La Turchia non perdona: i curdi si devono arrendere

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La Turchia contro tutti: in Siria gli attacchi turchi hanno suscitato la disapprovazione degli alleati americani.

In Siria la terra si fa sempre più calda e rossa, altre forze si uniscono alla guerra dei tutti contro tutti. Il nemico principale rimane sempre lui, lo Stato Islamico. Ma dietro questo nemico giurato, ogni esercito ne trova un altro ancora da combattere.
Con l’entrata in scena della Turchia e le sue offensive, il sistema di alleanze si fa sempre più contorto e complesso, diventando ogni ora più precario e incerto.

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Gli attacchi da parte dell’esercito turco si fanno via via più intensi e distruttivi, benché esso non disponga delle risorse necessarie ad estendere le sue operazioni all’intero territorio siriano. Nonostante la Turchia si sia schierata a fianco degli Stati Uniti contro lo Stato Islamico,  ha anche altri obbiettivi: portare i curdi al di là del fiume Eufrate.

Il presidente turco Erdogan giudica i combattenti delle milizie curde, l’Ypg (Unità di Protezione Popolare) e il Pyd (Partito dell’Unione Democratica) come organizzazioni terroristiche, per tale motivo dunque punta alla loro eliminazione. Ankara vede nel Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) il maggiore dei suoi nemici, in quanto esso rappresenta una sostanziale opposizione al governo sullo stesso territorio turco.

Ritenendo l’Ypg e il Pyd strettamente legati al PKK e temendo un attacco da una coalizione futura che si potrebbe creare sullo stesso territorio siriano, Erdogan non intende arrestare le operazioni militari contro i curdi. Dopo aver eliminato varie postazioni sotto il controllo dei jihadisti nella città Jarabulus, le forze turche si sono rivolte contro le milizie curdo-siriane.

Gli attacchi turchi, effettuati tramite raid aerei e l’azione dei carri armati hanno già provocato già decine di morti, sembra infatti che siano almeno 40 i civili rimasti uccisi dall’aviazione turca.

Tale atteggiamento aggressivo da parte della Turchia ha messo in allarme la Russia e gli Stati Uniti che ora temono un’escalation senza freni e l’evoluzione di una guerra civile in una di livello internazionale.

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