Silfra, Il paradiso tra i due mondi negli occhi del subacqueo Fitzsimmons

Una mano a toccare l’Europa, l’altra sul Nord America, la profondità degli abissi intorno a sé. No..non sono manie di grandezza, non è il riferimento a qualche gioco in miniatura, né un film o un’esagerazione. E’ l’incredibile ed emozionante esperienza provata, tra gli altri, dal subacqueo Scott Fitzsimmons  nella faglia di Silfra. Il paradiso tra i due mondi nelle acque a largo dell’Islanda.




Patrimonio naturale dell’Unesco – figura tra le meraviglie naturali più suggestive del nostro pianeta – la faglia di Silfra, situata nelle profondità del lago nel lago Þingvallavatn in Islanda, è il fiore all’occhiello del Þingvellir National Park. Per i temerari in grado di resistere alle gelide temperature e ad un’immersione…pungente, lo scenario è da mozzare il fiato: le sue acque sono le più trasparenti e limpide al mondo, proprio grazie alle fredde correnti nordiche. Oltre 100 metri di visibilità per una esperienza indimenticabile a stretto contatto con una natura selvaggia e incontaminata.

Il portale tra i due mondi

Non è questo, però, a rendere Silfra un luogo unico al mondo. La faglia divide infatti la placca euroasiatica da quella nordamericana. E’ la porta tra i due mondi, l’unico posto al mondo dove è possibile toccare contemporaneamente due continenti allo stesso tempo. Le placche, ogni anno, si avvicinano e si allontanano di circa due centimetri, per questo nella zone si rileva una alta attività sismica con cadenza decennale. Ciò non impedisce ad appassionati di archeologia, geologia e immersioni di avventurarsi nelle tre sezioni nella quale è divisa la fessura: il salone, la laguna e la cattedrale. Quest’ultima, in particolare, è il punto perfetto per vedere Europa e Nordamerica incontrarsi.

Tra questi Scott Fitzsimmons, che ha immortalato la sua immersione nella faida  di Silfra con una foto da annali. In fondo, per dirla con le parole del subacqueo, “è uno dei pochi posti dove non si ha bisogno di Photoshop per venire bene in foto”

Beatrice Canzedda

 

 

 

 

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