri sentimenti e la nostra indignazione sulla scorta di bassi e infimi ritorni politici ed elettorali. Non posso e non voglio crederci. Manuel, Desiree, Pamela sono uguali davanti alla sofferenza che hanno patito, davanti alla morte, davanti al dolore che i loro assassini hanno causato. Sono uguali. Voglio crederlo. Mi sbaglio. Ma voglio credere che almeno le nostre anime non siano state così tanto corrotte dal tifo e dall’odio politico, da produrre simili, aberranti distinzioni.

 

 

Emilio Mola

5 Thoughts

  1. Hai perfettamante ragione,conta solo l’eco che possono avere le notizie per i propri interessi personali.Abito a 7 km dal luogo dell’uccisione di Manuel e sono rimasto allibito dalla mancanza di notizie a livello nazionale!

    1. Per fortuna ci sono testimoniane come le tue, perché per avere una panoramica generale sull’aria che tira ti basta fare un salto sulla nostra pagina Facebook e leggere qualche commento…

  2. A parte che non è stato fatto a pezzi (ma poco cambia, lo dico solo perché se scrivi un pezzo di questo genere è preferibile dare informazioni precise), la divulgazione della notizia c’è stata anche a livello, forse si è spenta in fretta l’onda, più in fretta che per gli altri due casi citati, ma credo che anche queste siano particolari irrilevanti. Non è “parlando” che si guarisce la società, ci vogliono azioni per salvare i giovani dal baratro in cui ormai sembra normale cadere. Fermiamoci a riflettere su questo: è sufficiente divulgare una notizia al TG nazionale per settimane? Lo dubito fortemente!

  3. la strumentalizzazione politica della vicenda da parte vostra non è dissimile da quella che fa, in senso contrario, Matteo Salvini.
    Di questa storia non si parla perché della Sardegna i media nazionali non si interessano affatto, se non quando si tratta di finti sequestri di persona, allora i titoloni non mancano, anche se in realtà poi si scopre che si trattava di semplici rapine in villa e non di sequestri a scopo di estorsione, fenomeno scomparso in Sardegna ormai da decenni.
    Inoltre in questo caso la vittima era coinvolta nello spaccio di stupefacenti ed è stata ammazzata per dei debiti legati ai proventi dello spaccio, non come Derireè, che è stata stuprata dai suoi spacciatori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *