Nuovo Senato: 100, 101 o 106? Numeri in libertà…

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594570 : (Fabio Frustaci / EIDON), 2011-08-17 Roma - Aula del Senato (archivio) - L'aula del Senato deserta durante la presentazione formale della manovra - Roma 17 Ago 2011 L'aula del Senato deserta durante la presentazione formale della manovra Aula del Senato (archivio) (EIDON) - fotografo: Fabio Frustaci / EIDON
foto:giornalettismo

Se il referendum andasse in porto, sostengono i suoi ispiratori, avremmo un Senato composto di 100 senatori. 95 eletti in Comuni e Regioni e 5 di nomina presidenziale che possono o meno essere nominati.

Questo è quello che si sente in tutti i talk-show dove vanno i sostenitori del Sì. Nuova frontiera della comunicazione politica in salsa popolare e senza contraddittorio.

Meno spese e dimostrazione che si fa sul serio. Basta rimpalli tra Camera e Senato, tranne per pochissimi casi, il governo e la legislazione del Paese sarebbe in mano, e sotto la responsabilità, della Camera dei Deputati e del Governo che ha espresso.

Quindi è un problema di costi e lungaggini.

Per i costi effettivamente, posto che non hanno diritto all’indennità, i senatori produrrebbero un risparmio.Certo non si spiega in nessun punto del testo riformato che fine fanno le 14 Commissioni, che ai sensi dell’art. 22 del regolamento del Senato, hanno competenza  per diverse materie e che nella riforma non si legge che vengano abolite.

Avremo quindi 14 Presidenti, 14 vice Presidenti e tanti componenti di commissione. Per il cui pagamento, posto che non conosco politico che frequenti una commissione gratuitamente, avremo un costo rilevante. Dobbiamo ricordare che il Senato si autoregolamenta e la Camera non ha competenza per limitare i “gettoni” di presenza, la diaria o il rimborso delle spese di trasporto, vitto e alloggio del Senatore che, dalla sua regione o il suo comune, è comunque registrato in missione. Poi che lo paghi il Senato, come appare ovvio, o l’Ente presieduto è irrilevante. E’ un costo per la collettività.

Sulle lungaggini non mi soffermo perché se ne parla a sproposito. Conosciamo la capacità tecnica dei nostri politici di spulciare, tra leggi vigenti e leggi mai abrogate, fino a trovare il quid che li fa diventare indispensabili per ottenere il loro pass sul il provvedimento in discussione. Ed eventualmente esiste il diritto di sollevare un conflitto di attribuzione.

Ma andiamo al numero dei Senatori.

Premesso che nessuno si sogna di impedire la prerogativa Presidenziale di nominare, a sua scelta, cinque senatori e Mattarella sarebbe il primo che si priva di questa facoltà, bisogna considerare gli effetti del combinato disposto dell’Art. 2 del testo sottoposto a referendum che dice:

(Composizione ed elezione del Senato della Repubblica).

  1. L’articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente:
    «Art. 57. – Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.

Con l’Art. 39 che recita,

(Disposizioni transitorie). 

  1. I senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale permangono nella stessa carica, ad ogni effetto, quali membri del Senato della Repubblica. 

Quindi avremmo 95 eletti più sei attuali:

Mario MONTI  ;Elena CATTANEO ;Renzo PIANO ;Carlo RUBBIA ;Carlo Azeglio CIAMPI ;Giorgio NAPOLITANO

Il totale fa 101. Non 100.

Ma se Mattarella si avvale della sua prerogativa di nominare i suoi siamo a 106.

Carlo Mocera

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