Siri, Apple sotto inchiesta: un’altra apologia sulla privacy

Immagine da: PxHere
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Il dilemma della privacy – Durante il monitoraggio di Siri, l’assistente vocale, il personale di Apple ascoltava conversazioni private; l’azienda sarà costretta a modificare la politica sulla privacy.

Nel prossimo autunno, infatti, gli utenti decideranno se acconsentire o meno alla funzionalità di Siri, anche se questo risolve solo un problema di facciata.
In effetti, discorsi sulla privacy sono già stati affrontati il 2 agosto nel medesimo ambito e tutt’ora resta un argomento aperto; la notizia del licenziamento di ben 300 dipendenti rende nota la portata dell’episodio: difatti, la valutazione in corso avrebbe esposto numerosi utenti a contesti decisamente privati.

Per portare a termine in modo più accurato operazioni personalizzate, Siri raccoglie e archivia determinate informazioni dal dispositivo. Ad esempio, quando Siri incontra un nome poco comune, potrebbe utilizzare i nomi dei tuoi Contatti per poterlo riconoscere correttamente

Questa è una porzione di quanto scritto nella lettera di scuse” sul sito Apple. E’ un passaggio interessante e che sottolinea l’ovvio: chiaramente Siri, come del resto altre applicazioni o programmi che interagiscono direttamente con l’utente nelle sue funzioni, ha bisogno dei dati a sua disposizione. Durante il monitoraggio del sistema vocale, Siri ha fatto affidamento a ciò che era facilmente percepibile e confrontato con quanto aveva nella memoria; chiaramente questo accade in continuazione, ogni qual volta l’assistente intelligente viene utilizzato.




Stessa cosa, come sovrascritto, per quanto riguarda altri programmi o applicazioni: avrà presente il lettore di quando, perfino a seguito del download di un semplice gioco, venga richiestogli di acconsentire alla condivisione dei propri dati; avviene anche con numerosi programmi: per esempio Skype richiede l’accesso alla propria fotocamera, il che è banale. La questione dei dati sensibili, insomma, è ancora aperta e dibattuta.

Siri, al contrario, è l’assistente già perfettamente funzionante ed autonomo all’interno dello smartphone. Ogni azienda ha la sua piccola “mascotte”: ad esempio Alexa, Cortana e chiaramente Google. Parliamo per esempio di quest’ultimo: Google sa perfettamente dove siamo, cosa ci piace, con chi interagiamo, perfino delle nostre “prodezze” nella modalità di ricerca in incognito – che tutti credono intoccabile.

Questo perché siamo noi stessi ad interagire ed affidarci all’azienda; basta avere un portatile ed un semplice account, Google Maps sul cellulare; perfino una semplice casella e-mail. Per non parlare delle pubblicità: come mai alcune di esse sembrano così conformi ai nostri gusti o alle nostre scelte “private”? Magari ad acquisti fatti recentemente su Amazon, oppure a prodotti semplicemente visualizzati nel motore di ricerca? Queste non sono coincidenze, ma un vero e proprio mapping gestito dalle aziende, che monitorano le nostre inclinazioni ai fini commerciali.

Ricorderà il lettore la faccenda che ha visto Mark Zuckerberg protagonista di un vero e proprio processo. Lo scandalo di Cambridge Analytica ha mostrato al mondo due dettagli importanti: il primo è la facilità con cui abbiamo ceduto la nostra vita privata, la linea sottilissima che sussiste tra ottimizzare le interconnessioni della rete e svendere la propria privacy in un bicchiere d’acqua; il secondo e più importante è l’impreparazione delle cariche istituzionali. Il processo a Zuckerberg al Congresso USA ha dimostrato l’assoluta leggerezza con cui ci si è esposti verso realtà virtuali così vicine a noi.

Siri, da questo punto di vista, non rappresenta nemmeno la punta dell’iceberg: sono numerosi gli utenti inconsci di quanto condividano ogni giorno della loro vita; io stesso non posso certo esimermi, poiché rendersi conto di ciò vuol dire assumersi delle responsabilità fondamentali – e consciamente.
Il mondo moderno è ormai da decenni incline ad una quotidianità ricca di informazioni ma, soprattutto, facilitazioni. Avere un assistente vocale può sembrare effettivamente utile, anche se questo concetto, a lungo andare, diviene molto relativo nella routine di ognuno. Il massimo che posso consigliarvi, per ora, è di evitare un futuro da fuorilegge: non avreste dove nascondervi.

Eugenio Bianco

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