Smettiamo di ignorare il problema della sessualità nei disabili

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I disabili hanno le stesse esigenze sessuali di un normodotato, ma sono da sempre ignorate dalla società

Se la sessualità non è più un tabù nella nostra modernissima società del ventunesimo secolo, lo è la sessualità nei disabili. Per quanto uomini e donne in carrozzina, ragazzini nati con malformazioni o persone affette da ritardi mentali sembrino asessuati, hanno le stesse esigenze sessuali di un “normodotato”, ma non hanno modo di soddisfarle, oppure vengono proposte loro delle soluzioni ancor più nocive della negazione assoluta.
C’è una scena del celebre film “La teoria del tutto”, in cui gli amici del giovane Stephen Hawking, ormai a uno stadio avanzato della malattia e quindi in carrozzina, si stupiscono del fatto che sua moglie sia incinta. Quindi, lo prendono in giro affettuosamente dicendo che “qualcosa ancora funziona”. Questo fa capire cosa avvenga nella testa delle altre persone nei confronti di una persona disabile: una dissociazione tra potenzialità sessuale e la persona, come se dovesse rinunciare a soddisfare quel lato dei suoi bisogni e avesse ben altro di cui preoccuparsi.

L’Italia, a differenza di altri paesi del nord Europa come Svizzera, Germania e Paesi Scandinavi, è campionessa nell’ignorare questo genere di problematiche, nello specifico con una sostanziale differenza: le donne vengono esortate a negarsi, nelle loro condizioni, qualsiasi approccio sessuale; gli uomini, a prescindere dai loro valori etici, vengono spinti tra le braccia delle prostitute, oppure ricorrono alla masturbazione come unica via di sfogo.
Inoltre, nel caso di ragazzini che ci sono nati con queste malformazioni e che quindi non hanno avuto esperienze pregresse, la masturbazione potrebbe non essere effettuata in modo corretto e quindi non generare piacere o addirittura portare a farsi male.



Possiamo però prendere esempio dagli altri paesi, e anche in Italia qualcosa comincia a smuoversi

 

La sessualità nei disabili è solo uno dei tanti muri che queste persone devono ogni giorno fronteggiare, basti pensare alla difficoltà a viaggiare per le persone in carrozzina. Però c’è dove si pensa a risolvere anche questo, ad esempio Svizzera gli assistenti sessuali forniscono regolarmente, dietro pagamento, esperienze sessuali ma anche carezze e massaggi erotici. Essi vengono accuratamente scelti anche in base al fatto che abbiano o meno una mentalità compatibile con questo lavoro, dopodiché vengono formati. 

La Gran Bretagna ha utilizzato dei fondi provenienti dal programma “Putting peolpe first” per pagare un viaggio ad Amsterdam a un ragazzo disabile di 21 anni, oltre che per pagare accompagnatrici sessuali e spettacoli di lap ad altri richiedenti.
A Torino, invece, è nato recentemente il primo gruppo di sostegno psicologico per persone con disabilità che si interrogano sulle tematiche di orientamento sessuale, in quanto soggette a una doppia discriminazione: da parte della società “normodotata” perché lesbiche o gay, da parte della comunità LGBT perché disabili. Qui l’intervista allo psicoterapeuta che ha tenuto il primo incontro del progetto.

Francesca Santoro

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