Spazzatura spaziale? Un satellite per salvarne un altro

Il 25 febbraio due satelliti commerciali si sono agganciati uno all’altro per permettere al più vecchio di rimanere ancora in orbita

Sulla Terra, ogni giorno si accumulano tonnellate di rifiuti: stime effettuate nel 2018 parlano di una media di 1,3 kg di rifiuti prodotti al giorno da ogni adulto in Italia. Rifiuti che aumentano inoltre la produzione di gas serra: le componenti non degradabili si dissolvono più lentamente, emettendo all’incirca 90-98% di metano e gas serra.

Ma sappiamo anche che anni di missioni spaziali hanno lasciato il segno, incrementando il fenomeno  della cosiddetta “spazzatura spaziale”. Basti pensare che ogni anno 500 nuovi satelliti vengono lanciati nello spazio.

 





Sono 9000 i satelliti che orbitano intorno alla Terra e circa la metà non sono più attivi. Non sono rare le collisioni: un dato allarmante non solo per il fatto in sé, ma anche perché questi scontri accidentali aumentano gli scarti metallici in orbita. La sola NASA monitora 19000 detriti ogni giorno.

Il veicolo MEV-1 (Mission Extensions Vehicle) della compagnia Northrop Grumman, lanciato in orbita ad ottobre, si è agganciato martedì scorso a un vecchio satellite per comunicazioni, l’Intelsat 901, che, nonostante la piena funzionalità, stava esaurendo le scorte di carburante.

 

“È la prima volta nella storia che si compie un collegamento di questo genere con un satellite non predisposto all’ancoraggio” ha dichiarato Joe Anderson, vice presidente di Space Logistics.

 

Verso la fine di marzo il MEV-1 porterà l’Intelsat verso nuova orbita operazionale, estendendone la vita per altri cinque anni.

 

Un passo eccezionale che non solo risulta essere interessante per le compagnie del settore, permettendo di ridurre i costi delle operazioni spaziali, ma anche perché potrebbe rappresentare una soluzione all’enorme quantità di rifiuti che riversiamo ogni anno nello spazio.

 

All’interno delle compagnie che si occupano di operazioni spaziali commerciali si cerca ora più che mai di prevenire la quantità di scarti, prima che diventino detriti metallici che viaggiano alla velocità di migliaia di chilometri orari intorno al nostro pianeta.

Una compagnia giapponese, ad esempio, sta progettando un satellite che posso fungere da sorta di “carta moschicida”, catturando i detriti in orbita.

 

Il futuro delle operazioni spaziali deve per forza iniziare a operare in un’ottica diversa, se non vogliamo che lo spazio a breve diventi una vera e propria discarica.

Chiara Nobis

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