Secondo la nuova ricerca Eurostat 1 donna su 3 non studia né lavora

Arrivano i dati della nuova ricerca Eurostat sui giovan* 20-34enn* che non studiano né lavorano. L’Italia registra l’ennesimo pessimo primato, soprattutto per quanto riguarda il gap tra uomini e donne.

La ricerca Eurostat

Secondo l’ultima ricerca Eurostat la media europea di giovan* tra i 20 e 34 neet (neither in emplyment nor in education or training) è del 17,6 % contro il 29,4% in Italia e soprattutto l’8,2% in Olanda.

Secondo la ricerca la maggior parte dei ragazz* comincia a lavorare solo dopo aver completato l’iter formativo, a causa della difficoltà di conciliare studio e lavoro. Eppure attualmente per i giovani i tempi si sono sempre più dilatati; sempre più spesso si trovano a dover cambiare lavoro con la difficoltà di trovare una stabilità nel mondo lavorativo; a svolgere lavori part-time durante gli studi; e spesso a tornare sui libri per  migliorare la loro formazione una volta entrati nel mondo del lavoro. Non una bellissima prospettiva, no?

L’Italia è maglia nera per il gap tra uomini e donne

A tal proposito proprio la scorsa settimana discutevo con alcuni dei miei amici sull’ingiustizia che molte donne vivono una volta finiti gli studi. Tra stipendi più bassi, difficoltà di essere assunte se intenzionate a sposarsi ed avere figli e alta probabilità di non riuscire a trovare più un impiego una volta diventate madri, non si tratta di una prospettiva così allettante.

Eppure spesso si tende a non analizzare questo fenomeno per quello che è: l’ennesima discriminazione derivante da una società pensata dagli uomini per gli uomini, basata spesso e volentieri sui loro di bisogni. Si perché spesso si tende a pensare: “eh ma quella di diventare madre è stata una sua scelta”; come se questo giustificasse il fatto che per una donna diventare madre significhi rinunciare alla propria vita lavorativa, mentre per un uomo no.

Ebbene purtroppo è proprio questo ciò che emerge dai dati della ricerca Eurostat: se, infatti, per gli uomini, il tasso di NEET tende a scendere con l’aumento dell’età, per le donne è il contrario. Secondo la ricerca Eurostat le motivazioni sarebbero soprattutto tre: convenzioni sociali che attribuiscono maggior importanza al ruolo che le donne svolgono nella casa; la tendenza di molte aziende ad assumere più giovani ragazzi che ragazze; la difficoltà che le donne hanno a tornare nel mondo lavorativo una volta diventate madri e la differenza che, a parità di mansioni, esiste tra lo stipendio di un uomo e quello di una donna.

Secondo i dati Eurostat, in Italia la differenza tra ragazzi e ragazze neet sarebbe esagerata: 24% di uomini contro il 35% di donne che tra i 20 e i 34 anni non studiano né lavorano. Si tratta di dati davvero sconcertanti: in Italia una donna su tre rimane a casa (quasi sicuramente per badare a quei figli nati per la volontà di entrambi i genitori) senza un lavoro ne la possibilità di migliorare la propria formazione.
Arrivano i dati della nuova ricerca Eurostat sui giovan* 20-34enn* che non studiano né lavorano. L’Italia registra l’ennesimo pessimo primato, soprattutto per quanto riguarda il gap tra uomini e donne.



Quale società vogliamo aspirare a diventare?

Possiamo continuare a tollerare tutto ciò? E’ ancora accettabile che molte aziende preferiscano assumere ragazzi piuttosto che ragazze perché forse un giorno sceglieranno di diventare madri? Possiamo ancora tollerare che se una donna diventa madre tutto il resto automaticamente si colloca in secondo piano, mentre per il padre il discorso cambia? E se imparassimo a considerare le due figure come di eguale importanza? Se aumentassimo la durata del congedo parentale? Non si assumerebbero neanche più ragazzi? Possiamo tollerare che ad oggi moltissime donne rinunciano alla propria carriera, o al proprio desiderio di diventare madri perché in Italia, troppo spesso, le due cose sembrano essere inconciliabili?

La discriminazione che vivono le donne non è reale solo quando vengono violentate o uccise; essa non è da combattere solo quando si manifesta nella sua forma più spettacolare, che è inevitabilmente la conseguenza di un pensiero profondo ed estremamente radicato, più di quanto ognuno di noi creda. Le donne subiscono discriminazioni e violenze quotidiane, perché esse sono dislocate all’interno di una società intera, e si manifestano in tante, tantissime forme.

Obbligare le donne a scegliere se lavorare o diventare madre è inaccettabile; è inaccettabile perché viviamo in una società moderna, in cui la rigida divisione dei ruoli non ha ormai alcuna validità di esistere.  E continuare a pensare che le donne siano più portate degli uomini a prendersi cura dell’altro è un’infinita menzogna. Dovremmo dire più abituate, forse, più educate. E l’educazione, per definizione, non è intrinseca nel DNA.

Si tratta, inoltre, di un’infinita perdita che non danneggia solo chi è obbligato a prendere quella scelta, ma la società tutta. Che rinuncia; rinuncia alla possibilità di cambiare; di guardare il mondo da un’altra prospettiva; di permettere a tutt* i/le cittadin* di contribuire allo sviluppo di una società che ha un estremo bisogno di rinnovarsi, dal profondo, dalle fondamenta.

E tutto ciò mi porta a pensare. Perché molti si sorprendono quando le donne (soprattutto femministe) si arrabbiano, si infervorano quando si parla di certi argomenti? Che dovremmo fare? Parlarne pacatamente come se non si trattasse di continue ingiustizie che ognuna di noi subisce o subirà nella vita? Al contrario, mi chiedo io come sia possibile, che siamo solo noi ad infervorarci.
Arrivano i dati della nuova ricerca Eurostat sui giovan* 20-34enn* che non studiano né lavorano. L’Italia registra l’ennesimo pessimo primato, soprattutto per quanto riguarda il gap tra uomini e donne.



 

3 Thoughts

  1. Da attivista per la difesa dei diritti maschili, sono d’accordo con quello che hai scritto tranne per tre cose, esse sono:
    1) Tu scrivi: “”E continuare a pensare che le donne siano più portate degli uomini a prendersi cura dell’altro è un’infinita menzogna.”” A questo punto ti chiedo: se è falso che le donne sono più portate a prendersi cura dell’altro, perchè le insegnanti di ogni ordine e grado in Italia (ma anche in Europa) occupano l’87% di tutto il corpo dei docenti? La Scuola che dovrebbe essere il primo esempio da dare alle nuove generazioni che non deve esistere discriminazione di genere invece è la prima Istituzione dove soprattutto i ragazzi di sesso maschile (ma anche di sesso femminile) si accorgono che esiste una discriminazione di genere perchè si ritrovano circondati da insegnanti di sole Donne. Le quote azzurre in questo caso non vanno bene?
    2) Il vero dramma in Italia, seppure esiste una differenza % tra donne e uomini come in tutti gli Stati d’Europa, non è la differenza di percentuale tra uomini e donne che è in linea con la media Europea, ma il TOTALE (sia maschi che femmine) di chi non studia e lavora che è il più alto d’Europa. Questo è il vero dramma!!!
    3) Il Pay gap non può esistere per legge. L’attuale pay gap è il frutto di differenze lavorative: Gli uomini fanno i lavori più rischiosi e pericolosi e infatti muoiono oltre 1.100 uomini all’anno per incidenti sul lavoro (oltre il 98% del totale), ovviamente i lavori più rischiosi sono anche quelli che hanno un salario più alto, le donne sono libere di fare questi lavori, nessuna legge lo impedisce ma non li scelgono oppure non li possono fare perchè serve forza fisica sul campo e sarebbero penalizzate se confrontate con un uomo (esempio: lavori edili, lavori in miniera, etc..etc..).
    Inoltre molte donne scelgono volutamente il part time per dedicarsi ad altro (figli, famiglia, tempo libero, cura a se stesse, etc..).
    Pertanto affermare che le Donne sono biologicamente uguali all’Uomo è un enorme errore, anche mentale. Non mi riferisco a te perchè non lo hai detto sul tuo commento ma l’ho sentito dire tantissime volte da qualche femminista radicale (che non amo perchè tutti gli estremismi non mi piacciono, incluso le persone che pensano di essere gli unici depositari della verità).
    Per il resto sono d’accordo con quanto hai scritto.

  2. Avevo già lasciato un commento in modo educato e con dei dati statistici.
    È stato ignorato.
    Con rammarico noto che se non si è d’accordo si censura. Questo non fa onore alle femministe.

    1. Lei mi deve lasciare il tempo di leggere e rispondere ai commenti prima di attaccare per partito preso. Mi sembra che io abbia sempre risposto o comunque accettato i suoi commenti senza mai censurare nulla, quindi non mi sembra il caso di lanciare queste accuse. Per il resto continuo a non essere d’accordo.
      1) un tempo gli insegnanti erano solo uomini. Successivamente, anche in virtù della sempre maggior specializzazione e professionalizzazione degli studi, gli uomini hanno cominciato ad insegnare dalle scuole superiori in poi. Sono d’accordo con lei che sarebbe bello vedere più insegnanti di scuola primaria uomini, ma non vedo come questo possa esser colpa delle donne o del femminismo; non mi risulta che ci sia una così grande domanda di uomini che vogliono insegnare alla scuola primaria. Questo fenomeno non fa altro che reiterare lo stereotipo per cui le donne sarebbero più portate a prendersi cura dei bambini. Quello che vorrei cercare di far capire, a lei e non solo, è che non si tratta di una predisposizione naturale ma di un’educazione millenaria.
      2) Ovviamente il problema non riguarda solo il gap tra uomini e donne, ma anche quello. E non è affatto vero che l’Italia è in linea con la media europea: tra Germania, Francia, Olanda, Svezia e Italia ci sono differenze enormi, se poi vogliamo prendere a modello e assomigliare all’Ungheria, la Polonia, l’Estonia… faccia lei.
      3) vuole dire che un minatore o un muratore hanno uno stipendio alto? Quando si tratta di manovalanza, purtroppo, in Italia le cose non stanno proprio cosi. Lo stipendio di un minatore in Italia va da 1.189 euro ai 2.789. Inoltre il fatto che molte donne scelgono contratti part -time per dedicarsi ai figli, casa, genitori ecc è proprio ciò di cui parlo. Perché non facciamo che ogni tanto sia l’uomo a fare questa scelta? Perchè non è in grado? Io non credo proprio, e pensare il contrario mi sembra a dir poco discriminatorio. forse se smettessimo di pensare che le donne sono fatte per prendersi cura dei figli, i padri avrebbero quei diritti che lei lamenta essere inesistenti.
      Io non ho mai detto che la donna e l’uomo siano biologicamente uguali, anzi. Credo sia giusto rivendicare le differenze che caratterizzano l’uno e l’altro perchè le differenze sono una risorsa incredibile a cui poco attingiamo. Il problema è che spesso, essendo la nostra società pensata a “misura d’uomo”, i bisogni delle donne, derivanti da quelle differenze biologiche, non vengono abbastanza considerati. Basti pensare alla tampon tax.

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