Sea Watch 4: se ci fosse stato Salvini…

Di Giulio Cavalli


Immaginate che non sia mai arrivato il governo Conte bis, immaginate che tutto sia rimasto com’era con al ministero dell’interno quel Matteo Salvini che in molti, giustamente, hanno contestato per la politica vomitevole sull’immigrazione, sui diritti e sui rifugiati. Bene, ora chiudete gli occhi e immaginate Salvini al governo mentre accade che dopo 11 ore di ispezione a bordo la Capitaneria di Porto di Palermo decida il fermo amministrativo della nave Sea Watch 4. Immaginate che tra le contestazioni ci sia, lo scrive la politica tedesca Katrin Göring-Eckardt, che sulla nave siano stati rilevati troppi giubbotti di salvataggio che non corrisponderebbero allo scopo con cui è stata registrata l’imbarcazione. Immaginate cosa sarebbe successo qui fuori, immaginate i cortei di protesta, i cori indignati, i politici che gridano allo scandalo e la schiera di intellettuali che si immolano, immaginate gli editoriali e i titoli di certi giornali. E invece? E invece niente, poco e niente. Eppure la Sea Watch 4 rimane in porto, bloccata, fermata dal governo che proprio sul punto dei salvataggi in mare avrebbe dovuto essere “un governo di cambiamento” e che invece riesce a perseguire le stesse politiche dell’odiato Salvini facendo finta di niente, impacchettando la disumanità in una convenzione elegante che non turba l’opinione pubblica e che rimane scritta solo in qualche riga.

E attenzione perché la storia va raccontata per bene: durante sua prima missione la Sea Watch 4 ha soccorso 354 persone, tra cui 98 minori non accompagnati, famiglie, donne, persone con disabilità, donne incinte e bambini, il più piccolo che non ha nemmeno due anni. Medici Senza Frontiere (che sono a brodo) ha fornito 551 consultazioni mediche, curando molte persone rimaste intossicate dall’esposizione al carburante e dal mix corrosivo di gasolio e acqua salata che accompagna il viaggio dei barchini nel Mediterraneo. E forse varrebbe anche la pena ricordare che è stata proprio la Sea Watch 4 a recuperare le persone a bordo della Louise Michel, costretta a chiedere aiuto in territorio maltese, proprio su incarico di Malta.

«Ci accusano di salvare ‘sistematicamente’ persone, fino a contestare il numero eccessivo di giubbotti di salvataggio a bordo. Mentre il dovere di ogni nave di assistere imbarcazioni in difficoltà viene del tutto ignorato. Le autorità italiane provano a fermare le organizzazioni umanitarie – che cercano solo di salvare vite in mare come richiesto dal diritto marittimo internazionale – mentre disattendono i loro stessi obblighi di soccorso, con l’assenso se non il pieno appoggio degli stati Europei», ha dichiarato il responsabile affarti umanitari di MSF, Marco Bertotto.

Immaginate se ci fosse stato Salvini.

E non è tutto, no. Il fermo amministrativo della Sea Watch 4 è il quinto da parte delle autorità italiane in meno di cinque mesi. E sono stati cinque mesi che pesano come una vergogna sulla responsabilità del nostro governo in mezzo al Mediterraneo: dall’inizio del 2020 quasi 8mila rifugiati e migranti sono stati intercettati in mare e riposatamente nelle prigioni libiche dalla Guardia costiera libica, quella che profumatamente paghiamo per nascondere i nostri errori e i nostri errori. Si tratta del 32% in più rispetto alla stesso periodo dell’anno precedente: i criminali accordi con la Libia proseguono a gonfie vele e portano i risultati sperati e fa niente che il tappeto sotto cui il governo nasconde la polvere sia un inferno di torture, violenze e detenzione. Tutti zitti. Immaginate se ci fosse stato Salvini.
Sempre a proposito di numeri: agosto è stato il mese più nero per il numero di vittime nel Mediterraneo del 2020, 111 persone dichiarate morte e disperse. Il 17 agosto sono morte 45 persone, il 15 settembre un naufragio al largo della Libia ha fatto registrare più di 20 persone disperse. Siamo a 379, per ora, quest’anno.

Dice sempre Marco Bertotto: «Le autorità italiane stanno strumentalizzando in modo ormai sistematico le legittime procedure marittime. Le ispezioni a bordo delle navi umanitarie sono diventate un modo per bloccare le attività di ricerca e soccorso. Ogni volta che una di queste navi entra in un porto italiano, viene sottoposta a un controllo lungo e meticoloso fino a quando non vengono evidenziate irregolarità. Ci sono volute ieri 11 ore di ispezione per arrivare a infrazioni sufficienti da impedire alla nave di lasciare il porto e riprendere il mare».

Intanto i decreti sicurezza di Salvini rimangono là, da più di un anno, appesi alle promesse: in realtà la politica di Salvini rimane intatta, ancora. E allora sorge un dubbio, un dubbio terrificante e tragico: non è che stiamo vivendo la stessa politica disumana che abbiamo sempre contestato con l’aggravante di una delittuosa indifferenza per ragioni di tifo? Le vite umane da salvare non dovrebbero essere un imperativo categorico non condizionabile dal tifo politico o sono solo una clava con cui fare propaganda per addomesticare la propria fazione? Ma non sentiamo l’odore di questo tragico silenzio di cui siamo tutti colpevoli? Ma soprattutto: ci interessa salvare le vite in mare o ci interessava solo demolire Salvini? Così, per avere il coraggio di dirselo.

One thought

  1. Egr. Sig. Cavalli, concordo con quanto da lei scritto nell’articolo e mi permetto esprimere qualche osservazione.
    I primi scellerati accordi con la Libia vennero fatti da un governo di sinistra. Sono stati appena rinnovati da questo governo (che per metà è composto dalla sinistra) e la cosa non ha destato molto clamore. L’agenda politica di Salvini nei primi due anni di governo è stata quella del governo stesso, ma le proteste non si sono levate dall’opposizione, a parte qualche teatrino imbastito ad hoc e che conosciamo bene (vedasi Sea Watch, Carola Rackete, etc.), e qualche manifestazione di insofferenza da parte di chi non riusciva ad imporre manco un rigo della propria agenda. È cambiata una parte del governo, ma tutto quello che è stato fatto prima è ancora in piedi, intatto. E gli accordi con la Libia rinnovati di fresco. Ragionevolmente, io non mi aspetto che cambi qualcosa.
    Se le destre e i populismi avanzano, è anche colpa della sinistra che arretra. Questo disastro è stato preparato nei vent’anni precedenti da una sinistra la cui agenda politica consisteva unicamente nell’opporsi a Berlusconi. Venuto meno quest’ultimo, è emersa l’inconsistenza della sinistra. Una sinistra che non sa essere unita, dilaniata al suo interno da giochi di potere e prime donne, con idee e un modo di fare politica di un’altra epoca, stantio. E soprattutto senza coraggio.
    Zingaretti è stato eletto segretario del partito, ma non se n’è accorto praticamente nessuno, è come se non ci fosse. Non si fa sentire e non ha alcun peso politico.
    È una sinistra che sta sempre nel mezzo, non prende mai posizione, perché non vuole scontentare nessuno e alla fine non si capisce cosa voglia fare e come. E a voler piacere a tutti non piace a nessuno.
    L’esito del referendum sembra abbia portato un po’ di stabilità, anche se il PD non ne è uscito benissimo. Spero che ora smetta di concentrare le proprie forze solo nell’opposizione a Salvini e inizi a darsi seriamente un verso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *