Soia: la moratoria in Amazzonia diventa definitiva

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La moratoria sulla coltivazione della soia nell’Amazzonia brasiliana diviene permanente. Finora la normativa prevedeva il rinnovo di anno in anno, senza alcuna certezza sulla stabilità delle decisioni.

La moratoria sull’espansione delle coltivazioni di soia in aree forestali, voluta fortemente da Greenpeace nel 2006 dopo una lunga battaglia con le multinazionali americane che controllano gran parte della produzione di soia del Brasile, ora è divenuta permanente.

Cosa comporta l’aggiornamento? Il definitivo rinnovo della moratoria significa che da ora in poi produttori e rivenditori di soia possono rifornirsi del prezioso cereale con la garanzia che la sua coltivazione non ha contribuito alla deforestazione in Amazzonia.

Soia: la moratoria in Amazzonia diventa definitiva
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Si tratta senza dubbio di un cambiamento importante. La Foresta Amazzonica è l’ecosistema più ricco di biodiversità al mondo: ospita circa 60.000 specie di piante, 1.000 specie di uccelli e oltre 300 specie di mammiferi. Le cause principali della sua distruzione sono l’allevamento bovino e l’espansione indiscriminata delle colture nelle aree forestali.

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Se a questo si aggiunge che la soia è uno dei prodotti agricoli più esportati nell’economia brasiliana (con un fatturato maggiore di 31 miliardi di dollari nel 2015), si comprende bene la complessiva della questione. I campi coltivati a soia sul territorio dell’Amazzonia brasiliana sono passati in poco tempo da un milione di ettari a 3,6 milioni, ma dalla firma della moratoria (2006)  il ricorso ad aree oggetto di deforestazione rappresentano appena lo 0,8% della nuova superficie coltivata.

Da un’analisi più approfondita, inoltre, si può ben evidenziare come l’esportazione del cereale brasiliano sia costante e non abbia subito flessioni negli ultimi dieci anni, ovvero dall’introduzione della moratoria. È la prova che si può continuare a produrre ed esportare la soia evitando di distruggere l’Amazzonia.

La moratoria, oltre che da Greenpeace, è sostenuta anche da importanti realtà dell’industria locale e del governo brasiliano e, oltre a garantire che la coltivazione della soia non causi deforestazione, si accerta anche che non abbiano avuto luogo pratiche schiavili e minacce alle terre indigene.

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