Sissi, un mito degli anni cinquanta

Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nota ai più come la principessa Sissi, grazie alla trilogia di film in cui la bella imperatrice viene interpretata da una giovane Romy Schneider , è divenuta  un mito forse un po’ troppo idealizzato ed esaltato.

Ma chi  era davvero la principessa Sissi?

Innanzitutto Sissi non era una principessa ma era la figlia terzogenita della duchessa Ludovica di Baviera e del duca Massimiliano di Baviera, ramo ducale non regnante.  Dunque era “duchessina in Baviera” che per matrimonio divenne imperatrice d’Austria e in seguito regina d’Ungheria.

Elisabetta, suo primo nome di battessimo, veniva  chiamata in famiglia con il vezzeggiativo  Lisi. Fu a seguito di uno scambio epistolare con il futuro sposo Francesco Giuseppe, che mal interpretò la sua firma, a venire  soprannominata Sisi. Il nomignolo  Sissi è  solo il frutto di quei film degli anni 50’, che poco hanno a che vedere con la realtà.

La dolce fanciulla, ingenua e angelica, dipinta da Ernst Marischka  ha poco in comune con la vera Sissi che, chiamiamola così, ben presto abbandonò il suo essere una timida ragazza di campagna per mostrare la sua indole ribelle e poco in sintonia con la sua epoca.

Ma com’era finita alla corte di Hofburg  quella giovane ragazza bavarese?

Accade che la madre, la duchessa Ludovica di Baviera, aveva concordato con la sorella, l’arciduchessa Sofia d’Austria, il fidanzamento tra la figlia maggiore Elena e il nipote, non altri che l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe.

Ludovica aveva deciso di portare con sé anche la terzogenita, Sissi, che reduce da una delusione d’amore  era caduta in un profondo stato di tristezza. Fu  in quest’occasione che  il novello imperatore  rimase ammaliato dalla bellezza e dalla spontaneità  della quattordicenne  duchessina.

Scelta che pagò molto cara. Scrive così il suo biografo Franz Herre:

Furono le due ipoteche della sua vita: il trono ottenuto troppo presto e mantenuto troppo a lungo e la sconsiderata unione con una donna troppo giovane, troppo impreparata e refrattaria a maturare come donna e come imperatrice. L’unico vantaggio che l’imperatore ne ricavò fu la gioia manifestata all’inizio dai suoi sudditi e poi la loro costante compassione.

Sissi non fu mai né una madre premurosa né una moglie affettuosa e neanche un’imperatrice amata, nonostante fosse  ricca di charme.

Il mito della Sissi, innocente e tenera,  è un attributo confinato alla trilogia austriaca. Non molto  dopo le nozze e il suo ingresso a Vienna, l’ossessione per se stessa la portò a tralasciare completamente i suoi doveri  e il suo ruolo.

Gli storici ritengono che fu affetta probabilmente da una forma di anoressia nervosa che la costringeva a drastiche diete dimagranti e ad uno stremante esercizio fisico. A causa della cura maniacale nei confronti del suo corpo arrivò  a pesare cinquanta chili e ad avere un vitino di quarantasette centimetri. Tutto per un metro e settantadue di altezza.

Era amata dal popolo o la faccenda fa sempre parte del mito di Sissi?

Di certo non era l’incarnazione di quell’imperatrice in cui erano state riposte tante speranze. Elisabetta ripudiava la monotona vita della corte viennese e, cresciuta libera e senza formalità, faticava a tollerarne  il rigido cerimoniale. Oltre a non essere ben vista dagli stessi austriaci non ebbe successo neanche negli altri territori dell’impero, ad eccezione dell’Ungheria .

Un  avvenimento  che abbisogna di essere raccontato in questa sede  è il viaggio dell’augusta coppia nel Regno Lombardo-Veneto che ebbe luogo nel 1856. La storia riporta che fu un itinerario nel quale prevalse la freddezza e l’astio del popolo veneto nonostante la presenza di Sissi , che avrebbe avuto lo scopo  di  raddolcire la loro visita.

Invece a Venezia gli venne riservata un’accoglienza poco in linea  con l’acclamazione popolare mostrata nel  film. A festeggiare il loro arrivo furono soltanto  i militari austriaci. Il console inglese che assistette in Piazza San Marco, così riferì: “Il popolo era animato da un unico sentimento, dalla curiosità di vedere l’imperatrice la cui fama di donna meravigliosamente bella è arrivata anche qui”.
Anche l’episodio della figlioletta che corre incontro alla madre è pura invenzione.

L’amore eterno che immaginiamo tra Sissi e Franz è davvero esistito?

La realtà è ben lontana anche dalla fiaba d’amore tanto idillicamente narrata. L’imperatrice non solo non amava la corte viennese ma non amava neanche il marito. Dal momento che ella non sentiva il desiderio di  concedersi fisicamente, costui cercava quello che lei non voleva offrirgli  in altre donne. Elisabetta arrivò persino a designargli personalmente un’amante, scelta fra le sue dame.

La madre prima di lei aveva subito le sorti di un matrimonio combinato ed infelice, fatto dei continui tradimenti del coniuge, il quale aveva numerose  donne e figli illegittimi.

È per tanto frutto della fantasia del regista la scena in cui la famiglia è felicemente riunita attorno al tavolo per il pranzo. Massimiliano aveva infatti dato disposizione che il pasto di mezzogiorno gli venisse sempre  servito nelle sue stanze dove lo consumava con le due figlie “naturali”. Ecco che fuggire era per ella l’unica occasione per staccarsi da quella gabbia d’oro in cui era rinchiusa.  Di quarant’anni di matrimonio ne visse solo sei a Vienna.

Probabilmente a causa dell’alimentazione e dello stile di vita poco sano il volto dell’imperatrice diede segni di invecchiamento precoce. A causa di ciò, dopo  i 32 anni, iniziò a rifiutare  di farsi  ritrarre e fotografare. Voleva che la storia la ricordasse per la grande bellezza che l’aveva caratterizzata  durante la giovinezza.

Dal suo diario emerge come la suddetta non amasse affatto il suo status nobiliare, né condividesse la politica conservatrice degli Asburgo.  Traspare infatti il suo desiderio  di morire “improvvisamente, rapidamente e se possibile all’estero”. In parte una premunizione dato che morì a Ginevra assassinata per mano dell’anarchico italiano Luigi Lucheni nel 1898. Aveva 61 anni.

Conclusioni

Sorte  più gaia non ebbe l’attrice che la interpretò, anch’ella bella e affascinate ma soprattutto infelice. Prima di morire a soli quarantaquattro anni, in preda all’alcolismo e alla depressione, subì  come Elisabetta la triste scomparsa del figlio, che perì a soli quattordici anni.

Elisabetta e Romy, due donne accomunate da un mito e da un triste destino, hanno avuto una vita molto diversa da quella della Sissi  di Marischka, che tuttavia rimane  un mito intramontabile.                                                                                                                                                                                                                         Susanna Zanetti

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