Il segreto di Jacinda Ardern, prima ministra pseudoprogressista

Che la premier della Nuova Zelanda sia la leader dei laburisti è innegabile. Il segreto di Jacinda Ardern, in questo e negli anni passati, però, non risiede certo in un progressismo radicale.

Il segreto di Jacinda Ardern per il Guardian è il suo conservatorismo. Eppure, Ardern è a capo di una nazione che noi tutti elogiamo per l’impegno sul clima, per le idee rivoluzionarie, per la gestione della crisi di Coronavirus. Anche se non possiamo sicuramente affermare che il Covid-19 in Nuova Zelanda sia stato frenato da misure di sinistra. Le idee che a noi sembrano estremamente progressiste, nel Paese di Ardern forse sono all’ordine del giorno. Allora servirà contestualizzare meglio.

Il referendum sulla cannabis

I dubbi sulle idee radicali di Ardern, dopo una scontata, ma comprensibile emozione che provoca vedere una donna di successo al governo di una nazione, sono iniziati dal referendum di inizio novembre. Il referendum conteneva due quesiti:

  1. Favorevoli o contrari all’eutanasia.
  2. Favorevoli o contrari alla legalizzazione della cannabis.

Colpisce che in un Paese così progressista si potesse contemporaneamente votare a favore dell’eutanasia per poi negare la legalizzazione della marijuana ricreativa. Si diceva quindi “no” a regolare la produzione e la vendita della droga più comunemente usata nel Paese.

I dubbi si sono rinfocolati nel momento in cui la Prima Ministra ha affermato di aver fatto uso di cannabis:

A very long time ago.

Perché Ardern, ministra laburista, dovrebbe voler sottolineare il suo distacco da una droga  per la cui legalizzazione i radicali di qualsiasi parte del mondo si battono?

Il segreto nascosto di Jacinda Ardern sulla lotta al Covid-19

E  poi lo straordinario risultato ottenuto rispetto alla pandemia. Una stretta decisa all’inizio per poi godere della libertà delle feste. Una stretta che sicuramente rivela un segreto: un certo grado di autoritarismo. Si trattava di un’emergenza (si tratta ancora di un’emergenza), questo è certo; eppure le misure di Ardern sono state molto più ferree di quelle, ad esempio, del nostro Paese.




Non parliamo di una critica alle modalità, che comunque hanno sortito risultati eccellenti – efficacia, oltretutto, riscontrabile anche nella Repubblica Popolare cinese -, ci riferiamo, invece, alla qualità delle misure: non eccessivamente libertarie. Questo genere di controlli, quelli più liberi, si sono invece tenuti in altri Paesi, come la Germania. E potremo tutti asserire che Merkel non è il prototipo della cancelliera radicale.

Nonostante tutto, si è continuato a parlare di Ardern come esempio progressista. A proposito del virus, non ci sono scorciatoie: ha vinto lo schema della gentilezza e dell’ammissione della colpa.

Ha parlato ai bambini:

Sarete felici di sapere che consideriamo la fatina dei denti e il coniglio pasquale lavoratori essenziali. (Aprile 2020)

Si è presa le sue responsabilità:

Ho sbagliato io. (Settembre 2020)

Questa la sua reazione quando è stata avvistata senza mascherina né distanza dagli elettori a cui stava concedendo un selfie.

La gentilezza, vera o finta che sia, ci ha resi miopi nei confronti di direttive molto (troppo?) simili a quelle di un governo conservatore.

La lotta al clima

Avete capito bene. La lotta al clima, non al cambiamento climatico. In assoluto, l’elemento della sua politica più osannato. Il segreto del successo di Jacinda Ardern, la leader progressista.

Eppure basterebbe dare uno sguardo al Climate Action Tracker, l’indicatore dei progressi di ogni Stato rispetto agli Accordi sul clima di Parigi, per notare una falla.

I patti erano semplici: entro il 2020 si sarebbe dovuto abbassare l’aumento della temperatura atmosferica almeno al di sotto dei 2°C e, se possibile, con le giuste risoluzioni, puntare al limitarlo a 1,5°C. Qual è il voto per la super green Nuova Zelanda? Insufficiente.

La Nuova Zelanda è al pari del Messico, dell’Europa, del Brasile. Esempi migliori sono l’India, l’Etiopia, il Kenya. E ancora più virtuosi Gambia e Marocco.

E allora chiediamoci, con un modo di dire forse un po’ semplicistico, ma che rende l’idea: è tutto oro quello che luccica?

Antonia Ferri

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