Siamo usciti vivi da sotto un treno e quasi non ce ne siamo accorti

Quasi per miracolo siamo usciti vivi da sotto un treno chiamato “governo gialloverde”. Ma in un paese normale che fine avrebbero fatto Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, protagonisti principali di quella ridicola ammucchiata fatta da contraddizioni, cospirazioni e continui dispettucci? Probabilmente da nessun’altra parte oggi sarebbero segretari di partito o addirittura, come nel caso di Di Maio, ministro degli esteri. Allo stesso modo, con la consapevolezza di poter essere più sfortunati della prima esperienza, nessun’altro paese rimarrebbe in un’attesa così disinteressata del prossimo treno.


Soltanto ora a due anni di distanza ci stiamo accorgendo delle fratture e delle tumefazioni che abbiamo riportato nei 461 giorni del governo “Giuseppe Conte – Matteo  Salvini – Luigi Di Maio”, un puttanaio ideologico e operativo che ha rivaleggiato a pieno titolo con il Gran Consiglio del Fascismo.
Basterebbero poche istantanee per rendersene conto, prima tra tutte l’orgogliosa presentazione del mercimonio legislativo più sfacciato a memoria d’uomo che oggi i tre bellimbusti rinnegano a turno con altrettanta sfacciataggine: il Reddito di Cittadinanza, Quota 100 e i Decreti Sicurezza.
A quello schifo, non diverso nella sostanza dalle contrattazioni con le povere ragazze nigeriane sulle vie consolari e nella forma identico a un suntuoso lupanare pompeiano, possiamo aggiungere altre immagini significative come i selfie ai funerali delle vittime del ponte Morandi, l’esibizione di Cesare Battisti come trofeo di caccia, i sequestrati della Gregoretti, la Digos che strappa i cartelloni… Mi viene da vomitare soltanto a pensarci.
In un paese normale i protagonisti di una simile lurida ammucchiata sarebbero scomparsi nei cassonetti della raccolta differenziata inseguiti dalle pernacchie dei loro stessi sostenitori e invece eccoli lì senza vergogna, due segretari di partito e uno addirittura ministro degli esteri, a rivendicare l’esatto contrario di ciò che hanno fatto.
Siamo usciti vivi da sotto un treno, ma se non ci togliamo dai binari potrebbe arrivarne un altro molto presto.

Mario Piazza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *