Sgombero di Casapound, Salvini frena Raggi: “Non ora, a tempo debito”

Pd e M5s hanno chiesto insieme di liberare l'immobile occupato

Simone Di Stefano, leader del partito di estrema destra Casapound, annuncia che querelerà i firmatari della mozione

linkiesta.it
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Il ministro Salvini ha frenato sulla richiesta del Consiglio comunale di sgomberare lo stabile di via Napoleone III occupato dal 2003 da Casapound.

Fonte immagine: contropiano.org

Stranamente insieme e concordi, i dem e i pentastellati hanno votato una mozione che impegnasse Raggi a liberare l’edificio occupato. Contrari alla mozione, Lega e Fratelli d’Italia. Non ci stupiamo. Il ricordo di quella cena tra amiconi che contava la presenza del ministro felpato e dei maggiori esponenti di Casapound e dell’estrema destra non si dimentica facilmente. Sorrisoni e complicità tipici di chi, di mettersi i bastoni tra le ruote, proprio non ne ha intenzione.

Ed è per questo che il vicepremier padano ha frenato sulla richiesta del Consiglio comunale. Si comincerà“a partire dai prossimi giorni dalle situazioni più pericolose per instabilità delle strutture e dove ci sono richieste di sequestro giudiziario in corso”. Casapound magicamente non compare nell’elenco.Lo stabile di Casapoundcontinua il felpato non mi risulta né fra quelli pericolanti né sottoposti a provvedimento giudiziari e verrà sgomberato a tempo debito. I tempi? “Chiedete al prefetto di Roma, è lui che ordina gli sgomberi”, replica.

Qui parte del testo della mozione.




Non è tollerabile che Casapound possa protrarre la propria occupazione in un edificio di pregio per svolgere attività che alimentano un clima di tensione in città, rifacendosi alle ideologie fasciste e alle politiche di Benito Mussolini, violando le normative che non consentono tali comportamenti. C’è necessità di proseguire il percorso di permuta dell’immobile finalizzato alla sua riqualificazione, avviando un percorso di confronto con la cittadinanza e le istituzioni territoriali per deciderne l’utilizzo futuro. CasaPound occupa da 15 anni il suddetto immobile di grandi dimensioni e ad oggi non è possibile escludere, anzi è probabile, che gli appartamenti all’interno della sede di CasaPound vengano affittati a terzi. Nessuna amministrazione e nessuna istituzione si è occupata di stabilire il danno erariale prodotto da questa occupazione. 




La replica del frecciato Di Stefano

Non è rimasto in silenzio il leader di Casapound Simone di Stefano.

Se si deciderà per lo sgombero, saremo disposti ad accettare 18 alloggi di edilizia residenziale pubblica alle famiglie occupanti. Altrimenti quelle famiglie con i bambini all’interno dello stabile troveranno i militanti a difenderle dallo sgombero. Mi risulta in ogni caso che ci siano almeno un’altra cinquantina di occupazioni romane precedenti a quella di Casapound. Siamo discriminati perché abbiamo idee diverse, ma la legge Scelba la applicano i magistrati e di certo non il Comune. Noi non attentiamo alla democrazia, ricordo che abbiamo avuto dei candidati alle elezioni.

Poi il leader di estrema destra minaccia di querelare i firmatari della mozione poiché “non esiste nessuna sede di partito in Via Napoleone III come certificato da verbale della Guardia di Finanza“. Strano, dato che, in vista delle ultime elezioni, lo stesso di Stefano aveva dichiarato che la sede legale del partito era proprio quella. Consapevole dello strafalcione, precisa: “Il Comune non è il proprietario quindi non ha nessun potere di richiedere indietro lo stabile”, che sulla carta è del Ministero dell’Istruzione.

L’occupazione però resta illegale e i consiglieri comunali lo sanno bene. I Cinque Stelle hanno ribadito in Aula che“il rispetto della legalità deve essere praticato da tutti con uguali diritti e doveri. Nessuno escluso”. Lo ha dichiarato il capogruppo M5s Giuliano Pacetti. “Casapound, in quanto partito politico, dovrebbe avere il buon senso di lasciare l’immobile autonomamente perché farebbe risparmiare ai cittadini il dispendio di risorse che uno sgombero comporta. Anche il Pd è su questa linea ed ha presentato una mozione condivisibile nei principi, seppur imprecisa. L’abbiamo sostenuta in modo che avessero i numeri e perché un’idea non ha colore politico ma è semplicemente buona o cattiva. Riportare la legalità è una buona idea.

Ilaria Genovese

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