I libici separano i bambini migranti dai familiari

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA

Nuove atrocità contro i bambini migranti: tra i sopravvissuti al naufragio del 3 marzo sono arrivati in Italia un padre e uno zio, che dichiarano di essere stati divisi dai loro bambini, ora detenuti in Libia.

Sabato 3 marzo la nave Aquarius ha soccorso 72 persone durante due diverse operazioni nel Mediterraneo centrale: tra le persone salvate erano presenti donne e bambini migranti, di cui alcuni si erano buttati in mare da un gommone, mentre altri erano a bordo di un’imbarcazione di legno in procinto di affondare.





Tra le 72 persone assistite dal team di soccorritori italiani ci sono anche un padre, che afferma di essere stato separato dal proprio bambino di 10 anni con cui viaggiava verso l’Europa, e uno zio, che dichiara che la nipotina, di soli 7 anni, gli è stata strappata dalle braccia mentre urlava:

“Zio, ti prego, non mi lasciare.”.

Gli operatori di SOS MEDITERRANEE e di Medici senza frontiere sono riusciti a mettere in contatto telefonico il bambino, appena giunto in Libia con i migranti riportati indietro, con il padre ancora a bordo della nave Aquarius.

Il padre ha lanciato un disperato dall’Italia per avere il ricongiungimento: il figlio oltre ad essere da solo in Libia è anche stato rinchiuso, come tanti altri bambini migranti, nel centro di detenzione di Tajoura.

https://www.facebook.com/sosmeditalia/videos/1999123807004270/





Secondo le testimonianze dei superstiti giunti ieri a Pozzallo in Sicilia, sono 21 le vittime del naufragio: tra loro ci sono almeno quattro donne, di cui una incinta; inoltre novanta sopravvissuti sono stati riporti in Libia dalla Guardia costiera libica, tra cui donne e bambini migranti.

A quanto pare i migranti, provenienti principalmente dall’Africa occidentale, sarebbero stati contesi tra Italia e Libia durante il salvataggio: la Guardia costiera libica, ha declinato l’offerta di assistenza dei soccorritori italiani nel primo soccorso a metà, mentre nel secondo non ha mai risposto agli appelli radio della nave Aquarius e ha effettuato una procedura molto pericolosa e non conforme al codice di navigazione.

Nicola Stalla, coordinatore dei soccorsi di SOS MEDITERRANEE, ha dichiarato a tal proposito:

“La nave Aquarius, l’unica nave di ricerca e al soccorso presente sabato e domenica nell’area, è stata impegnata nell’arco di 24 ore in complesse operazioni di ricerca e soccorso, da est a ovest in un tratto di circa 120 miglia nautiche. L’assenza di un dispositivo di soccorso adeguato una volta ancora ha avuto un costo elevato in termini di vite umane: almeno 21 persone sarebbero annegate perché non individuate e soccorse in tempo e non abbiamo notizie di una imbarcazione in difficoltà segnalata nella mattina di domenica. Infine, la condotta pericolosa e illegale di unità della Guardia costiera libica non fa che accentuare la pericolosità di questo tratto di mare, che è già il più mortale al mondo.”.





Ecco quindi le evidenti e tragiche implicazioni del calo degli sbarchi, ecco dove finiscono le donne, gli uomini e i bambini migranti, in fuga dalle guerre e dalla fame, che non riescono ad arrivare in Italia: nei centri di detenzione, dove i diritti umani non sono che un ricordo sfuocato.

Sophie Beau, vice presidente di SOS MEDITERRANEE International, ha detto:

“Da molti mesi situazioni inaccettabili continuano a ripetersi e ad aggravarsi sotto gli occhi delle autorità europee, sorde rispetto agli appelli e alla solidarietà dell’Italia. Invece di fornire una risposta alla mancanza di risorse per prevenire nuove tragedie in mare, l’Europa lascia che nella zona di ricerca e soccorso al largo delle coste libiche si dispieghi la massima confusione. Il risultato è la perdita di altre vite umane e il ritorno verso l’inferno per coloro che tentano di fuggire. Soccorritori e testimoni: la nostra presenza nel Mediterraneo è più che mai necessaria.”.

Forse però, anche se pare assurdo, il peggio deve ancora arrivare; con le novità politiche in corso, pare improbabile un coinvolgimento dell’Italia nella protezione degli immigrati e dei bambini migranti: nell’immaginario collettivo rappresentano ormai un insieme fastidioso, una banda di criminali generici.. non si parla più di donne, giovani uomini e bambini.. né tantomeno di esseri umani.

Così in effetti è più comodo distogliere lo sguardo.

 

Fadua Al Fagoush

Stampa questo articolo