Si salvi chi può dal gender

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Se non la smetti di fare i capricci ti do al gender che ti tiene per una vita intera, ma esattamente questa strana figura, misteriosa più dell’uomo nero e feroce più del lupo che si aggira nel bosco, cos’è? Semplice, una gigantesca balla che viene raccontata per garantire la prosecuzione di un’ideologia sessista che vuole il maschio spietato e prepotente e la femmina martire e remissiva.

L’ ideologia gender non esiste e bisogna tenere ben distinti il sesso dal genere, si da il caso che si può essere di sesso maschile e avere un’identità maschile o femminile oppure tutte e due contemporaneamente e questo non è da considerarsi per nessuna ragione come qualcosa di anomalo o di perverso eppure il gender continua a suscitare molta paura ai limiti del terrore.

La possibilità di introdurre nelle scuole l’educazione alla sessualità, all’affettività contro ogni tipo di preconcetto e di luogo comune resta nel nostro paese uno step ancora troppo faticoso da compiere ignorando come questa possa rappresentare la sola soluzione per ridurre i casi di bullismo, di abusi ma anche di gravidanze non volute e di malattie sessualmente trasmissibili.

Affrontare nelle scuole argomenti come masturbazione, Hiv, sentimenti, precauzioni, emozioni, serve per acquisire una maggiore consapevolezza sui diritti  umani, serve per migliorare l’empatia, serve per sviluppare un pensiero critico necessario per costruire in futuro relazioni sane basate sul rispetto e sul consenso.

La mentalità cattolica punta sui timori di alcuni genitori utilizzando alcune sciocchezze che descrivono il gender come un piano diabolico della lobby gay  illuminata che vuole imporre al mondo di diventare omosessuale declamando le inesistenti differenze tra maschi e femmine.

In Lombardia è nato addirittura uno sportello Famiglia, con un suo numero verde, per segnalare casi di indottrinamento gender nelle scuole. L’assessore alle Culture, identità e autonomie della Regione Cristina Cappellini c’ha tenuto a precisare però che non si tratta nel modo più assoluto di uno sportello anti-gay ma di un prezioso strumento di informazione e di ascolto pro famiglia.

In realtà quello che deve essere portato nelle scuole è una riflessione decisamente diversa, quella secondo la quale maschi e femmine non possono essere ridotti a banali stereotipi e la scuola necessita di pratiche educative che prevedano il rispetto verso il prossimo, che abbraccino la diversità, che favoriscano il dialogo e la comprensione in modo che sia chiaro sin da subito che oltre a una vagina e a un pene esistono persone.

Guardandoci intorno è evidente che, in un contesto così bigotto animato da questo irrazionale terrore,  il nostro Paese sia uno dei primi per casi di violenza, di stupri, di femminicidi e di bullismo, le istituzioni educative devono sentire l’obbligo di intervenire davanti a questi esempi di oscurantismo culturale, favorendo una percezione autentica della realtà.

I bambini di oggi domani vivranno in un mondo abitato da gay, lesbiche, transessuali, eterosessuali, bisessuali e queer ed è giusto che crescano senza avere paura dell’omosessualità ma liberi di essere e soprattutto consapevoli del fatto che non si diventa né si sceglie di essere gay e che, uomo o donna, la cosa importante è amare ed essere amati e poco importano le carni di cui è rivestito il corpo che baceranno.

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