SmartGate negli aeroporti: il tuo volto sarà il tuo passaporto

Il riconoscimento facciale sta rivoluzionando la sicurezza aeroportuale e rendendo le lunghe code e i passaporti un ricordo del passato.

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L’evoluzione degli SmartGate negli aeroporti consentirà di velocizzare il processo di imbarco, schivando la creazione di lunghe e tediose file. Ciò avverrà grazie al riconoscimento del loro volto. Infatti, i passeggeri potranno attraversare il terminal dell’aeroporto fino al loro aereo quasi senza mostrare il passaporto. Quindi, il  volto sarà il passaporto e la carta d’imbarco, e non ci saranno armamenti per i passaporti.

Questo è l’obiettivo di una sperimentazione di test biometrici, sperimentati per la prima volta in Australia, con risultati così esaurienti al punto da essere esportata in tutto il mondo. Il Dipartimento per gli affari interni dell’Australia (DHA) è pioniere nella tecnologia dei passaporti e dei controlli alle frontiere. Non a caso ha  introdotto, nel 2005,  gli ePassports. Il Paese ha iniziato a lanciare gli SmartGates, ai terminal degli arrivi, nel 2007, espandendosi ai terminal di partenza nel 2015.

SmartGates legge il passaporto, scansiona la tua faccia e verifica chi sei negli otto principali aeroporti internazionali dell’Australia. Costruito dalla Vision-Box portoghese, i cancelli ti porteranno fuori dall’aeroporto con il minimo sforzo. Attualmente è il metodo principale per l’elaborazione dei viaggiatori, durante le ore di punta, un singolo SmartGate può gestire fino a  150 passeggeri all’ora – ogni 24 secondi.




Con questa nuova tecnologia del riconoscimento facciale, che combina le nostre informazioni biometriche coi nuovi traguardi dell’intelligenza artificiale, basterà sorridere a una telecamera. Il funzionamento degli SmartGate, avvera  grazie all’implementazione in diversi dispositivi smart di ultima generazione. Funzione che permetterà l’identificazione dell’utente tramite una rapidissima scansione dei tratti distintivi del volto.

Evoluzione e  funzionamento degli SamrtGate

Partendo dal presupposto che l’identificazione biometrica è già presente nei nostri smartphone. Ad esempio la possibilità di attivare i dispositivi mediante il riconoscimento delle impronte digitali. Per quanto possa sembrare incredibile non si tratta di una vera e propria nuova tecnologia ma al contrario di qualcosa che era in sperimentazione fin dagli anni ’60. Una delle prime è stata la Microsoft, con Windows Hello, a fornire agli utenti di Windows 10 la facoltà di accedere al proprio PC mediante la webcam e adeguati software di riconoscimento facciale.

Al momento due sono le tecniche per utilizzare il riconoscimento facciale. Una è la misurazione della distanza delle pupille e degli altri parametri facciali. L’altra è l’utilizzo del “machine lerning”, ovvero educare l’intelligenza artificiale a riconoscere i volti. Comparando i vari soggetti attraverso tutte le loro foto. Dopo l’acquisizione si passa all’allineamento, il volto viene misurato alla luce della sua distanza ed inclinazione rispetto all’obiettivo. In modo da calcolarne le dimensioni.

Dopodiché l’immagine viene processata estrapolandone i dati biometrici, tradotti poi da appositi algoritmi. I dati acquisiti vengono confrontati con quelli presenti in un apposito database, per poi arrivare all’identificazione del soggetto.




E’ in Australia, all’aeroporto di Camberra, che si sta mettendo alla prova una nuova tecnologia che andrà ad integrarsi a quella che è definita la “contactless traveller technology“. Il cui funzionamento è molto simile a quello dello SmartGate. La differenza sta nel confronto tra le due foto: non sarà fatto con la foto sul passaporto ma  con un’immagine presente nel database delDipartimento degli Affari Interni Australiani. Al presente questa tecnologia è accessibile a tutti i cittadini australiani muniti dipassaporto elettronico.

 

Felicia Bruscino

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