Silvia Romano «impiccatela». Ma Nico Basso è solo la punta dell’iceberg

No, davvero: è doveroso rendere omaggio ad opinioni di tal calibro.
Il consigliere comunale di Treviso si è esibito in uno scivolone indescrivibile, banale anche solo da sottolineare; ma andrebbe commentato e ricommentato.
Il rimpatrio di Silvia Romano, noterà il lettore, ha destato uno scalpore fuori dal comune, specialmente per ciò che concerne la sua conversione; la questione del velo, tra l’altro, ha doverose radici storiche, al di là dello stereotipo islamico e non precisate da buona parte della cronaca giornalistica.

Ci sono ancora dei punti “oscuri” nella vicenda di Aisha…o forse no! Forse non c’è proprio nulla da aggiungere e, tra una settimana o due, la maggioranza cittadina si sarà dimenticata della sua esistenza; anche questo un classico.
Tuttavia, le condivisioni sui social restano, perfino quando vengono cancellate: tra i tanti insulti – alcuni quasi impronunciabili – che hanno travolto la ragazza, godiamo di un esempio fuori dal comune – ma non fuori dal coro.

Nico Basso si è lasciato andare ad un impeto Facebookiano, ammaliando i propri follower con un breve, incisivo aforisma: un semplice «impiccatela»; certo è che Silvia Romano resti ancora un’ex prigioniera e, fortunatamente, non tra le vittime comuni di questo genere di scambi. Stiamo parlando di trattative lunghe, sul filo del rasoio, in cui riportare a casa una connazionale appare il risvolto più improbabile. 




Invece è qui, tra noi: in carne e ossa. Certamente un epilogo di cui andare fieri.
Eppure, non basta. Il nostro piccolo, tarlo antropologico resta indenne: la paura del diverso, di ciò che ci appare più come bestia che uomo; le generalizzazioni culturali, forse il peggio di questo delirio ideologico: concepire usanze e riti in un’ottica unilaterale, a costo di sbattere ogni cosa, ogni singolo essere umano all’interno del grande vaso di Pandora.

Già una volta trattai l’argomento con il lettore: la paura odierna non ha più un unico risultato, il principio biologico dell’autoconservazione; oggi, muta e si scontra con un mondo che prosegue la propria linea naturale, lasciando deliberatamente in disparte la linea della storia umana, troppo impegnata a guardarsi le spalle; impegnata a tal punto da gettare curiosità e sapere nella pattumiera, denigrando il senso di spiritualità – che tanto millanta -, denigrando il senso di libertà e rispetto – di cui tanto si vanta.

Silvia Romano, in un Paese come il nostro, in un mondo come il nostro, può tranquillamente prendersi un «impiccatela» senza che l’indignazione campi per non più di due giorni. 
In un mondo dove l’ideologia dell’autodistruzione è l’unica a persistere, anzi trova giustificazione, diviene un nuovo grido di battaglia; la politica si specchia con il cittadino e viceversa, uno scambio di opinioni sterile in cui predilige lo scandalo, ma non l’approfondimento.

Nico Basso è solo la punta dell’iceberg e questo lo sappiamo tutti, dal primo all’ultimo; solo non c’importa abbastanza. È solo una terrorista; solo una donna.
Solo routine.

Eugenio Bianco

 

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