Sede Ema:Amsterdam non è pronta e Milano ci riprova

Ema:non è pronta la sede di Amsterdam, Milano ha ancora una speranza

L’agenzia europea del farmaco non trova sede ad Amsterdam; dopo averla strappata a Milano per un soffio ora si intravede una nuova speranza.

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Il sospetto che Amsterdam non fosse pronta ad ospitare l’agenzia europea del farmaco Ema, dopo averla strappata a Milano per un soffio, è ora una certezza: l’edificio ancora non c’è, e il trasferimento di tutto il personale e le attività da Londra è destinato a subire ritardi e costi supplementari.

L’allarme arriva direttamente dal direttore esecutivo dell’Ema, Guido Rasi, e riapre la polemica: il governo italiano si dice pronto al ricorso, e la presidente della Camera Laura Boldrini, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il sindaco Beppe Sala tornano alla carica riproponendo Milano.

L’Ema è l’organismo cui spetta, secondo quanto riportato dalla stessa Commissione europea, il compito di promuovere e proteggere la salute dei cittadini e degli animali, valutando e monitorando i medicinali all’interno dell’Ue e dello Spazio economico europeo.

I suoi compiti consistono nell’autorizzare e monitorare i medicinali nell’Ue. Le imprese si rivolgono all’Ema per richiedere l’autorizzazione all’immissione in commercio unica, che viene rilasciata dalla Commissione Ue.

L’Ema collabora con le autorità nazionali di regolamentazione dei vari Paesi Ue (ad esempio, l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco), ma opera in modo indipendente.



Alla luce di quanto sta emergendo sull’assegnazione ad Amsterdam della sede Ema, fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che il governo intraprenderà ogni opportuna iniziativa presso la commissione europea e le istituzioni comunitarie competenti affinchè, anche a seguito di quanto dichiarato dal direttore dell’Agenzia, venga valutata la possibile riconsiderazione della decisione che vide Milano battuta al sorteggio finale.

In una conferenza stampa assieme alle autorità olandesi, Rasi ha infatti portato allo scoperto la situazione: il nuovo palazzo dell’ Ema non è ancora pronto, e la soluzione transitoria proposta dagli olandesi «non è ottimale», perché «dimezza» lo spazio della sede di Londra. Il che aggiunge strati di complessità al trasferimento e allungherà i tempi per tornare a funzionare regolarmente.

L’ Ema dovrà essere operativa ad Amsterdam dal primo giorno della Brexit, cioè il 30 marzo 2019, ma «il palazzo finale non sarà pronto per allora e quindi dovremo andare in una sede temporanea nella città», spiega Rasi.

Questo doppio trasferimento costringerà a investire più risorse, e prolungherà il ‘piano di continuità’, ovvero impiegheremo di più per tornare alle operazioni normali.

Nelle ultime settimane Rasi ha discusso con le autorità olandesi del palazzo temporaneo, bocciando le proposte iniziali. Gli olandesi hanno quindi dovuto cercare un’altra soluzione, che però non è quella ottimale.

Perché ci sono solo metà dello spazio rispetto ai locali di Londra. Ma siccome il tempo stringe, anche se questi edifici non sono ideali, sono la migliore opzione in base alle attuali costrizioni temporali.

Milano era pronta e operativa, sarebbe stato meglio decidere su elementi tecnici senza affidarsi alla sorte.

Bisogna porre la questione in Commissione Europea,lo ha scritto, anche, in un tweet la Lorenzin.

E il sindaco Sala ha annunciato di essere in contatto con il Presidente Gentiloni per valutare tutte le possibili iniziative.

Lo spazio di manovra è molto stretto, ma una possibilità, almeno sul piano della discussione politica, potrebbe venire dal Parlamento Ue.

Anna Rahinò

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