Siesta obbligatoria a Goa (India): la curiosa promessa di un politico locale

Si chiama susegad (“atteggiamento rilassato”) ed è in suo nome che il politico e membro della Goa Legislative Assembly Vijai Sardesai vuole istituire la siesta obbligatoria a Goa, uno dei 29 stati federati dell’India. Solo, naturalmente, se vincerà le elezioni. Un obiettivo molto caro a Sardesai, che a inizio dicembre ha già dato il via alla campagna elettorale per il voto del 2022.

La promessa della siesta obbligatoria a Goa è una provocazione, ma c’è da dire che i goani hanno sempre preso il pisolino molto sul serio.

Tutta “colpa” del Portogallo, che nel 1510 si impossessò di Goa, controllando la regione fino al 1961. L’architettura coloniale e la presenza della più grande comunità cattolica indiana sono alcuni tra i lasciti di questo lungo dominio. Lo è pure il susegad, che deriva dal termine portoghese sossegado (“tranquillo”). E sì, il riposo pomeridiano sembra essere uno dei suoi capisaldi. Nelle ore più calde (tra le 13.00 e le 17.00) i negozi sono chiusi e contattare qualcuno durante la siesta (come dicono i goani) è considerata maleducazione. Non solo sonnellini: seguire il susegad significa anche essere in grado di apprezzare i piccoli piaceri della vita.

siesta obbligatoria a Goa
Il mercato hippie di Anjuna.
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Negli anni ’70, l’atteggiamento indulgente di Goa fu una calamita per gli hippie alla ricerca di spiritualità. I loro viaggi in India si concludevano sulle calde spiagge goane, dove nacquero nuove sonorità musicali, come la goa trance. Il mito della Goa hippie è scemato a poco a poco a causa di guerre ed interventi governativi. Risale ad una decina di anni fa la messa in regola di tutte le traballanti attività economiche degli hippie.

L’eco degli anni d’oro della Goa hippie ha contribuito ad alimentare un discreto e costante flusso di turisti stranieri.

Goa raccoglie infatti circa il12% sul totale dei turisti stranieri che giungono in India. Gli arrivi dall’estero, tuttavia, hanno iniziato a diminuire a partire dal 2015. Il motivo? Spiagge sporche e affollate, inquinamento e spazzatura che dilagano, prezzi alti, mancanza di sicurezza – soprattutto per le donne (non che quest’ultimo sia un problema solo di Goa). Una situazione di degrado che non scoraggia, invece, un crescente aumento del turismo nazionale.

Oltre al turismo, l’economia di Goa trae sostentamento dal settore estrattivo, con miniere di ferro, bauxite, manganese, ghiaia, calcare e silice. Le esportazioni di ferro di Goa corrispondono al 39% dell’intera India. L’attività di estrazione del ferro, tuttavia, non è in alcun modo regolamentata e mette continuamente in pericolo la salute dei goani e l’equilibrio dell’ecosistema. In alcune zone di Goa le industrie metallurgiche estraggono illegalmente, senza i necessari permessi.

Corruzione, degrado e inquinamento: sono questi i più grandi problemi di Goa. E Sardesai (almeno a parole) avrebbe tutta l’intenzione di risolverli.

Vijai Sardesai è infatti il leader del Goa Forward Party (GFP), un partito indipendente regionale nato nel 2016 con lo scopo di sviluppare e preservare Goa e la sua identità, fondata sul susegad.

siesta obbligatoria a Goa
Spiaggia di Colva. Le palme sono il simbolo di Goa e del GFP.
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Non c’è niente di hippie o indolente nei 24 punti del programma che il GFP ha esposto per le elezioni del 2017. Al ritmo del motto Goem, Goemkar, Goemkarponn (“Goa, goani e identità di Goa”), il manifesto del GFP prevede, tra le altre cose,  sostegno ai disoccupati, costituzione di società goane per la gestione del settore minerario, interventi a favore dello sport (compreso lo yoga) e della creazione di aree verdi, WiFi gratuito, tolleranza zero nei confronti delle droghe, raccolta dei rifiuti porta a porta e protezione della palma da cocco (il cui frutto è il simbolo del partito) e leggi a favore di Goa.




La presenza del GFP ha creato non poche noie durante le elezioni del 2017. Il partito più votato, l’Indian National Congress (INC, la formazione di centro-sinistra guidata da Sonia Gandhi), non aveva raggiunto la quota minima per poter governare autonomamente. Dopo aver cercato di allearsi (invano) con l’INC, il GFP si è spostato a destra, supportando insieme ad altri piccoli gruppi il Bharatiya Janata Party (BJP). Sardesai aveva motivato la nuova alleanza sostenendo che il BJP di Goa sarebbe “diverso rispetto a quello nazionale”.  Si è così formata una composita maggioranza, da cui il GFP si è infine distaccato. Lo scorso giugno Sardesai si è scusato ufficialmente con i goani per avere supportato un governo “inefficiente, non trasparente, irresponsabile”.

Il GFP, al momento, si prepara ad affrontare le elezioni del 2022 da solo e, con la proposta della siesta obbligatoria a Goa, ha già in parte annunciato il suo programma elettorale.

Se Vijai Sardesai vincerà le prossime elezioni, a partire dal 2022 tutti gli abitanti di Goa potrebbero avere il diritto-dovere di godersi un pisolino di un’ora tra 14.00 e le 16.00, ogni giorno. Perché, come afferma Sardesai:

 Il riposino pomeridiano è una parte integrante del susegad. È scientificamente provato che un breve sonnellino (o siesta) migliori la memoria e l’umore, aumenti il rendimento lavorativo e ti renda più vigile.

In effetti, la scienza è dalla parte di Sardesai: uno studio dell’American College of Cardiology ha dimostrato che un pisolino dopo pranzo – di massimo 20 minuti –  ha effetti benefici sulla circolazione sanguigna. Studi compiuti presso l’Università del Saarland confermano invece gli effetti positivi del pisolino sulla memoria.

siesta obbligatoria a GoaRiposare, infatti, non significa prendersela comoda. «Rispettiamo ancora le nostre scadenze» sostiene Sardesai secondo il The Indian Express. «Sussegad non significa che non rispondiamo o non siamo attivi quando si tratta di controversie sociali e ambientali che ci riguardano».

Bisogna attendere il 2022 per sapere se la promessa della siesta obbligatoria a Goa diventerà realtà.

Certo, includere la “promessa del pisolino” in un programma elettorale è un tantino azzardato. Un gesto che il The Guardian non tarda ad avvicinare – neanche troppo tra le righe – ad una colpevole indolenza, come quando si riferisce alle attività aperte a Goa dagli indiani di altri stati, che commettono “l’oltraggio” di aprire il pomeriggio e la domenica. Scava più a fondo, invece, il già citato The Indian Express, che comunque sottolinea come sia impossibile prendere sul serio la promessa di Sardesai.

Promessa che sembra essere legata anche ad una serie di “paure da invasione“. «Le nostre attività» dice Sardesai «sono state lentamente rilevate dai commercianti marwari (indiani del Rajasthan, ndr), a cui piace lavorare anche la domenica. Tengono i negozi aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7». Insomma, tra turisti e immigrati, il timore di Sardesai e di altri goani è che il susegad  finisca con l’essere dimenticato.

Non ci resta che attendere pazientemente il 2022 per sapere se ai goani sarà concesso il diritto al pisolino. Nel frattempo, questa insolita promessa elettorale ha avuto un’eco globale, come deve avere un po’ sperato Vijai Sardesai. Che comunque di certo non perde il sonno: ogni giorno stacca il telefono per godersi una siesta di almeno trenta minuti.

Rachele Colasanti

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