Siria: il conflitto delle famiglie e dei profughi dimenticati

Dopo 10 anni dall’inizio del conflitto, la situazione in Siria è più che mai critica e l’ONU lancia l’allarme per le migliaia di cittadini che subiscono le conseguenze di una guerra logorante.

Famiglie dimenticate: la guerra in Siria ha distrutto un intero tessuto sociale, con oltre 11 milioni di profughi, tra interni (6 milioni) e rifugiati all’estero (oltre cinque milioni).

Dopo dieci anni, l’ONU non si stanca di ripetere che la verità, quella più brutale, è che ancora non esiste protezione”.

Una guerra che dal 2011 imperversa senza concedere tregue: le iniziali manifestazioni antigovernative represse nel sangue hanno portato alla creazione del fronte di opposizione. Ad oggi il governo centrale controlla circa l’80% del territorio siriano, grazie agli appoggi e al sostegno di russi, iraniani e Hezbollah.

“Il livello di violenza generale è diminuito ed è stato riportato che gli attacchi aerei sono di meno”  ha dichiarato Jens Laerke, dell’Ufficio di Coordinazione degli Affari Umanitari.

“Il flusso dalle aree più calde è rallentato, ma questo non rende Idlib un’area sicura dove essere”.




Da dicembre, i dati in nostro possesso parlano chiaro: circa un milione di persone sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni, a causa del tentativo da parte del governo di occupare i territori che ancora sfuggono al suo controllo.

327,000 persone sono profughi nei campi e in strutture di fortuna, mentre 165,000 vivono in edifici o in case non terminate.

366,000 persone risiedono presso altre famiglie o in case affittate, mentre 93,000 convivono in edifici convertiti, in origine luoghi di culto o stabili pubblici.

“Alcuni vivono sotto gli alberi” dichiara Laerke.

La risposta internazionale deve essere forte e i fondi stanziati devono tenere conto delle necessità dei cittadini della Siria, costretti da troppo tempo a fuggire da un conflitto che sembra non avere una fine.

Da marzo più di 500 camion hanno trasportato cibo, materiale sanitario e in generale l’occorrente per creare alloggi per coloro che costantemente valicano il confine tra Turchia e Idlib.

“Il numero di persone in Siria che non hanno accesso al cibo è salito a 7.9 milioni di persone, una crescita del 22% in un solo anno” ha dichiarato Elisabeth Byrs.

Ma rimane necessario mantenere aperto il ponte umanitario per non dimenticarci  delle famiglie che in Siria combattono giornalmente per la vita.

“La protezione inizia con coloro stanno combattendo, riconoscendo e aderendo ai loro obblighi di diritto internazionale “ ha precisato Laerke “ il fine è proteggere sempre i civili dagli effetti della guerra: è qui che sta il problema.”

Chiara Nobis

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