Siria: è di nuovo crisi idrica. L’oro blu nel mirino di Erdogan

Ad Hassaka, nel nord-est della Siria, è di nuovo crisi idrica. L’allarme dalle Nazioni Unite: per un mese a rischio 1 milione di individui.

Ci risiamo.
Il regime di Erdogan continua a sfoderare la guerra all’oro blu come arma per indebolire la regione siriana di Hassaka.
Ammontano a venticinque le pericolose reiterazioni della strategia di Ankara che già dal 2019 controlla la stazione idrica di Allouck (Hassaka).
L’ultimo intervento risale a gennaio 2021 quando la quantità d’acqua erogata nel territorio siriano è stata ridotta a 200 metri cubici per secondo. Molto meno rispetto a quanto stabilito dall’accordo raggiunto tra Siria e Turchia nel 1987 per un totale di almeno 500 metri cubici.

Le conseguenze

Questa ennesima offensiva messa in atto da Erdogan oggi spaventa molto.
Infatti, la totale mancanza d’acqua che la popolazione siriana sta affrontando in questi giorni coincide con temperature da capogiro, fino a punte di oltre quaranta gradi.

Non solo.
La prima diretta conseguenza di questa estenuante crisi idrica potrebbe essere una duplice catastrofe, sia in termini umanitari che ambientali.
Infatti, da un lato i civili sono spesso costretti ad attingere a pozzi di fortuna da cui l’acqua risulta essere non sempre potabile o comunque non adatta al soddisfacimento delle primarie esigenze igienico-sanitarie.
Dall’altro, la sistematica mancanza d’acqua, comporta siccità e con sé carestia.
Non di rado, la popolazione è indotta ad abbandonare i terreni coltivati per l’impossibilità di ricorrere ad adeguate risorse d’irrigazione.

Il versante economico d’altro canto non è certo rassicurante.
I civili sono costretti sempre più di frequente ad acquistare acqua alla stregua di altri beni primari, pagando tuttavia prezzi esorbitanti.

Gli aiuti

Ammonta a 2,5 milioni di dollari la cifra stimata  per l’attuazione di un processo di osmosi inversa  necessario per la filtrazione dell’acqua e per consentire un aumento significativo del suo trasporto.
Fortunatamente,  non sono mancati gli interventi di diverse organizzazioni umanitarie che ad oggi  hanno distribuito acqua  a circa 170 mila persone.

        Giada Mulè

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