Sigaretta elettronica: aggiornamenti dell’Istituto Superiore della Sanità

Immagine: Wikimedia Commons
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Tempo fa, riportai gli studi compiuti sulla sigaretta IQOS e trattai la questione della promozione del prodotto.
L’analisi effettuata rese note, più che altro, le problematiche sull’uso che se ne fa; difatti, la questione principale è sempre la medesima: disinformazione e moda possono diventare un connubio gravoso. Vendere un prodotto come “la soluzione” non è mai la scelta giusta, soprattutto se si parla di salute; certo, favorisce una buona spinta alle vendite, ma d’altro canto le conseguenze non si fanno attendere.

Il Ministero della Salute e gli assessorati regionali di tutta Italia hanno ricevuto la segnalazione dall’Istituto Superiore della Sanità (Iss), che sottoscrive, senza ombra di dubbio, un’allerta di grado 2 – l’intermedio è sui 3 gradi; le dichiarazioni scientifiche, che hanno posto la sigaretta elettronica al centro di un dibattito, trovano finalmente il loro fondamento. Di base, l’accortezza principale riguarda i liquidi utilizzati: ricordiamo l’attuale situazione negli Stati Uniti, dove pare che l’abuso di alcune miscele abbia portato a salute cagionevole e morte; anche qui, ci troviamo di fronte ad un problema comportamentale.





Le segnalazioni ricevute dall’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze di Lisbona hanno certificato, come suddetto, il grado 2 su 3, delineante il rischio di lievi danni per la salute; non solo: si parla anche di mercato illecito e diffusione di sostanze controindicate da venditori non autorizzati – segnalati dai Centers for diseases control (Cdc). Gli USA registrano circa 1300 casi e 26 morti da polmonite chimica, soprattutto tra i più giovani. La maggior parte ha utilizzato prodotti per e-cig contenenti THC (tetraidrocannabinolo) o mescolato i vari agenti.

Dunque, torniamo al nocciolo della questione ancora una volta: economia e società; una continua collisione.
Il problema comportamentale si supera, essenzialmente, con una forma di educazione; non che ora si debba parlare di scuole serali inerenti al consumo di sigarette elettroniche, ma perlomeno una vendita più trasparente e sensata. Di fatto, la promozione esercitata i primi mesi ha reso la sigaretta elettronica “scettro della salute” piuttosto che un banale mezzo per combattere il tabagismo. Confondere uno strumento diretto ai fumatori accaniti con l’ampolla del piccolo chimico è un errore quasi comico – se non fosse per il prezzo pagato.

Insomma, si parla di fumi che interagiscono sul tessuto polmonare a prescindere. Certo, può essere un buon modo per darsi una regolata, ma al tempo stesso non può divenire l’eccezione per “svapare” e abusare; socialmente parlando, buona parte dei ragazzi hanno perso di vista l’obiettivo principale per cui una sigaretta elettronica trovi la sua utilità. Al contrario, lo strumento ha portato alla luce nuove occasioni d’incontro sociale e moda; nulla di male, anzi.
Peccato che la disinformazione sia sempre la prima a mettere i puntini sulle i; evidentemente fumare è diventata una prerogativa che va ben al di la della semplice “cicca dopo il caffè”. Forse abbiamo scelto la strada più difficile.

Eugenio Bianco

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