I selfie pericolosi contagiano Roma

Alla ricerca continua dello scatto più terrorizzante di sempre

Selfie sospesi a trenta metri di altezza sul Ponte Flaminio a Roma

Immagine Ponte Flaminio a Roma. Fonte: Ansa
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La parola selfie è ormai entrata nel vocabolario di tutti gli italiani. Foto scattate con piatti di cibo, vestiti alla moda, vicino a monumenti, infatti, sono solo alcune delle immagini reperibili sui social.




I selfie da brivido della capitale

Sarà la noia o forse quel terribile desiderio di apparire che spinge i giovani romani a scattarsi pericolosi selfie? Il Ponte Flaminio, uno dei più trafficati di Roma, grazie alla sua altezza di circa trenta metri è una delle mete preferite dall’esercito del selfie.

In realtà questa moda non è così recente perché da circa un annetto molti ragazzi cercano lo scatto da brivido. Sono stati molti i residenti della zona, infatti, che hanno più volte denunciato il fatto.

C’è anche un orario preferito per scattare la foto più cool: il pomeriggio inoltrato. È proprio questo il momento dove la luce migliore è capace di creare un’atmosfera fuori tempo.




Secondo le segnalazioni sono molti i ragazzi avvistati sul bordo del ponte che si danno il cambio sul parapetto.

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Perché questa continua ricerca del pericolo?

Nel 2013 l’Oxford Dictionary ha definito selfie come la parola dell’anno. Ebbene sì, perché tutti si scattano foto che nascondono un narcisismo unico e che sappiano sorprendere.

C’è chi cerca complimenti, chi vuole consensi, chi ha bisogno dei “like”. Ma perché rischiare la vita solo per sentirsi dire “bravo?” Superare i propri limiti e sfidare le leggi della natura per sentirsi importanti. Perché non esistono altri modi al mondo per sentirsi tali?

Secondo un’indagine sono circa 170 le persone che ogni anno muoiono alla ricerca del selfie più estremo. Foto scattate a ridosso di cigli di burroni, persone sospese su grattacieli, uomini vicino a incendi e così via.




E mentre sul Ponte Flaminio un susseguirsi continuo di ragazzi rimane con le gambe sospese nel vuoto c’è chi si preoccupa.

 

Elena Carletti

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