Si toglie la vita in fabbrica a 51 anni a causa del troppo lavoro

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Claudio Quadrini, uomo di 51 anni faceva il magazziniere presso la Rosati di Leinì, di recente acquistata  da un gruppo tedesco, la la WingFan.

Da quando è subentrata la nuova gestione aziendale, 10 persone sono state licenziate e nuovi licenziamenti turbavano l’animo dei poveri operai, che per non perdere il proprio posto, accettavano a malincuore di lavorare il doppio, tanto da dover spesso rinunciare alla pausa pranzo!




Claudio lavorava in quella maledetta fabbrica da circa vent’anni, tanti, forse troppi per trovare il coraggio di cambiare, la situazione per lui negli ultimi tempi era diventata insopportabile e così un giorno rimasto senza colleghi nei paraggi, ha deciso di impiccarsi nel magazzino della fabbrica e con il suo disperato gesto lanciare un messaggio di vergogna a tutti noi, perché è solo colpa nostra come popolo se questi episodi accadono.

Claudio non è solo morto di troppo lavoro, ma anche di solitudine, poiché oggi, a differenza degli anni 60/70, nessuno tutela più i lavoratori, nessun parla nemmeno più di diritti.

Tutti hanno paura, tutti accettano lavori di merda per poter restare sulla cresta dell’onda, oggi conta più esibire la macchina nuova pagata con 10 anni di rate che avere una dignità.

Apparire, vogliamo solo apparire, e siamo disposti ormai a farci rubare la vita pur di dimostrare agli altri che noi possediamo questo e quello, la verità è che non ci interessa avere dei diritti, siamo bestie tecnologiche perché fin da piccoli ci hanno abituati a “non avere tempo” e noi indottrinati, lo abbiamo accettato come normale, tant’è che non si sente un giovane lamentarsi dell’attuale situazione, al contrario, gli uomini di mezza età come Claudio, ancora hanno a cuore un Paese migliore, dove la gente si incontra, ride scherza e canta, lavora si, ma lavora per costruire un futuro, per dare qualcosa ai figli che verranno, ma noi?



Per cosa lavoriamo se non per i nostri capricci materiali?
 

Claudio si è impiccato a 51 anni nel luogo di lavoro, al “guadagnarsi da vivere” a preferito guadagnarsi il riposo eterno, perché forse, oltre al lavoro crudele e schiavista a cui era sottoposto, era pure stufo di vivere in un Paese tanto sordo, smarrito, e così lontano da un sentimento puro di “umanità“.

Mi auguro che il gesto estremo di Claudio non sia stato inutile, ma che al contrario accenda la miccia del cambiamento, perché nell’anno 2017 è intollerabile morire di troppo lavoro, nell’epoca in cui la tecnologia delle macchine che noi stessi abbiamo progettato, ci permetterebbe (senza l’avidità padronale) di produrre tutto il necessario lavorando al massimo 3 ore al giorno a pieno stipendio.

Altrimenti per cosa le abbiamo inventate a fare le macchine, se non per toglierci la fatica di dover lavorare?

 

Daniele Reale




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